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African Continental Free Trade Agreement: opportunità non solo per l’Africa


di Alba Di Rosa, economista
10 Settembre 2019 - Barriere doganali
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L’Africa sta compiendo i primi passi verso la promozione del libero scambio all’interno del continente. All’inizio del 2018 più di 50 paesi appartenenti all’Unione Africana hanno firmato l’AfCFTA (African Continental Free Trade Agreement), accordo quadro per una progressiva liberalizzazione del commercio intra-africano di beni e servizi. La necessità di un accordo di libero scambio risulta evidente dai numeri del commercio intra-africano. Ad oggi, la quota di commercio interno all’Africa sul totale dell’interscambio del continente risulta di gran lunga minoritaria rispetto agli scambi con partner esterni. L’UE si qualifica come primo partner commerciale per l’Africa (30% dell’interscambio totale), seguito a brevissima distanza l’Asia. L’interscambio registrato all’interno del continente africano corrisponde a circa un terzo di quello con l’Europa, limitando quindi le potenzialità di sviluppo di catene del valore interne, di sfruttamento di economie di scala e di complementarietà.
L’UE sostiene attivamente l’AfCFTA allo scopo di giungere, nel lungo periodo, ad un accordo di libero scambio continente-continente tra UE e Africa. Guardando invece al breve periodo, le potenzialità economiche per gli attori esterni, che si delineano dallo uno sviluppo di un’area africana di libero scambio, riguardano ad esempio la possibilità di approvvigionarsi a prezzi minori (qualora l’integrazione intra-africana riesca a costruire economie di scala) e di trasferire conoscenza e tecnologia, nel processo di trasformazione dell’economia africana che una maggiore integrazione potrà implicare.


L’idea di un accordo di libero scambio per l’Africa non è nuova, ma soltanto di recente sono stati compiuti passi decisivi verso la sua realizzazione: nel marzo 2018, nel corso del 10° Summit Straordinario dell’Assemblea dell’Unione Africana (UA) tenutosi a Kigali, in Ruanda, più di 40 paesi appartenenti all’Unione hanno firmato l’African Continental Free Trade Agreement (AfCFTA), accordo quadro per una progressiva liberalizzazione del commercio intra-africano di beni e servizi, attraverso l’abbattimento di barriere tariffarie e non tariffarie. Progressivamente, anche i restanti membri dell’UA si sono uniti al coro, fino ad arrivare, nel luglio di quest’anno, ad una platea di firmatari di 54 paesi membri su 55 (unica eccezione l’Eritrea).
Una volta pienamente operativa, l’African Continental Free Trade Area costituirebbe la più grande area di libero scambio al mondo: 1.2 miliardi di persone per 2.5 trilioni $ di PIL.

Numerosi paesi hanno ratificato l’accordo in tempi brevi, tanto da arrivare già lo scorso aprile alla soglia minima di 22 paesi, necessaria per l’entrata in vigore. L’implementazione dell’AfCFTA sarà però graduale, poiché le negoziazioni su molti temi risultano ancora in corso. Si tratta infatti di un accordo ambizioso, che mira ad andare oltre una semplice area di libero scambio, ponendo le basi per una vera e propria unione doganale e promuovendo la libera circolazione di persone e capitali.


Commercio africano: numeri e caratteristiche


Il cammino dell’AfCFTA risulta quindi ancora lungo, ma i risultati finora ottenuti costituiscono comunque un primo fondamentale passo verso una maggiore integrazione economica del continente. A causa di barriere tariffarie e non tariffarie a livello intra-africano, e accordi più favorevoli con l’esterno, il commercio interno risulta infatti attualmente limitato. Nel 2018 l’export africano di beni si è diretto fuori dal continente per quasi il 90%, a fronte di una quota di gran lunga inferiore registrata in altre aree del mondo: si pensi ai casi di UE (59%) e Asia (46%).
La quota maggiore delle esportazioni africane (più del 70% nel 2018 secondo dati ExportPlanning) si concentra inoltre su materie prime naturali ed industriali, prodotti a basso valore aggiunto e fortemente esposti alla volatilità dei prezzi sui mercati internazionali.

Gli spazi di opportunità dati dall’abbattimento delle barriere al commercio risultano quindi ampi. L’integrazione commerciale del continente è vista come volano per lo sviluppo di sinergie, complementarietà e value chains intra-africane - potenzialità che ad oggi non risultano sfruttate - nonché utile a promuovere la diversificazione e l’upgrading dell’export lungo la catena del valore, secondo recenti ricerche della United Nations Economic Commission for Africa. La Commissione stima che l’accordo potrà portare ad un un aumento del commercio intra-africano del 15-25% per il 2040.


Il rapporto con l’UE


Come si nota dal grafico riportato di seguito, l’UE costituisce il maggiore partner commerciale per l’Africa (30% dell’interscambio totale, per un ammontare di quasi 300 miliardi € nel 2018), seguito a brevissima distanza dall’Asia. A confronto, la quota di commercio intra-africano risulta di gran lunga minoritaria, ammontando a circa un terzo di quello con l’Europa.

L’UE risulta inoltre il maggiore investitore verso l’Africa, seguito a notevole distanza da Stati Uniti e Cina. L’Unione si colloca quindi in prima linea per poter partecipare alla trasformazione che l’AfCFTA potrà apportare.


Quali opportunità per gli attori esterni?


L’Unione Europea sostiene attivamente l’AfCFTA, allo scopo di giungere, nel lungo periodo, ad un accordo di libero scambio continente-continente tra UE e Africa. Guardando invece al breve periodo, le potenzialità economiche per gli attori esterni, che si delineano dallo sviluppo di un’area africana di libero scambio, riguardano ad esempio la possibilità di:

  • Approvvigionarsi a prezzi minori, qualora l’integrazione intra-africana riesca a costruire economie di scala; in questo modo si incrementerebbe notevolmente l’integrazione dell’Africa nelle catene del valore globali.
  • Accedere ad un ampio mercato senza barriere.
  • Trasferire conoscenza e tecnologia, nel processo di trasformazione dell’economia africana che una maggiore integrazione potrà implicare.
  • Costruire infrastrutture, attualmente carenti in Africa, ma necessarie per coadiuvare lo sviluppo di rapporti commerciali.

Anche un recente sondaggio di McKinsey conferma queste tendenze, indicando l’adozione delle tecnologie digitali e la domanda di servizi di base e infrastrutture come i maggiori fattori che guideranno la crescita africana nei prossimi anni, e che costituiranno quindi la maggiore opportunità.


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