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Free trade agreements: l’attivismo UE nel mondo


di Alba Di Rosa, economista
09 Aprile 2019 - Barriere doganali
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Da anni l’Unione Europea si è fatta promotrice di accordi di libero scambio, per creare nuove e migliori opportunità di commerciali superando le barriere tariffarie e non tariffarie esistenti.
Le principali tipologie di accordo utilizzate dall’UE sono tre: le unioni doganali, che eliminano le tariffe nei rapporti commerciali bilaterali e stabiliscono tariffe uniche nei confronti degli importatori stranieri; gli accordi che si limitano all’abbattimento o alla riduzione delle tariffe nel commercio bilaterale; gli accordi di partnership e cooperazione, che forniscono un quadro di massima per le relazioni economiche bilaterali, senza rimuovere le tariffe in essere.
Attualmente sono in vigore accordi di libero scambio tra l’UE e 36 paesi del mondo. Sono inoltre in corso negoziati per giungere alla stipula di accordi con 21 ulteriori paesi: tra questi, i casi più interessanti sono quelli del Mercosur, dell’Australia e della Cina.


Tra le competenze esclusive dell’UE rientra la gestione dei rapporti commerciali con i paesi terzi. Ciò implica un ruolo di primo piano di Bruxelles nel negoziare accordi di libero scambio, sfruttando l’accresciuto potere negoziale dato dall’agire come un unico blocco.
La negoziazione di free trade agreements da parte dell’UE mira a rafforzare l’economia e creare posti di lavoro: si pensi che ad oggi più di 30 milioni di posti di lavoro in Europa sono supportati dalle esportazioni extra-UE, due terzi in più rispetto a 15 anni fa (fonte: Commissione Europea). Gli accordi di libero scambio permettono infatti alle aziende europee di accedere ai materiali di input più facilmente, a prezzi più contenuti e competere in modo più efficace all’estero, incentivando le esportazioni extra-UE a fronte della riduzione o dell’abbattimento di barriere tariffarie e non tariffarie.


Unioni doganali, accordi e partnership


Le principali tipologie di accordi di libero scambio utilizzate dall’UE sono tre:

  • le unioni doganali, che eliminano le tariffe nei rapporti commerciali bilaterali e stabiliscono tariffe uniche nei confronti degli importatori stranieri;
  • gli accordi che azzerano o riducono le tariffe in essere nel commercio bilaterale: Association Agreements, Stabilisation Agreements, (Deep and Comprehensive) Free Trade Agreements e Economic Partnership Agreements;
  • gli accordi di partnership e cooperazione, che forniscono un quadro di massima per le relazioni economiche bilaterali, senza rimuovere le tariffe in essere.

Gli accordi stipulati dall’UE si inseriscono nel quadro del WTO, rispettando i principi di non discriminazione, prevedibilità ed equa competizione. Attualmente sono in vigore accordi di libero scambio tra l’UE e 36 paesi del mondo; sono inoltre in corso negoziati per giungere alla stipula di accordi con 21 ulteriori paesi.

Il grafico che segue riassume gli accordi di libero scambio negoziati dall’UE nel mondo, divisi in 4 grandi cluster: accordi in vigore, accordi in fase di negoziazione, accordi in attesa di firma o ratifica e accordi parzialmente in vigore. Scorrendo il mouse sopra ai singoli paesi, si evidenzia quale tipo di accordo l’UE ha stipulato, negoziato o sta negoziando con ogni paese; in blu sono invece indicati i paesi membri del mercato unico europeo.


Accordi di libero scambio UE nel mondo



Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati Commissione Europea.


Come si può notare, l’attivismo dell’UE negli accordi di libero scambio è notevole; gli unici grandi assenti sono la Russia, diversi paesi africani e l’area del Medio Oriente. Ciò si rispecchia anche nella progressivo aumento del grado di apertura al commercio estero dei paesi dell’Unione negli ultimi due decenni, così come misurato dal relativo indicatore redatto della Heritage Foundation: secondo tale indicatore, l’apertura al commercio estero dei paesi UE è aumentata molto dal 2000 al 2016 (quasi +16%), per poi diminuire lievemente negli ultimi anni.


Le nuove promesse


Tra gli accordi in fase di negoziazione, i casi più interessanti sono quelli del Mercosur, dell’Australia e della Cina.


MERCOSUR

Il Mercosur, ovvero l’area che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, costituisce per l’UE un mercato chiuso, con elevate barriere tariffarie e non tariffarie; ciononostante, l’UE ha esportato nell’area per 46 miliardi di euro nel 2017. La cifra potrebbe quindi crescere a fronte dell’eliminazione di dazi significativi, come quello del 35% su auto, abbigliamento e calzature, prodotti di punta dell’industria europea.


AUSTRALIA

Nel giugno 2018 hanno avuto inizio le negoziazioni per giungere ad un accordo di libero scambio con l’Australia, una delle economie sviluppate con i più alti tassi di crescita al mondo. Per l’Australia, l’UE è il secondo maggior partner commerciale dopo la Cina; nel 2017 l’UE ha esportato in Australia 35 miliardi di euro di beni e quasi 20 miliardi di euro di servizi.
I settori che potrebbero maggiormente beneficiare della creazione di un’area di libero scambio con l’Australia sono quello dei macchinari e degli elettrodomestici, dei mezzi di trasporto, il settore chimico, quello dei metalli, l’ambito degli alimentari e bevande e l’elettronica.


CINA

Le negoziazioni cominciate con la Cina nel 2013 puntano invece a stipulare un Investment Agreement.
L’importanza delle relazioni di investimento con la Cina si legge dai numeri: secondo i dati del FMI, lo stock di investimenti diretti esteri (IDE) cinesi nell’UE nel 2017 ha superato i 200 miliardi di dollari, contro gli oltre 55 miliardi di investimenti UE in Cina. In territorio europeo, il maggior beneficiario degli IDE cinesi è la Germania, seguita da Olanda, Francia e Svezia.

L’obiettivo dell’Investment Agreement UE-Cina in corso di negoziazione è la progressiva liberalizzazione degli investimenti tra i due partner, il miglioramento della loro trasparenza, nonché una maggiore tutela per gli investitori europei e cinesi nei rispettivi territori. Si punta inoltre a stabilire regole condivise in merito all’aspetto ambientale e alla qualità del lavoro legati all’investimento diretto estero, che stanno cominciando a diventare punti chiave degli accordi di libero scambio negli ultimi anni.
L’accordo sostituirà i singoli accordi bilaterali con la Cina attualmente esistenti, fornendo un unico quadro di riferimento per tutti i paesi UE.


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