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Flussi di investimenti diretti esteri nel mondo: il caso del Brasile


di Alba Di Rosa, economista
27 Maggio 2019 - Mercati emergenti
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Secondo la teoria neoclassica, i flussi di capitale doverebbero muoversi dai paesi ricchi a quelli poveri, poiché questi ultimi presentano maggiori rendimenti. Ciononostante, i dati mostrano come a ricevere più investimenti siano in realtà i paesi già ricchi, o che quantomeno si trovano ad uno stadio avanzato del loro sviluppo.
L’analisi dei flussi di investimenti diretti esteri (IDE) su scala mondiale mostra come il maggiore investitore al mondo siano gli Stati Uniti, che nel 2017 hanno superato i 340 miliardi di $ di IDE in uscita; seguono a debita distanza il Giappone e la Cina. Guardando invece ai maggiori paesi beneficiari, ancora una volta troviamo gli USA in testa, seguiti da Cina e Hong Kong. In quarta posizione su scala mondiale si colloca invece il Brasile, che può costituire un interessante caso di studio.
Primo paese dell’America Latina per IDE in entrata, nel 2017 gli investimenti esteri si sono diretti soprattutto verso il settore della distribuzione di elettricità e gas. Rilevante anche il peso degli investimenti a livello di attività commerciali, trasporti e industria automotive. Sempre significativo il peso del settore oil & gas, benché in riduzione negli ultimi anni. Elementi che rendono il Brasile un’interessante meta di investimento sono, tra gli altri, la presenza di un ampio mercato interno di quasi 210 milioni di abitanti e la possibilità di accedere facilmente all’intera America latina.


Dopo aver affrontato il tema del legame tra investimenti diretti esteri (IDE) e sviluppo economico, analizzando il caso della Tunisia, in questo articolo si offrirà una panoramica dei flussi di IDE a livello mondiale: quali paesi ricevono più investimenti dall’estero? Chi, invece, investe di più oltreconfine?
Secondo la teoria neoclassica, i flussi di capitale doverebbero muoversi dai paesi ricchi a quelli poveri, attirati dai maggiori rendimenti. Ciononostante, i dati mostrano come a ricevere più investimenti siano in realtà i paesi già ricchi, o che quantomeno si trovano ad uno stadio avanzato del loro sviluppo: si tratta del cosiddetto “paradosso di Lucas”, teoria formulata dall’omonimo economista nel 1990.

I grandi investitori

L’analisi dei flussi di investimenti diretti esteri su scala mondiale mostra come il maggiore investitore al mondo siano gli Stati Uniti, che nel 2017 hanno superato i 340 miliardi di dollari di IDE in uscita; seguono a debita distanza il Giappone e la Cina, che hanno oltrepassato rispettivamente la soglia dei 150 e dei 100 miliardi. Il ruolo delle due potenze asiatiche rimane quindi ancora contenuto rispetto a quello USA.

Guardando invece ai maggiori paesi beneficiari, ancora una volta troviamo gli USA in testa, seguiti da Cina e Hong Kong. Nel 2017 gli USA hanno accolto flussi di IDE in entrata per quasi 280 miliardi di dollari, mentre la Cina si è fermata sotto la soglia dei 140. In quarta posizione su scala mondiale si colloca invece il Brasile, che può costituire un interessante caso di studio.

Investimenti diretti esteri in Brasile

Il Brasile costituisce il secondo paese tra i BRICS, e il primo in America Latina, per flussi di IDE in entrata nel 2017: il paese accoglie infatti circa la metà dei flussi di investimenti diretti esteri in entrata in Sud America. La crescita dei flussi di IDE in entrata in Brasile si è avuta in particolare dalla seconda metà del primo decennio di questo secolo, ha raggiunto un massimo storico nel 2011 per poi rallentare. Guardando allo stock di IDE, ovvero il valore complessivo del capitale netto degli investitori esteri e dei prestiti netti a favore delle imprese residenti, nel 2017 si è toccato il muovo massimo di 778 miliardi di dollari.

I settori di interesse

Nel 2017 i capitali esteri si sono diretti soprattutto verso il settore della distribuzione di elettricità e gas, delle attività commerciali, dei trasporti e dell’industria automotive. Occupa inoltre un ruolo di primo piano l’industria estrattiva (petrolio e gas), benché negli ultimi anni il suo peso nell’attrarre flussi di IDE in entrata stia diminuendo; al contrario, risulta in aumento il peso del settore servizi & utility, che è passato dall’assorbire il 28% dei flussi di IDE in entrata nel paese nel 2010 a quasi il 60% nel 2017.

I grafici che seguono mettono a confronto i macro-settori economici di destinazione degli investimenti diretti esteri in entrata in Brasile tra il 2010 e il 2017. Come si nota, nei 7 anni considerati il peso del settore primario (agricoltura, allevamento, estrazione mineraria) si è contratto molto, passando dal 31% nel 2010 al 10% del 2017; anche il peso del settore industriale si è ridotto, ma in maniera minore, mentre è esploso il comparto servizi & utility.

Nel 2017, i maggiori investitori in Brasile sono stati gli USA; di poco inferiore i flussi di IDE registrati per l’Olanda. L’Italia si colloca al 10° posto tra i maggiori investitori (1.5 miliardi di dollari); la maggior parte degli investimenti italiani si sono diretti verso il settore dei servizi, in particolare tra questi quello dell’elettricità e del gas.

Pro e contro

Elementi che rendono il Brasile un’interessante meta di investimento sono, tra gli altri, la presenza di un ampio mercato interno di quasi 210 milioni di abitanti e la possibilità di accedere facilmente all’intera America Latina: il paese fa infatti parte del Mercosur, mercato comune dell'America meridionale. Tra i punti forti del paese troviamo inoltre la sua ricchezza di materie prime, un’economia relativamente stabile, un sistema finanziario sviluppato ed una robusta legislazione a protezione degli investitori.
Dall’altro lato, il principale fattore di rischio che investe il Brasile nel breve-medio periodo riguarda innanzitutto il tema della sostenibilità fiscale, da affrontare in primo luogo con una riforma dell’attuale dispendioso sistema pensionistico.


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