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Il commercio mondiale di beni green: tra opportunità e sfide per il futuro


di Marzia Moccia, economista
13 Gennaio 2020 - Domanda mondiale
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Negli ultimi anni il tema della sostenibilità ambientale ha acquisito una rilevanza politica e sociale sempre maggiore. Sin dall’inizio del secolo, sul fronte del commercio internazionale, il WTO si era posto l’obiettivo di liberalizzare gli scambi mondiali dei c.d Enviromental Goods, beni che contribuiscono a garantire una crescita sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Tuttavia, nonostante la crescente sensibilità alla tematica, le economie internazionali hanno fallito a più riprese nella definizione di una lista di beni green condivisa. La principale classificazione di riferimento è stata promossa dall’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) nel 2011 e include 54 prodotti afferenti a diverse categorie: Impianti di energia rinnovabile, Controllo dell'inquinamento atmosferico, Strumenti di monitoraggio ambientale, Prodotti rispettosi dell'ambiente, Gestione dei rifiuti, del rischio ambientale e delle acque reflue. Considerando i prodotti inclusi nella classificazione APEC, il commercio mondiale di beni green ha raggiunto la quota di 500 miliardi € nel 2019, di cui circa il 40% è rappresentato da flussi di Impianti di energia rinnovabile, dato il peso rivestito dai dispositivi per il fotovoltaico. Ad aver contribuito in modo significativo alla crescita della domanda mondiale di beni green sono state sia economie sviluppate che economie emergenti. In particolar modo si segnalano gli incrementi registrati dai due principali importatori, Stati Uniti (+ 38 miliardi €) e Cina (+28 miliardi €), a cui si affiancano gli aumenti segnalati dalle economie emergenti del Vietnam (+12 miliardi €) e del Messico (+11 miliardi €). In termini di prodotti, la categoria che ha conosciuto la crescita più dinamica è stata quella dei veicoli elettrici.


La sostenibilità ambientale costituisce oggi una tematica di estrema attualità e importanza politica e sociale. Sebbene sia piuttosto chiaro che il termine bene green (o environmental good) evochi la capacità di un prodotto di garantire uno sviluppo sostenibile e una corretta preservazione dell’ambiente, le economie internazionali non sono ancora giunte ad una stesura condivisa di una lista di prodotti da considerarsi tali. La mancata codifica dei beni green ha avuto come diretta conseguenza il fallimento, a più riprese, della realizzazione di un accordo (Environmental Goods Agreement) nell'ambito WTO, in grado di garantire il completo abbattimento delle barriere tariffarie e stimolare così il commercio internazionale della categoria.
Nonostante la mancanza di un Environmental Goods Agreement (EGA), gli scambi internazionali di beni rispettosi dell’ambiente hanno conosciuto una crescita significativa negli ultimi anni, testimoniando la sempre maggiore attenzione posta sul tema dalla comunità internazionale.


Evoluzione degli scambi mondiali di prodotti green


Prendendo in considerazione un paniere di beni rappresentativi del comparto, sulla base di quanto definito nella lista promossa dall’APEC, è infatti possibile stimare la dimensione del commercio mondiale di enviromental goods per un valore di poco superiore ai 500 miliardi € nel 2019.



Dal grafico proposto risulta evidente come gli scambi internazionali di tutte le categorie di beni considerati abbiano conosciuto un deciso trend di crescita dall’inizio del secolo.
L’aumento più significativo è stato registrato dagli impianti di energia rinnovabile: il comparto è cresciuto ad un tasso medio annuo dell’11% tra il 2000 e il 2011, per poi tendere verso una dinamica di maggiore stabilità, arrivando oggi a costituire circa il 40% degli scambi mondiali di beni green.
A fare da driver alla crescita degli impianti di energia rinnovabile è stato l’aumento dei flussi di scambio dell’industria del fotovoltaico. In particolare, i pannelli fotovoltaici e i relativi accessori di monitoraggio rivestono il peso maggiore all’interno della categoria.
Particolarmente significativa risulta inoltre la forte crescita degli scambi internazionali di auto ibride ed elettriche, particolarmente visibile dal 2016. Lo scandalo Dieselgate e la graduale introduzione di norme sempre più restrittive in materia di emissioni hanno infatti dato uno slancio significativo alla crescita della domanda mondiale del comparto, che oggi rappresenta circa il 10% del commercio mondiale di beni green. A rivestire il peso più significativo sono le auto ibride, i cui scambi internazionali hanno superato la soglia dei 35 miliardi € nell’ultimo anno.


La geografia dei beni green


Ad aver sostenuto la crescita della domanda mondiale di beni green sono state sia economie sviluppate che economie emergenti, a testimonianza della rilevanza sempre maggiore del tema della sostenibilità ambientale sul panorama internazionale.
Prendendo in considerazione il periodo 2009-2019, gli incrementi più significativi, in termini di importazioni, sono stati registrati da Stati Uniti (38 miliardi €) e Cina (28 miliardi €), seguiti da Vietnam, Messico e Germania, come evidenziato dalla mappa di seguito.


Variazione nelle importazioni di prodotti green (2009-2019)



Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning.

Usa e Cina rappresentano i due principali importatori mondiali di beni green, detenendo da soli circa il 30% della domanda mondiale del settore. Tuttavia, se per il mercato americano l’aumento è da ricondursi all’incremento delle importazioni di impianti per il fotovoltaico e di autoveicoli ibridi ed elettrici, per il mercato cinese la crescita è stata determinata principalmente dall’incremento delle importazioni di strumenti per il monitoraggio ambientale. Anche nel caso del mercato tedesco si è assistito ad un aumento significativo degli strumenti per il monitoraggio ambientale, che si è accompagnato alla crescita di prodotti per il controllo atmosferico e di auto elettriche.
In questo quadro, sebbene le economie emergenti di Messico e Vietnam si attestino su valori di importazioni di beni green di gran lunga inferiori a quelli di Usa, Cina e Germania, i due Paesi hanno registrato aumenti significativi negli ultimi dieci anni. In entrambi i casi la crescita è stata guidata principalmente dagli investimenti realizzati in impianti di energia rinnovabile e nei sistemi di monitoraggio ambientale e di gestione rifiuti, testimoniando una maggiore attenzione al tema della sostenibilità anche da parte di economie con un grado di sviluppo meno avanzato.


Le sfide per il futuro


Negli ultimi anni, la tematica ambientale sembra acquistare una rilevanza sempre maggiore sul panorama internazionale. In questo contesto, la realizzazione di un accordo in sede di WTO, che possa progressivamente abbattere le tariffe esistenti sul commercio mondiale di beni green, risulta sempre più urgente. Nonostante le difficoltà riscontrate dalle potenze mondiali nella codifica dei prodotti green, un abbattimento delle tariffe darebbe infatti un incentivo ulteriore al commercio mondiale di tali categorie di prodotto, stimolando di conseguenza il consumo e la produzione delle tecnologie sostenibili. La liberalizzazione potrebbe inoltre consentire alle economie emergenti che si stanno aprendo ora al commercio di beni green, come Messico e Vietnam, di beneficiare di costi inferiori, rendendo più accessibili tecnologie di tutela ambientale.


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