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L’accordo UE-Cina che protegge i prodotti Agroalimentari


di Giulio Grisanti, economista
30 Ottobre 2020 - Barriere doganali
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In un periodo caratterizzato dalla dicotomia protezionismo-libero scambio, l’Unione Europea è tra i principali sostenitori della seconda, facendosi promotrice, negli ultimi anni, di accordi commerciali con i principali partner (come Canada, Giappone e Singapore). Tra i più recenti accordi c’è quello con la Cina, per il riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (IG). L’intesa affonda le sue origini nel 2006, con l’inizio della cooperazione tra il Vecchio Continente e il Paese del Dragone. Il consolidarsi dei rapporti ha portato, nel 2012, alla protezione reciproca di 10 Indicazioni Geografiche.
Negli anni, i rapporti tra Unione Europea e Cina si sono fatti più stringenti nel campo della tutela delle eccellenze agroalimentari, culminando nel 2019 in un’intesa bilaterale per il riconoscimento di 100 Indicazioni Geografiche, che avverrà entro la fine del 2021. A far parte della lista dei prodotti comunitari che verranno riconosciuti in Cina si trovano vini, formaggi, spezie e affettati. Ben 26 delle Indicazioni Geografiche dell’accordo sono italiane e includono, ad esempio: spumante d’Asti, prosciutto di Parma, formaggio Gorgonzola e Aceto Balsamico di Modena.
Nel 2019, i produttori europei dei settori vitivinicolo e caseario hanno esportato prodotti IG in Cina per un valore di €700 milioni di cui, con €96 milioni, l’Italia rappresenta il secondo principale player dopo la Francia. L’accordo rappresenta un’iniziativa strategica rilevante per le imprese esportatrici europee al fine di incrementare la propria presenza in Cina. Il Paese del Dragone rappresenta il secondo al mondo per valore delle importazioni di prodotti agroalimentari europei, con consumatori appartenenti alla classe media in significativa e costante crescita. La tutela dell’autenticità dei prodotti DOP e IGP potrà sostenere e stimolare non solo le esportazioni dei prodotti IG, ma quelle dell’intero comparto agroalimentare.


Nel corso degli ultimi anni si sono sviluppate, per il commercio internazionale, due tendenze opposte: il protezionismo e la liberalizzazione degli scambi. Sostenitori della prima sono, ad esempio, gli Stati Uniti, che hanno applicato dazi alla Cina e all’Europa, dando il via alla guerra commerciale. Il Vecchio Continente, invece, ha perseguito la strada dell’apertura degli scambi con l’esterno, di cui sono alcuni esempi gli accordi di libero scambio con Singapore, Giappone e Canada. Questi ultimi accordi sono detti “approfonditi” perché, oltre alla liberalizzazione dello scambio di merci tra i partner, contengono intese riguardo argomenti quali l'ambiente, la protezione della proprietà intellettuale e la tutela delle Indicazioni Geografiche (IG).
Tra i più recenti accordi che l’UE ha siglato con i suoi partner, troviamo l’intesa con la Cina per la tutela reciproca di alcune Indicazioni Geografiche (I.G.P. e D.O.P.). Tale accordo ha origine nel 2006, anno in cui è iniziata la cooperazione tra il Vecchio Continente e il Paese del Dragone, e ha portato, nel 2012, alla tutela reciproca di 10 indicazioni geografiche. Di questa prima lista facevano parte, tra i prodotti italiani, Grana Padano e Prosciutto di Parma. Nel corso degli anni i rapporti tra le due economie si sono rafforzati e hanno portato alla ratifica di un accordo per il riconoscimento reciproco, entro il 2021, di 100 indicazioni geografiche (la lista completa dei prodotti europei che saranno tutelati è disponibile al seguente link). Di queste, ben 26 etichette sono italiane, rappresentando un’opportunità fondamentale per il comparto agroalimentare del Belpaese.

L’importanza delle IG nel settore Agroalimentare


La Cina, con quasi €7 miliardi di importazioni di prodotti Agroalimentari, rappresenta il secondo mercato di destinazione per i prodotti europei del comparto. Nel 2019, ad esempio, i produttori europei dei comparti vitivinicolo e caseario hanno esportato un totale di €700 milioni di prodotti IG in Cina, circa il 70% del totale delle esportazioni europee di Vini e Formaggi. È evidente come i prodotti IG rappresentino un'importante componente del comparto agrifood.
Il grafico sottostante mostra l’export in milioni di euro di Vini e Formaggi IG dei principali paesi esportatori comunitari verso il paese del Dragone nel 2019.

Come si nota dal grafico, con oltre €400 milioni di export la Francia rappresenta il principale partner cinese per i due settori, seguita con ampio distacco da Italia (€96 milioni) e Spagna (€90 milioni). Il mercato cinese appare quindi di difficile penetrazione per i prodotti italiani, in quanto fortemente presidiato dai cugini d’oltralpe per quanto riguarda il vino e da Irlanda e Olanda per i formaggi.
Tuttavia, gli accordi di tutela di prodotti IG rappresentano un importante driver nella crescita della conoscenza dei prodotti agroalimentari. La presenza di molte etichette italiane nel neo-siglato accordo fa ben sperare riguardo un possibile incremento delle quote del Belpaese in territorio asiatico. Una chiave di lettura di tale tendenza può infatti essere rappresentata dal caso del Grana Padano, prodotto tutelato dal 2012.

Grana Padano, l’alfiere italiano dei prodotti IG in Cina


La figura sottostante mostra l’export italiano in euro di Grana Padano e Parmigiano Reggiano verso la Cina, dal 2000 al 2019.

Come si evince dal grafico, le vendite italiane del formaggio hanno mostrato una forte crescita proprio nel 2012, anno in cui è entrato in vigore l’accordo. L’effetto dell’introduzione della tutela del marchio è evidente: in particolare, l’accordo ha previsto il contrasto di fenomeni dannosi quali l’Italian sounding e il divieto di vendite di prodotti accompagnati da diciture quali “genere”, “stile”, “imitazione”. Tali misure, eliminando la presenza di prodotti concorrenti con dicitura simile all’originale che confondono il consumatore, hanno favorito il riconoscimento del prodotto originale e, quindi, la cultura del made in Italy.

Conclusioni


Alla luce dell’analisi condotta nell’articolo e di una classe media cinese in crescita, l’accordo tra UE e Cina appare fondamentale per lo sviluppo dell’export del comparto Agroalimentare europeo nel paese del Dragone, specialmente per un paese ricco di eccellenze come l’Italia.
Come analizzato in un precedente articolo, infatti, la tutela delle Indicazioni Geografiche stimola non solo le esportazioni di prodotti IG, ma dell’intero comparto agroalimentare. Inoltre, entro i prossimi 4 anni l’accordo integrerà la tutela di ulteriori 175 Indicazioni Geografiche, rafforzando i rapporti tra Unione Europea e Cina e rappresentando un ulteriore fattore di sviluppo del commercio del comparto agroalimentare tra le due aree.


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