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Le opportunità dell’Agroalimentare nell'era del coronavirus


di Giulio Grisanti, economista
05 Ottobre 2020 - Agroalimentare
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La crisi sanitaria globale e le relative misure di lockdown che si sono rese necessarie hanno fortemente impattato sugli scambi internazionali, traducendosi in una contrazione del commercio mondiale del 20% nel II trimestre 2020 rispetto al periodo corrispondente del 2019. Tra i beni di consumo, sono stati soprattutto i beni voluttuari e i beni di consumo durevoli (si pensi ai prodotti afferenti al Sistema Moda e al Sistema Casa) a registrare le performance peggiori, mentre comparti quali Farmaceutico e Agroalimentare hanno mostrato maggiore resilienza, grazie ad una generale tenuta della domanda.
L’Agroalimentare è stato tra i pochi settori ad aver resistito al generalizzato clima di incertezza degli ultimi mesi e ai primi effetti della crisi sanitaria, registrando nel I trimestre una lieve variazione positiva. In questo periodo alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno registrato un significativo incremento delle esportazioni su base tendenziale. Nel II trimestre, invece, si segnala una contrazione delle vendite all’estero per tutti i principali paesi esportatori. La Francia, in particolare, ha registrato una tra le peggiori performance, passando da un export di €8.7 miliardi del II trimestre 2019 ai €7.2 miliardi del II trimestre 2020. Parte di questa riduzione è dovuta ai minori acquisti lungo il canale Horeca, parte agli effetti dell’extra-dazio a cui i vini francesi sono stati sottoposti dall’amministrazione Trump a seguito della vicenda Boeing-Airbus. Tale extra-dazio del 25%, unitamente all’effetto pandemia, ha avuto come conseguenza un crollo delle esportazioni di vini francesi negli USA: lo champagne ha registrato un calo di €100 milioni (-67%), i vini fermi di €150 milioni (-43%). Per l’Italia si segnalano performance positive nelle esportazioni di Olio, condimenti e spezie nel II trimestre 2020 (+9.2%), così come Pasta, riso e farina (+29%), beni agroalimentari non deperibili in cui è stato fondamentale l’effetto “scorta” da parte dei paesi partner.


Il 2019 è stato caratterizzato da un generalizzato clima di incertezza, che ha inciso negativamente soprattutto sugli scambi internazionali di beni di investimento quali macchinari e mezzi di trasporto. A partire da marzo 2020, la crisi sanitaria ha aggravato in maniera significativa il clima di incertezza, coinvolgendo l’economia globale e, di conseguenza, gli scambi internazionali. Il secondo trimestre, in particolare, è stato caratterizzato dalla contrazione più significativa degli scambi internazionali degli ultimi anni: -20% in euro su base tendenziale.
In questa fase di crisi, non solo i beni di investimento ma anche i beni di consumo hanno risentito fortemente delle misure di lockdown. Tra questi ultimi, maggiormente penalizzati dagli effetti della pandemia sono stati i produttori di beni voluttuari (Sistema Moda, si veda: Effetti della crisi Covid sulla Moda: un’analisi di commercio estero) e di beni di consumo durevoli (Sistema Casa, si veda: Sistema Casa: i numeri dei primi 4 mesi del 2020). Tra i beni di consumo che hanno mostrato una tenuta migliore, invece, troviamo Farmaceutico e Agroalimentare, settori in cui la necessità del consumo rende meno incisivi gli effetti della crisi.


Il commercio mondiale di Agroalimentare


Il grafico sottostante mostra la variazione tendenziale del commercio internazionale di prodotti agroalimentari tra il primo trimestre 2012 e il secondo trimestre 2020.

Come si nota dal grafico, il settore Agroalimentare mostra una crescita nell’intero periodo considerato. Dalla seconda metà del 2019 è però visibile un rallentamento, culminato nella flessione del 6% in euro registrata nel secondo trimestre 2020. Tale flessione è da attribuirsi quasi esclusivamente alle conseguenze che la crisi sanitaria globale ha comportato, in primis le misure di lockdown. La chiusura del canale Horeca ha inciso in maniera significativa sugli scambi internazionali di beni agroalimentari, determinando una flessione mai registrata prima.


Gli effetti sui principali esportatori


Il grafico sottostante mostra la variazione tendenziale delle esportazioni dei principali player mondiali per il primo e il secondo trimestre 2020. La grandezza di ciascuna ball è proporzionale al valore dell’export registrato nel 2019.


Come si nota dal grafico, nel primo trimestre quasi tutti i principali esportatori hanno registrato performance positive, a eccezione – ad esempio – di Gran Bretagna (-12.5%) e Francia (-4%). L'Italia, in particolare, ha registrato una delle migliori performance di crescita (+10%), tanto da conquistare la medaglia di bronzo dei paesi esportatori in valore su scala globale.
Nel secondo trimestre, invece, la contrazione è stata registrata dalla quasi totalità dei paesi esportatori. Anche in questo periodo, tra le peggiori performance si trova quella francese, che ha ridotto le sue esportazioni dagli €8.7 miliardi del secondo trimestre 2019 ai €7.2 miliardi del secondo trimestre 2020. Tale flessione così consistente trova parte della sua origine negli extra-dazi del 25% che gli Stati Uniti hanno imposto ad alcuni prodotti europei, tra cui ricadono i vini francesi. Lo champagne ha segnato una riduzione dell’export verso gli States di oltre €100 milioni (-67%), i vini fermi di €150 milioni (-43%). A causa di tale contrazione, nel secondo trimestre 2020 l’Italia ha conquistato il primato di primo paese esportatore di vini (sia fermi che spumanti) negli Stati Uniti, superando i vini francesi.


Le esportazioni italiane


Nel secondo trimestre, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari hanno registrato una contrazione, ma sono da segnalare prodotti che rappresentano importanti eccezioni: Olio, condimenti e spezie e Pasta, riso e farina. La prima categoria ha registrato una crescita tendenziale in euro del 9.2%, parte della quale attribuibile alle maggiori vendite negli Stati Uniti. Anche in questo caso, gli extra-dazi imposti dagli USA hanno colpito l’olio spagnolo (-50% di export), ma non quello italiano (+24%). Infine, le esportazioni di Pasta, riso e farina hanno registrato una crescita del +29%, in parte attribuibile ancora una volta alle vendite negli Stati Uniti (+71%).


Conclusioni


Le prime stime per il terzo trimestre 2020 vedono una parziale ripresa della domanda mondiale di prodotti agroalimentari in euro, la cui variazione tendenziale rimarrà però in territorio negativo (-3%). Per l'Italia si prospetta un periodo di crescita (+3%), che vede come settori trainanti Riso, Pasta e Farina (+16%) e Olio, condimenti e spezie (+7%).
Nonostante, quindi, il periodo di forte crisi a livello internazionale, per il comparto Agroalimentare italiano si prospettano importanti opportunità, specialmente nel mercato USA. Nei prossimi mesi, i prodotti italiani potranno infatti godere dell’assenza di extra-dazi, avvantaggiandosi sui produttori concorrenti europei e potendo così guadagnare quote di mercato.


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