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Gli accordi UE-Singapore e la crescente attenzione europea verso il sud-est asiatico


di Marzia Moccia, economista
20 Maggio 2019 - Barriere doganali
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Il 13 febbraio 2019 il Parlamento Europeo ha approvato l’accordo commerciale e l’accordo sugli investimenti tra l’Unione Europea e Singapore, che mira a rimuovere le residuali barriere tariffarie esistenti e ad uniformare la disciplina in materia di investimenti tra le due aree. La città-stato di Singapore rappresenta infatti un centro di forte attrazione per gli investimenti esteri e costituisce il primo partner commerciale europeo dell’area ASEAN, con un valore totale di beni scambiati pari a 38 miliardi € nel 2018. Il Paese asiatico è un presidio strategico per le imprese europee che vogliono servire l’intera regione del Pacifico e si distingue per una cultura particolarmente business-friendly. Secondo l’indice di Doing Business elaborato dalla Wolrd Bank, il paese si posiziona al secondo posto per la facilità di fare impresa, grazie alla disponibilità di un'infrastruttura solida, politiche governative chiare, un forte livello tecnologico e livelli di corruzione bassissimi; fattori che rendono Singapore un hub strategico di primaria rilevanza ed una delle economie più dinamiche e competitive del sud-est asiatico. L’accordo siglato costituisce il primo esempio di intesa commerciale bilaterale firmato dall’UE con un paese membro dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e si propone come un “trampolino di lancio” per lo sviluppo di ulteriori forme di partenariato con la regione, dato le potenzialità economiche che la caratterizzano.


Nel febbraio 2019 il Parlamento Europeo ha approvato tre distinti accordi con la città-stato di Singapore: un accordo commerciale per promuovere la libera circolazione di merci e servizi tra le due aree, un accordo per uniformare la disciplina in materia di protezione degli investimenti e un accordo di carattere più generale di partenariato e cooperazione strategica. Il Free Trade Agreement, disciplinando in materie di competenza esclusiva dell’Unione Europea, entrerà in vigore a seguito della sola approvazione del Consiglio europeo e del Parlamento, mentre l’intesa sugli investimenti entrerà in vigore solo dopo la ratifica dei singoli Stati Membri.
Si tratta dei primi accordi bilaterali in materia di scambi ed investimenti conclusi tra l’UE ed uno Stato membro dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), esiti di una fase negoziale avviata nel 2010.


Singapore, hub logistico del sud-est asiatico


In un’ottica geopolitica, Singapore assume un’importanza significativa per la penetrazione della regione del sud-est asiatico e di fatto rappresenta il principale partner europeo dell’area: nel 2018 la città-stato asiatica ha infatti importato beni per un totale di 39 miliardi €, concentrati principalmente in beni di consumo e beni intermedi. Pur essendo un paese relativamente piccolo, circa 5.7 milioni di abitanti, Singapore si caratterizza per essere un importante hub logistico verso i paesi ASEAN. Secondo il Logistic Performance Index elaborato dalla World Bank, la città-stato rientra nella top 10 dei Paesi per la logistica commerciale e i trasporti internazionali.
In virtù di tale caratteristica, sin da prima della conclusione dell’accordo di libero scambio, il commercio tra l’UE e Singapore poteva beneficiare di un'abolizione quasi totale delle tariffe, voluta da Singapore in maniera unilaterale, data la forte dipendenza delle proprie attività commerciali dalle importazioni dall’estero. L’importanza dell’accordo commerciale siglato, perciò, non risiede tanto nell’impegno reciproco delle parti ad eliminare le restanti tariffe esistenti entro i prossimi cinque anni, quanto nell’abbattimento delle barriere non tariffarie. Le controparti si sono impegnate nella graduale rimozione delle barriere tecniche esistenti: in particolare, Singapore riconoscerà le norme UE in materia di sicurezza in settori chiave quali l'elettronica, i prodotti farmaceutici e la componentistica auto. Come segnalato dal grafico riportato, infatti, i tre settori ricoprono un ruolo significativo all'interno del paniere di esportazioni UE verso il Paese asiatico.

Oltre a promuovere una maggiore integrazione per il commercio di beni intermedi, l’intesa garantirà anche una maggiore tutela di alcuni prodotti europei agroalimentari: verranno protette circa 190 indicazioni geografiche tipiche, tra cui etichette italiane come l’Aceto balsamico di Modena, la Mortadella di Bologna, il Prosciutto di Parma e S. Daniele, il Chianti, il Prosecco e il Montepulciano d’Abruzzo, solo per citarne alcune.


La liberalizzazione dei servizi e degli investimenti


La modernità del free trade agreement UE-Singapore consiste nell’approccio di tipo “globale” adottato. L’intesa punterà, infatti, ad abolire le restrizioni esistenti nel settore dei servizi, a riconosce le reciproche qualifiche professionali e contiene importanti disposizioni in materia di protezione della proprietà intellettuale e liberalizzazione degli appalti pubblici. La liberalizzazione dei servizi tra le due aree prevista dall’accordo potrebbe costituire uno degli elementi strategici più rilevanti dell’intesa. L’Unione Europea è infatti uno dei principali investitori nella città-stato di Singapore; secondo i dati resi disponibili dal Dipartimento Statistico del Paese, gli investimenti diretti esteri europei si concentrano principalmente nei servizi finanziari e assicurativi e in quelli di commercio all’ingrosso e al dettaglio, come mostrato dal grafico qui riportato.

La posizione fortemente strategica dell’economia di Singapore, infatti, non solo rende il Paese uno dei principali mercati di destinazione dei flussi commerciali di beni e servizi in Asia, ma fa della città-stato asiatica un vero e proprio centro attrattore di capitali stranieri. Secondo la Banca Mondiale, Singapore è il secondo Paese al mondo per ease of doing business, beneficiando di una politica economica assolutamente liberale, livelli bassissimi di corruzione e una manodopera altamente qualificata (si veda la Scheda Paese di Singapore). In questo quadro, il FTA e l'accordo per la protezione degli investimenti siglati con l’UE si pongono come strumenti dall'alto valore strategico per l’intensificazione della presenza europea in tutta l’area ASEAN, segnalando l'impegno europeo nella lotta contro scelte di stampo protezionistico.


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