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Franco CFA: eredità e nuove sfide per l’Africa centro-occidentale


di Alba Di Rosa, economista
07 Gennaio 2020 - Mercati emergenti
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Il franco CFA è la valuta utilizzata da 14 paesi dell’Africa occidente e centrale, la maggior parte di essi ex colonie francesi. Il franco CFA è ancorato all’euro, con un rapporto di cambio di 1€ = 655.957 franchi CFA: nelle relazioni commerciali con l’area, il rischio di cambio per l’esportatore europeo risulta quindi sostanzialmente nullo. Data la presenza di legami storici e culturali, e di un sistema valutario che annulla il rischio di cambio, i rapporti commerciali dell’area CFA con l’Europa sono significativi: l’UE risulta infatti il maggiore esportatore verso l’area, con 15.7 miliardi di € di export nel 2018. Tra i paesi UE, primeggia la Francia; seguono l’Olanda e il Belgio.
L’Unione distanzia ancora notevolmente la Cina, il cui export verso l’area CFA si è fermato 8.6 miliardi di € nel 2018, a fronte di un valore quasi doppio per l’Europa. Ciononostante, la quota di mercato cinese sta crescendo in modo continuativo, a scapito di un progressivo declino di quella europea.
Se quindi la presenza di legami culturali e rischio di cambio assente ha favorito l’export dell’UE negli ultimi decenni, l’affermazione di nuovi player capaci di rispondere alla domanda dell’area pone nuove sfide all’export europeo. A queste si uniscono la necessità di rispondere prontamente alle trasformazioni in atto nell’area, in particolare quelle valutarie, che toccano direttamente l’esportatore. 8 paesi dell’area CFA, infatti, dal 2020 potrebbero abbandonare il franco, per unirsi a 7 paesi dell’Africa Occidentale nell’adozione di una nuova valuta, l’ECO. La capacità di rispondere a queste trasformazioni - e coglierne gli spazi di opportunità - costituirà un fattore chiave di successo per chi intrattiene relazioni di business con l’area.


Recentemente al centro del dibattito politico, il franco CFA è la valuta utilizzata da 14 paesi dell’Africa occidente e centrale, la maggior parte di essi ex colonie francesi. Prima dell’introduzione della moneta unica, il franco CFA era legato all’omonimo europeo e, dal 1999, risulta ancorato all’euro.
Cosa implica il legame del franco con la moneta unica? Può costituire un elemento di vantaggio per i rapporti commerciali dell’Europa con l’area, data l’assenza di rischio di cambio?


Franco CFA: storia e caratteristiche


Il franco CFA nasce nel 1945 come “eredità coloniale”, al momento della ratifica francese degli accordi di Bretton Woods. Al momento della sua creazione, l’acronimo significava “Franco delle colonie francesi d’Africa”; oggi per franco CFA si intende tanto il Franco dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale1 (XOF) che il Franco della Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale2 (XAF).
Le due valute fanno riferimento ad aree distinte e sono emesse da due differenti banche centrali. Non sono formalmente interscambiabili, pur avendo lo stesso valore: sono infatti entrambe legate all’euro con un rapporto di 1€ = 655.957 franchi CFA.

Tra le caratteristiche principali dell’accordo che lega il franco CFA all’euro, troviamo:

  • la garanzia di convertibilità illimitata da parte del tesoro francese;
  • la centralizzazione delle riserve a due livelli: presso le banche centrali delle due aree monetarie (Banca centrale degli Stati dell’Africa Occidentale e Banca degli Stati dell’Africa Centrale) e l’obbligo, da parte di queste ultime, di depositare il 50% delle loro riserve internazionali presso il Tesoro francese (dietro il pagamento di interessi);
  • la libertà di trasferire capitali all’interno della zona franco (che comprende la Francia e i paesi che adottano il franco CFA).

