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India: le opportunità di un paese in forte crescita


di Giulio Grisanti, economista
01 Luglio 2019 - Mercati emergenti
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L’India, secondo le ultime stime pubblicate dal Fondo Monetario Internazionale, presenterà una crescita del PIL superiore al 7% annuo nel biennio 2019-2020: sarà il paese a più elevata crescita tra quelli del G20. A fronte di un aumento della popolazione del 1.3%, il PIL pro capite aumenterà, ai prezzi del 2018, del 6%.
Il mercato indiano è ancora di difficile penetrazione per le imprese esportatrici italiane, principalmente a causa delle barriere doganali (tariffarie e non) sui prodotti finiti, messe in atto dal paese per far fronte al deficit commerciale fortemente influenzato dalle importazioni di materie prime.
Il paese è il principale polo attrattivo degli investimenti diretti esteri (IDE) destinati all’Asia Meridionale. Gli IDE verso l’India sono aumentati del 6% tra il 2017 e il 2018, raggiungendo i 42 miliardi di dollari e coinvolgendo principalmente i settori manifatturiero, delle comunicazioni e dei servizi finanziari. Tale afflusso di capitali è comprensibile per alcuni fattori tra cui, appunto, la presenza delle barriere doganali: investire direttamente nel paese spostando la produzione in India è il metodo più efficace per avere accesso ai consumatori indiani. Un ulteriore fattore che porta gli stranieri ad investire in India è l’allettante dimensione del mercato interno, il terzo più grande su scala globale.


L’India rappresenta un paese ad elevato potenziale per le imprese esportatrici italiane, sia considerando la crescita attesa del PIL che la dimensione del mercato. Tuttavia, il territorio indiano è ancora chiuso alle importazioni di merci, a causa delle barriere doganali imposte per difendersi da un peggioramento del deficit della bilancia commerciale. Questa chiusura verso l’esterno ha stimolato l’afflusso di Investimenti Diretti Esteri (IDE), in quanto il principale mezzo per l’entrata nel mercato indiano è attraverso la delocalizzazione della produzione nel paese.
Le prospettive di lungo periodo per le imprese esportatrici italiane migliorano se consideriamo due fattori: le riforme annunciate dal rinnovato governo Modi e il deterioramento dei rapporti con gli USA. Le prime mirano a rafforzare l’economia dell’India, sia dal punto di vista infrastrutturale che tramite il sostegno finanziario agli abitanti delle zone rurali. Il peggioramento dei rapporti con gli USA, invece, potrà stimolare i rapporti India-UE, facilitando l’ingresso di merci italiane in territorio indiano.


Crescita economica: India, il "bright spot"

Secondo le ultime stime pubblicate dal Fondo Monetario Internazionale, nel biennio 2019-2020 l’India rappresenterà il paese con il più elevato incremento del PIL tra quelli del G20, superiore al 7% annuo. Tale crescita sarà sostenuta da migliori condizioni finanziarie e dallo stimolo della domanda interna, grazie alle riforme strutturali e alle misure di supporto agli abitanti delle zone rurali.
Considerando una crescita annua della popolazione di poco superiore all’1%, lo scenario del Fondo implica un incremento annuo del PIL pro capite del 6%, con una crescita significativa della classe media e una riduzione delle famiglie al di sotto della soglia di povertà.

Nonostante la crescita del PIL (Fig. 1), l’India è, tuttavia, ancora lontana da un’apertura alle importazioni di beni. L’India è fortemente dipendente dalle materie prime (soprattutto petrolio, di cui è il terzo importatore mondiale), i cui aumenti di prezzo gravano fortemente sul saldo di bilancia commerciale, ed ha imposto barriere doganali di natura sia tariffaria che non tariffaria (divieti, necessità di licenze specifiche e restrizioni sulle quantità) sulle importazioni di molti manufatti, quale misura difensiva del saldo commerciale.

Ad esempio, per vini e liquori le tariffe sono pari al 150%, per i prodotti agroalimentari sono superiori al 30% e raggiungono il 100% nel caso di caffè e uvetta.
Tra i beni che presentano l’imposizione tariffaria minore sono presenti quelli complementari alle merci prodotte internamente nel paese, tra cui i beni dell’industria meccanica. Le importazioni di tali prodotti ammontano a 30 miliardi di dollari, di cui quasi 2 miliardi provenienti dall’Italia.

In ascesa gli IDE verso l'India

Gli Investimenti Diretti Esteri in India nel 2018 hanno raggiunto 42 miliardi di dollari, il 6% in più rispetto al 2017, rappresentando tra il 70 e l’80% degli investimenti dall’estero destinati all’Asia Meridionale. I motivi alla base della capacità di attrarre investimenti dall’estero sono principalmente due:

  • le barriere doganali, rendendo il mercato indiano di difficile penetrazione tramite le esportazioni, sostengono il trasferimento in India delle produzioni destinate al mercato indiano;
  • l’elevata dimensione potenziale del mercato (Fig. 2): secondo l’Indice di Competitività Globale 4.0 (per un approfondimento si legga il nostro precedente articolo) l’India presenta un elevato punteggio per l'indice di dimensione del mercato, dato dalla somma di consumi, investimenti e export, che la classifica al terzo posto nel ranking mondiale.

La frattura USA-India rafforzerà i rapporti India-UE?

Fino agli inizi di giugno, gli Stati Uniti includevano l’India nel gruppo di paesi in via di sviluppo che beneficiano di un rapporto preferenziale, sulle cui esportazioni verso gli Stati Uniti non gravano tariffe. Grazie a questa condizione, acciaio e alluminio indiani non erano stati colpiti dall’innalzamento delle tariffe imposto dall’amministrazione Trump a marzo 2018 (per approfondire l’argomento, si rimanda a questo articolo).
Con la rimozione il 5 giugno scorso dell’India dalla lista dei paesi esentati dalle tariffe, sono risultati colpiti soprattutto i produttori indiani di acciaio e alluminio, beni di cui il paese asiatico è tra i primi esportatori mondiali. Pochi giorni dopo, l’India ha risposto con un incremento dei dazi fino al 70% su 28 prodotti americani, tra cui mele, mandorle e noci.
Se la frattura tra USA e India (e tra USA e UE) dovesse aggravarsi, si potrebbero instaurare relazioni commerciali più forti tra India e Unione Europea, favorendo l’export di merci italiane nel paese asiatico. Ad esempio, nel primo trimestre 2019 il Belpaese ha esportato in India un quantitativo di mele pari a 15 volte quello dello stesso periodo nel 2018, risultato che potrà godere di una crescita duratura se dovessero continuare le tariffe sulle mele americane.

Conclusioni

L’economia indiana sta crescendo velocemente, ma la rapidità di apertura alle importazioni è ancora bassa a causa delle barriere doganali, conseguenza della dipendenza del paese dalle importazioni di materie prime.
Nel breve periodo, tra i settori in cui gli esportatori italiani possono trovare spazi di miglioramento figurano quelli in cui l’India non presenta una produzione interna competitiva, tra cui l’industria meccanica. Decidendo invece di spostare la produzione nel paese, lo spettro di prodotti con potenziale di crescita aumenta.
Per le esportazioni dei prodotti italiani, quello indiano è un mercato da monitorare considerando un orizzonte temporale di lungo periodo, specialmente se dovessero inasprirsi i rapporti tra USA e India, favorendo accordi con l’Unione Europea.


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