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Belt and Road Initiative: quali vantaggi per le imprese italiane?


di Giulio Grisanti, economista
28 Marzo 2019 - China2025
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La Belt and Road Initiative (BRI) è la proposta della Cina volta a potenziare le infrastrutture della Via della Seta, al fine di rendere più veloce e meno costoso lo scambio di beni lungo le più importanti dorsali commerciali che collegano la Cina all’Europa. L’ambizioso piano prevede due vie principali: una rotta terrestre e una rotta marittima. Per la rotta terrestre è previsto il rafforzamento delle infrastrutture ferroviarie e stradali che collegano la Cina all’Europa passando per l’Asia centrale. Per la rotta marittima, il collegamento con il Mediterraneo prevede, dopo uno stop nel Sud-Est asiatico e in Africa, il passaggio attraverso il recentemente ampliato canale di Suez.
Attualmente, l'Italia è il 4° paese europeo per valore di merci esportate in Cina, presentando ampi spazi di miglioramento soprattutto nei prodotti di fascia alta. Per questa fascia di prezzo, il valore delle esportazioni destinate al mercato cinese è già aumentato dagli appena 500 milioni di euro del 2008 ai 5.7 miliardi del 2017.
L’Italia è il primo paese del G7 ad aver formalizzato l’adesione al programma proposto dalla Cina, con tre obiettivi: il primo riguarda la possibile collaborazione delle imprese italiane alla realizzazione di gasdotti e oleodotti, nonché delle infrastrutture ferroviarie, stradali e delle telecomunicazioni lungo la rinnovata Via della Seta. Il secondo riguarda la riduzione dei costi di trasporto negli scambi commerciali con la Cina. Infine, l'Italia potrebbe ricoprire il ruolo di "porta marittima" per l'arrivo delle merci in Europa Occidentale. Tuttavia, un accordo diretto Italia-Cina esporrebbe l’Italia al maggior potere contrattuale del partner asiatico. Viceversa, un accordo che veda l’Italia partecipare assieme all’UE ad una trattativa con la Cina, risulterebbe certamente più equilibrato in termini di potere negoziale delle controparti.


Più di 70 paesi, un terzo del PIL mondiale e il 70% della popolazione globale. È questa la portata della Belt and Road Initiative (BRI), l’ambizioso piano per rendere più efficienti - sia dal punto di vista economico che dei tempi di trasporto - gli scambi internazionali di beni e servizi tra Asia, Africa ed Europa.

L’iniziativa è stata annunciata nel 2013 dal Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping con il nome “yi dai yi lu” (letteralmente, “una cintura, una strada”). La “cintura” è rappresentata dall’antica Via della Seta percorsa da Marco Polo, un corridoio terrestre che collega la Cina all’Europa attraversando l’Asia centrale; la “strada” fa invece riferimento alla nuova Via della Seta, una rotta marittima che, partendo dalla Cina, raggiungerà il Mar Mediterraneo facendo tappa nel Sud-Est asiatico e nel Corno d’Africa, passando infine per il recentemente allargato Canale di Suez.
All’interno di questa iniziativa l’Italia può avere dei benefici in diversi ambiti: può risultare, infatti, la “porta marittima” all’Europa Occidentale, accedere ad una logistica che faciliti gli scambi di merci tra l’Italia e l’Asia e partecipare alla costruzione dell’infrastruttura.

Finora la Cina ha acquistato, attraverso la compagnia statale di spedizione e logistica COSCO, il 67% delle quote del porto del Pireo. È proprio con l’approdo greco che il porto di Venezia ha recentemente firmato un memorandum per potenziare i rapporti ed incrementare l’arrivo di merci da Atene. Anche i porti di Genova e Trieste sono stati presi in considerazione dalle compagnie di trasporto cinesi quali nodi strategici per l’approdo delle merci in Europa.