I maggiori vantaggi per i paesi africani derivanti dall’adozione del franco CFA riguardano essenzialmente la stabilità del tasso di cambio, che evita quindi deprezzamenti eccessivi - comuni nei paesi in via di sviluppo -, e bassa inflazione. Ciò risulta positivo dal punto di vista della stabilità macroeconomica, nonché delle importazioni, in quanto una valuta forte garantisce potere d’acquisto alle classi più abbienti.
Il legame con l’euro risulta invece penalizzante dal lato dell’export, non rendendo competitive le esportazioni dei paesi dell’area CFA. Ulteriore svantaggio del peg con la moneta unica è la mancanza, all’atto pratico, di una politica monetaria autonoma, per far fronte alle necessità specifiche delle economie dell’area: essendo il franco CFA ancorato all’euro, la politica monetaria delle due aree è di fatto vincolata a quella dell’Eurozona.


I rapporti commerciali con l’Europa


Data la presenza di legami storici e culturali, e di un regime valutario che annulla il rischio di cambio, i rapporti commerciali dell’area CFA con l’Europa sono significativi: l’UE risulta infatti il maggiore esportatore verso l’area, con 15.7 miliardi di € di export nel 2018. L’Unione distanzia ancora notevolmente la Cina, con i suoi 8.6 miliardi di € di export verso l’area CFA nel 2018. Guardando al totale delle importazioni dell’area nel 2018, il 34% di esse provengono dalla UE, mentre la quota cinese sfiora il 19%.
Tra i paesi UE, il maggiore esportatore verso l’area CFA è ovviamente la Francia (27% del totale dell’export europeo nel 2018, per un valore di 4.2 miliardi di €); seguono l’Olanda e il Belgio, con quote dell’ordine di grandezza del 20%. L’Italia riveste un ruolo minore: la sua quota si ferma al 6%.

L’analisi di lungo periodo suggerisce però la presenza di trasformazioni in atto: con il rafforzamento del colosso cinese, l’UE sta infatti da più anni perdendo quote di mercato nell’area CFA, a fronte di un’opposta tendenza per il Dragone Asiatico.

Le esportazioni europee verso l’area si concentrano soprattutto sulle materie prime industriali (in particolare prodotti petroliferi); seguono mezzi di trasporto e per l’agricoltura, alimentari e bevande (intermedi e finali, confezionati e non), prodotti e strumenti per la salute, beni intermedi chimici, componenti meccaniche e ottiche.
I settori nei quali l’export europeo comincia ad essere insidiato dalla competizione cinese sono gli intermedi chimici ed i mezzi di trasporto. Altri settori di punta dell’export cinese nell’area riguardano i prodotti finiti per la persona e per la casa, di fascia bassa, che non competono invece con l’export europeo.

La stabilità del cambio, unita alla crescente capacità di rispondere alla domanda del mercato, ha quindi giovato anche al competitor cinese, che sta progressivamente ampliando il suo ruolo sul mercato locale.


Le prossime sfide


Nonostante abbia garantito stabilità all’area per 70 anni, il sistema del franco CFA comincia ad essere visto come stretto, e molte voci spingono per un suo abbandono. La prospettiva più concreta per il prossimo futuro è quella dell’adozione di una nuova valuta, l’ECO, da parte dei paesi dell’area XOF e 7 altri paesi dell’Africa Occidentale, che insieme costituiscono l’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale). Secondo quanto annunciato il 21 dicembre dal presidente francese Macron e dall'omologo ivoriano Ouattara, l’ECO dovrebbe essere introdotta nel 2020, e resterà in una prima fase ancorata all'euro. I paesi dell’area XAF conserverebbero, invece, il franco CFA.


Conclusioni


Le sfide per l’area CFA sono quindi numerose, e riguardano non soltanto i paesi direttamente coinvolti nella trasformazione, ma anche tutti coloro che intrattengono relazioni di business con essi. La chiave del successo di questi ultimi sarà proprio nella capacità di rispondere prontamente ai cambiamenti in atto, per coglierne appieno le opportunità.


1. I paesi membri dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale sono Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.
2. I paesi membri della Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale sono Camerun, Ciad, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana.


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