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Eredità Covid-19 sulle esportazioni italiane


di Marzia Moccia, economista
16 Ottobre 2020 - Made in Italy
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L’eredità dell’emergenza sanitaria Covid-19 e delle relative misure di contenimento del contagio hanno impattato fortemente sulla performance del commercio internazionale del Belpaese, causando flessioni generalizzate. Tuttavia, l’eredità del Grande Lockdown è stata assai differenziata in termini di intensità della contrazione accusata dai diversi comparti di specializzazione produttiva del made in Italy. Se da un lato il Sistema Moda-Persona e quello Metalmeccanico hanno accusato le cadute più profonde, dall’altro le esportazioni di Agroalimentare e di Farmaceutica hanno mostrato una relativa resilienza. La specializzazione produttiva dei diversi territori italiani ha riflettuto tale andamento: nel primo semestre 2020 le provincie di Milano, Torino, Firenze, e Brescia risultano essere i territori che registrano le flessioni più significative, dato il peso dei comparti in flessione nei sistemi produttivi locali. Le province di Arezzo, Rovigo e Genova chiudono invece il primo semestre con le migliori performance sul panorama nazionale. La gestione dell'emergenza sanitaria sul fronte internazionale ha infatti sostenuto le vendite sui mercati esteri del distretto chimico-farmaceutico di Rovigo, mentre la "corsa all'oro" da parte degli investitori ha determinato il risultato positivo della provincia aretina.


Nel primo semestre dell’anno, le esportazioni del Belpaese hanno registrato una significativa flessione, riflettendo i concomitanti effetti negativi sul sistema di domanda e di offerta imposti dalla gestione dell’emergenza sanitaria. Le esportazioni italiane si sono infatti contratte del 15.2% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno, segnalando come l'eredità del Covid-19 sia stato un quadro fortemente negativo per il posizionamento internazionale della Penisola. Tuttavia, i diversi comparti di specializzazione del made in Italy hanno registrato performance anche assai differenziate in termini di intensità della contrazione, come mostrato dal grafico che segue.

Il Sistema Moda e la Metalmeccanica sono stati i comparti ad aver accusato le cadute più profonde. Nel caso del settore metalmeccanico, la caduta segue a un periodo di risultati stazionari, che avevano già interrotto il trend di crescita degli ultimi anni. Per il Sistema Moda, al contrario, la pronunciata flessione interrompe una lunga fase di ininterrotta crescita del settore, dove la pelletteria e la gioielleria erano stati comparti particolarmente trainanti per la performance del Belpaese sui mercati esteri, ma che si sono caratterizzati per ampie cadute nell'attuale congiuntura.

Il settore Agroalimentare e quello Chimico-farmaceutico si sono al contrario distinti per una certa resilienza. In entrambi i casi si tratta di una leggera flessione che segue a un periodo di crescita particolarmente pronunciato. Nel caso del comparto agroalimentare, la debole flessione è da ricondursi principalmente ai prodotti maggiormente distribuiti attraverso il canale Horeca, in particolar modo Vino e bevande, quando invece le esportazioni di Pasta, sughi pronti e condimenti si sono mantenute in territorio positivo. Il diffondersi dell’emergenza sanitaria su scala internazionale ha inoltre sostenuto la crescita delle esportazioni farmaceutiche, che ha mantenuto risultati positivi nell’intero periodo di analisi. La debolezza del settore chimico-farmaceutico nell’ultimo trimestre è infatti da ricondursi principalmente agli andamenti dell’export di chimica di base e prodotti petroliferi.

Le performance provinciali


Le performance dei diversi territori italiani riflette il peso dei diversi settori di specializzazione sui sistemi produttivi locali. Pur in presenza di una flessione significativa e generalizzata alla maggioranza delle aree geografiche, è infatti possibile evidenziare una relativa differenziazione anche in chiave territoriale.

Le flessioni più significative interessano le province maggiormente export-oriented della Penisola, dove la rilevanza nei sistemi produttivi locali dei comparti in flessione, quali metalmeccanico e sistema moda, è significativa. Le peggiori performance sul panorama nazionale vengono infatti registrate dai territori di Milano, Torino e Firenze.



Sul fronte opposto, le province di Arezzo, Rovigo, Genova e Ascoli Piceno, che chiudono il primo semestre del nuovo anno distinguendosi per le migliori performance sul panorama nazionale.
Tuttavia, se per il capoluogo ligure il risultato è da ricollegarsi principalmente all’andamento delle esportazioni di cantieristica navale, che si caratterizzano per un andamento estremamente variabile, particolarmente interessante risulta la crescita segnalata dalle rimanenti province.
La performance del distretto aretino è infatti trainata dalle esportazioni di metalli preziosi, in virtù dell’aumento del prezzo dell’oro sperimentato nel corso degli ultimi mesi e dalla "corsa all'oro" da parte degli investitori. Data la flessione della gioielleria, il distretto ha dato maggiore spazio al recupero e alla produzione di oro da investimento, destinato al mercato della “good delivery”, che permette di scambiare oro sia sul mercato professionale (banche, intermediari finanziari) che su quello privato. Particolarmente significative sono state le vendite di metalli preziosi dirette al mercato svizzero, che hanno quasi doppiato i risultati del primo semestre 2019.
Le performance positive delle province di Rovigo e Ascoli Piceno sono invece interamente riconducibili alle vendite estere del comparto farmaceutico, che segnano i migliori risultati sia su mercati comunitari che d'oltreoceano.

Conclusioni


L'eredità del Covid-19 sul Belpaese restituisce perciò un complesso quadro delle esportazioni italiane, con ampie differenze settoriali e territoriali. Anche i pochi distretti produttivi che hanno sperimentato una performance positiva risultano collegati direttamente o indirettamente alle necessità di fronteggiare l'emergenza sanitaria su scala internazionale. Tuttavia, i dati del primo semestre risentono fortemente degli effetti negativi della fase più acuta dell'emergenza sanitaria. Le prime evidenze sul terzo trimestre segnalano infatti un deciso recupero degli scambi, che è necessario prendere in considerazione per avere un quadro completo dell'impatto della crisi sanitaria sul posizionamento internazionale italiano.


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