Via di terra e via di mare: obiettivi e opportunità


L’obiettivo dell’iniziativa Belt and Road è duplice: rendere più efficienti le vie marittime che collegano tra loro Europa, Corno d’Africa, Sud Est asiatico e Cina; aggiungere alle vie marittime, una via terreste che colleghi tra loro Europa, Asia Centrale e Cina. Dal punto di vista logistico il secondo obiettivo è quello che rappresenta la maggiore novità, consentendo una forte riduzione dei tempi a fronte di un aumento relativamente contenuto dei costi.

Vi sono, infatti, forti differenze tra la spedizione di merci via terra e via mare, sia nei tempi che nei costi di trasporto. Il viaggio su rotaia è nettamente più veloce di quello marittimo: per raggiungere la Cina dall’Europa, si impiegano in media due settimane sulla via ferrata e fino a 30 giorni in più via mare. La differenza di costi è però netta: il viaggio delle merci sui treni costa il doppio rispetto all’alternativa marittima.

I prodotti che potranno maggiormente beneficiare di questa innovazione sono quelli di qualità, per i quali il servizio di “consegna rapida” aggiunge un elevato valore e il cui livello di prezzo consente di contenere l’incidenza di costi di trasporto più elevati.
L’industria italiana potrebbe quindi risultare tra i sistemi produttivi che godranno dei maggiori vantaggi. La quota delle esportazioni italiane verso la Cina sul totale delle esportazioni UE è infatti contenuta, segnalando spazi di recupero per le imprese nazionali. Ma, soprattutto, l’Italia esporta in Cina prevalentemente prodotti di fascia alta.


Chi esporta in Cina?


Nella classifica dei paesi europei che hanno esportato maggiormente in Cina nel 2017, la Germania guida la classifica con un valore di merci spedite pari a 87 miliardi di euro. Seguono Francia e Regno Unito, con un valore rispettivamente di 21 e 19 miliardi di euro. L’Italia si posiziona al quarto posto con 15 miliardi di euro.


Come si evince dal grafico riportato di seguito, la maggior parte dei prodotti esportati dal nostro paese verso la Cina appartiene alla fascia alta e medio-alta di prezzo che, con un valore di 8.7 miliardi di euro, rappresentano il 57% del valore totale delle merci esportate.


I prodotti di fascia alta, in particolare, hanno mostrato i ritmi di crescita più sostenuti negli ultimi 10 anni, prossimi al 30% medio annuo. Nel 2008, infatti, si esportavano solamente 500 milioni di euro di beni premium price, valore che ha raggiunto i 5.7 miliardi di euro nel 2017. Le categorie di prodotti di fascia alta maggiormente esportate sono Automobili, Farmaci, Abbigliamento, Pelletteria e Calzature.


Il memorandum Cina-Italia nel quadro geopolitico


L’Italia è il primo paese del G7 ad aver sostenuto attivamente l’ambiziosa iniziativa di Pechino, con la sigla del memorandum di intesa con la Cina in occasione della visita del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping del 23 marzo scorso.

Non vi è dubbio che l’Italia possa trarre beneficio da una partecipazione attiva all’iniziativa Belt and Road in termini di ruolo strategico dei porti italiani dell’Adriatico, di partecipazione alla costruzione dell’infrastruttura, di efficienza logistica negli scambi commerciali.
Va, tuttavia, segnalato come la riduzione delle barriere dovute alla distanza logistica con la Cina espone il mercato italiano, ed in generale quello europeo, ad un processo di penetrazione nei settori in cui l’industria cinese risulta più competitiva. Inoltre, la relazione tra Italia e Cina va ben oltre agli aspetti descritti e coinvolge molti altri aspetti di natura sia politica che economica.
Da sola, l’Italia non ha una forza contrattuale paragonabile a quella della Cina. Una trattativa bilaterale rischia quindi di esporre l’Italia al rischio di una relazione sbilanciata in favore del dragone asiatico. Solamente un accordo tra UE e Cina è in grado di equilibrare i poteri contrattuali delle controparti.


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