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Made In China 2025: opportunità e pericoli della nuova industria cinese


di Alba Di Rosa, economista
15 Novembre 2018 - China2025
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Una delle azioni di policy che potrebbe stravolgere lo scenario industriale globale nei prossimi anni, cambiandone gli equilibri e i rapporti di forza, è il piano Made in China 2025 (MIC 2025). Lanciato tre anni fa dal paese asiatico, esso mira a trasformare l’industria cinese da sistema incentrato su prodotti a basso costo e basso valore aggiunto a leader nell’industria 4.0. Insieme alla Belt and Road Initiative, il MIC rientra nel più ampio disegno governativo di una Cina potenza globale.
Questo piano di sviluppo presenta significative opportunità per le imprese italiane ed internazionali, ma anche alcune minacce.
Emergono ampi spazi di business per la componentistica, legati alla crescita prevista nei settori della robotica, dei trasporti e dell’IT, i comparti maggiormente toccati dal piano. A questi si aggiungono le opportunità connesse al cambiamento sociale che sta caratterizzando la Cina: la crescente urbanizzazione, l’uscita della popolazione dalla povertà e la nascita di una corposa classe media. Ciò sta portando e continuerà a portare beneficio agli esportatori di beni di consumo.
Dal lato delle minacce, la politica industriale cinese ci spinge a considerare la possibilità che, nel lungo periodo, i paesi attualmente leader nei settori sostenuti dal piano MIC potrebbero perdere la loro posizione di primato. Risulta quindi fondamentale investire nella ricerca e nella cura degli elevati standard qualitativi dei nostri prodotti, per difendere l’eccellenza del made in Italy nel mondo.


Il piano Made in China 2025 (MIC 2025) è la strategia nazionale lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2015, per promuovere lo sviluppo dell’industria manifatturiera del paese. I settori interessati dal piano sono quelli a più elevato contenuto tecnologico, quali trasporti, macchinari e robotica, IT, industria dei materiali e industria farmaceutica. Lo scopo del piano è quello di guidare l’upgrade dell’apparato industriale cinese lungo la catena del valore, passando da un sistema incentrato su prodotti a basso costo e basso valore aggiunto ad una leadership nell’industria 4.0.
Insieme alla Belt and Road Initiative, progetto votato alla costruzione di infrastrutture e alla promozione di investimenti cinesi in Asia, Africa e Europa, il MIC rientra nel disegno governativo di una Cina potenza globale.

Innovazione e sviluppo economico

La spesa in innovazione per il potenziamento dell’apparato industriale cinese non è però prerogativa degli ultimi anni. I dati OECD mostrano come lo sviluppo industriale del paese asiatico sia stato sostenuto, fin dai primi anni 2000, da costanti investimenti in ricerca e sviluppo.
Nel 2016 la Cina ha registrato la seconda maggiore spesa al mondo in R&S, preceduta soltanto dagli USA: con più di 410 miliardi di dollari ha superato di gran lunga l’Unione Europea che, nel suo complesso, si è fermata alla soglia dei 350. Ciò che colpisce, oltre all’entità, è la dinamica di continua crescita degli investimenti cinesi, che non sembra destinata a fermarsi.

Tali investimenti stanno già guidando la transizione dell'industria cinese verso produzioni di maggiore qualità. Analizzando le esportazioni del paese per fasce di prezzo si può infatti notare l'emergere, negli ultimi 8 anni, di una fascia di prezzo alta e medio-alta nell'export del paese asiatico, prima sostanzialmente assente.

Quali opportunità per gli attori internazionali?

In questo contesto di forte sviluppo interno, le possibilità di business per le imprese italiane ed internazionali riguardano l’accompagnamento della Cina in questo percorso, fornendo quei prodotti e quei servizi – di cui il paese attualmente non dispone al suo interno – necessari allo sviluppo industriale nei settori a più alto valore aggiunto. Fondamentali anche le tecnologie dello smart manufacturing, che il paese si propone di adottare.
Al tempo stesso, il mercato cinese presenta ampi spazi di sviluppo nell’ambito dei beni di consumo. La crescente urbanizzazione, l’uscita della popolazione dalla povertà e la nascita di una corposa classe media hanno portato, negli ultimi anni, ad un aumento del reddito disponibile, ed alla conseguente accelerazione nei consumi delle famiglie.

Il nostro paese si colloca in prima linea nel soddisfare questa duplice domanda. Nel 2017 le esportazioni italiane in Cina hanno raggiunto un nuovo massimo storico di 15.6 miliardi di euro, con una crescita rispetto al 2016 che ha sfiorato il 20%, al di sopra della media UE.
Il grafico che segue mostra i settori per i quali, nel 2017, gli incrementi nelle importazioni cinesi dall’Italia hanno superato i 10 milioni di euro rispetto all’anno precedente. I colori delle singole barre sono attributi sulla base dei macro-settori di appartenenza, come illustrato nella legenda.

La domanda cinese dall’Italia ha mostrato la maggiore dinamicità per il settore mezzi di trasporto e per l’agricoltura (+71% in euro), laddove predomina la fascia alta di prezzo; seguono il comparto dei beni di consumo e quello legato alla crescente industrializzazione. Nel settore dei beni di consumo, il maggiore aumento in valore assoluto si registra per il sistema moda; segue il sistema casa, con tassi di variazione superiori al 30%. Bene anche il comparto della salute.
Per quanto riguarda la domanda di beni legati allo sviluppo industriale, in crescita le importazioni dall’Italia di componentistica meccanica ed ottica, strumenti vari, impiantistica ed elettrotecnica. Significativo anche l’aumento nella domanda di materie prime e beni intermedi.

Pericoli e tutele

Se nel breve periodo le opportunità della nuova industria cinese sono numerose, nel lungo periodo si scorgono dei rischi, per la possibilità che l’affermazione della Cina come leader nei settori dell’industria 4.0 spiazzi gli attuali player nel mercato.
Di fronte a questo scenario, la conclusione a cui giunge il Rapporto 2018 della Fondazione Italia-Cina è la necessità di “potenziare l’eccellenza creativa e produttiva” del Made in Italy per difenderlo dall’affermazione di eventuali nuovi competitor, investendo nella ricerca e nella cura degli elevati standard qualitativi dei nostri prodotti. È inoltre indispensabile adottare una visione aziendale di lungo periodo che tenga conto dei vantaggi e delle minacce derivanti dallo sviluppo degli emergenti.


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