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Terre rare alla base delle competitività cinese

Grazie al monopolio nelle terre rare, la Cina ha conquistato una posizione dominante nelle produzioni high-tech.


di Luigi Bidoia, economista industriale
19 Aprile 2019 - China2025
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Le terre rare sono uno dei fattori competitivi su cui si è basato lo sviluppo economico della Cina. Esse sono fondamentali per la produzione di molti dei prodotti più innovativi, dagli aerei ai superconduttori per alte temperature, dagli smartphone ai touchscreen, dalle turbine eoliche alle lampade a led. Negli ultimi anni la loro importanza industriale è ulteriormente aumentata, essendo diventate una componente fondamentale dell’auto elettrica.
Già negli anni ‘80 Deng Xiaoping intuì che le terre rare avrebbero potuto essere uno strumento di politica industriale in grado di modificare la specializzazione produttiva cinese, passando da produzioni a basso valore aggiunto a produzioni tecnologicamente avanzate.


Nel 1992, nel corso di un incontro del Partito Comunista Cinese, Deng Xiaoping sentenziò: “Il Medio Oriente ha il petrolio, ma in Cina ci sono le terre rare”. Questo discorso rappresentò l’ufficializzazione dell’avvio di un percorso di cambiamento della politica industriale cinese, finalizzata a cercare un posizionamento competitivo internazionale basato su fattori diversi dal solo costo del lavoro.
Negli anni ‘80, con l’avvio di una economia socialista di mercato, la Cina aveva puntato sul basso costo del lavoro per conquistare un proprio spazio nell’economia internazionale. E’ stato negli ultimi anni del secolo che la Cina ha iniziato ha sfruttare la propria leadership nelle tecnologie estrattive, lavorative e di impiego delle terre rare per vincere la competizione internazionale nei settori High-Tech.


I vantaggi della Cina nel settore delle terre rare


Diversamente da quanto indicato dal nome, questi materiali non sono affatto rari. Il Cerio, ad esempio è tra i primi 30 elementi presenti sulla superficie terrestre. La terra rara meno abbondante è il Tulio, che risulta comunque più abbondante del comune Iodio, presente nell’acqua di mare. Questi materiali sono preziosi perché si trovano dispersi in ammassi rocciosi da cui l'estrazione risulta difficoltosa. Il processo di estrazione è ad alto contenuto di lavoro e, soprattutto, molto inquinante. I prezzi dei diversi materiali possono essere anche molto elevati e superare i 100 euro al chilogrammo. In queste condizioni, la Cina ha avuto un vantaggio competitivo elevato che l'ha portata a produrre oltre l'80% del totale mondiale di terre rare.

Il potere di mercato detenuto dalla Cina è risultato particolarmente evidente nel 2011. Nell’autunno del 2010 la Cina, in seguito a un incidente diplomatico, ha interrotto per un mese le spedizioni di terre rare verso il Giappone. I timori di future carenze hanno fatto salire alle stelle i prezzi di questi materiali. Fatto 100 il prezzo medio nell’estate del 2010, il prezzo medio delle terre rare nella seconda parte del 2011 è risultato superiore a 700, per poi scendere molto gradualmente nei trimestri successivi. Per alcuni anni, il mondo industrializzato ha cercato alternative alle terre rare cinesi, per poi abbandonare questo obiettivo in relazione al ritorno dei prezzi ai livelli pre-crisi sino-giapponese.


Cambiamenti nei vantaggi competitivi dell’industria cinese


Come già segnalato, alla fine del secondo scorso l’industria cinese era riuscita a ritagliarsi un quota significativa del commercio mondiale (prossima al 5%), sfruttando il vantaggio derivante da un bassissimo costo del lavoro. In quegli anni, oltre il 50% delle esportazioni cinesi erano composte da beni per la persona e per la casa, di bassa qualità e prezzo.

Il vantaggio dovuto alla maggior disponibilità di terre rare ha consentito alla Cina di proporsi come produttore mondiale di molti prodotti high-tech, le cui prestazioni sono fortemente legate all’utilizzo di terre rare. Alla fine del secolo scorso l’incidenza delle esportazioni di prodotti la cui produzione richiede l’utilizzo di terre rare (Utilizzo terre r.) era inferiore del 5%. Come si ricava dal grafico qui riportato, questa è andata crescendo dopo l’entrata nel 2001 della Cina nel WTO, fino a superare il 15% del totale delle esportazioni cinesi. Contemporaneamente il peso delle esportazioni di beni per la persona e per la casa, competitivi sui mercati mondiali grazie al loro basso prezzo, è andata scendendo dal 50% al 25% (Basso costo l.).

L’importanza del cambiamento della struttura industriale cinese assume un significato ancora più evidente se si considera che, nei prodotti high-tech che usano terre rare (dagli smartphone ai portatili, dai monitor piatti alle lampade a led, dai pannelli fotovoltaici alle turbine eoliche, dalle batterie ai motori elettrici), la Cina ha una quota della domanda mondiale che si avvicina al 40%, seguita da lontano dagli Stati Uniti con una quota del 6%. In altre parole, le imprese cinesi, in questi settori, hanno, ormai da anni, una posizione largamente dominante.


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