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Paesi del Golfo e mondo arabo

Quali opportunità e rischi per le imprese esportatrici italiane


di Luigi Bidoia, economista industriale
17 Giugno 2019 - Mercati emergenti
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Il mondo arabo e soprattutto i ricchi paesi del Golfo presentano elevate opportunità per le imprese esportatrici italiane. L’avvicinarsi di Expo 2020 negli Emirati Arabi e del Campionato del mondo di calcio del 2022 in Qatar, accentueranno l’attenzione mediatica ed economica su quest’area del mondo. In Nord Africa, inoltre, l’Egitto e il Marocco sono previsti crescere a tassi significativamente superiori alla media mondiale. In particolare lo sviluppo economico dell’Egitto potrebbe avvicinarsi al 6% nella media dei prossimi 4 anni.
La valutazione delle opportunità offerte dai paesi di quest’area del mondo non può, tuttavia, prescindere dalle tensioni religiose, sociali e politiche che la caratterizzano e dai rischi che ne derivano. E’ evidente che, in questo caso, l’utilizzo di forme di copertura del rischio politico può consentire di sfruttare al massimo le varie opportunità.


Con l’avvicinarsi di Expo 2020 negli Emirati Arabi e del Campionato del mondo di calcio del 2022 in Qatar, nei prossimi mesi i paesi del Golfo saranno sempre più al centro dell’attenzione mediatica ed economica. Può essere utile una breve descrizione delle prospettive economiche di questi paesi, anche in chiave comparata con gli altri paesi arabi.
La mappa che segue posiziona i paesi arabi sulla base di tre dimensioni:

  1. reddito pro capite in dollari;
  2. tassi di crescita previsti del PIL nel periodo 2019-2022;
  3. dimensione dell’economia, misurata dal valore in dollari del Prodotto Interno Lordo.


La mappa mette in evidenza la forte spaccatura di quest’area del mondo tra i paesi che appartengono al Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) e gli altri paesi: i primi hanno un reddito pro-capite che supera mediamente i 20 mila euro, mentre i secondi non arrivano a 10 mila euro. La mappa evidenzia inoltre la relativa omogeneità nei tassi di crescita dei paesi del Golfo, a fronte di forti differenze nei tassi di sviluppo degli altri paesi arabi: da un lato si posiziona l’Egitto con un tasso di crescita medio annuo del 5.8%; dall’altro l’Iran1, che vedrà il prodotto lordo ridursi nei prossimi anni a causa delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti.

Il grafico mette inoltre in luce come la spaccatura del reddito pro capite divida al proprio interno i paesi OPEC, rendendo difficile la definizione e il rispetto di strategie comuni in termini di offerta di petrolio.


L’Egitto guida la crescita del mondo arabo, tra riforme istituzionali liberiste, limitati diritti civili e pericoli di terrorismo


Il paese che è previsto registrare i maggiori tassi di crescita del mondo arabo è l'Egitto, con tassi prossimi al 6%. Il presidente Al-Sisi, l’uomo forte di questi anni, sembra in grado di dare stabilità sia istituzionale che economica al paese, facendo emergere le sue potenzialità:

  • una popolazione particolarmente giovane: quasi il 50% dei 100 milioni di egiziani hanno meno di 20 anni;
  • una posizione strategica nella logistica mondiale, grazie al canale di Suez;
  • elevate risorse turistiche. Nel 2010, le entrata da turismo avevano superato i 13 miliardi di dollari; dopo il punto di minimo di 3 miliardi del 2016, negli ultimi anni stanno lentamente risalendo.

Dal punto di vista delle potenzialità per le imprese esportatrici italiane, l’Egitto beneficia non solo di una crescita significativa del PIL, ma anche di un progressivo rafforzamento del cambio. Dopo la forte svalutazione della lira del 2016, dalla metà del 2018 la valuta egiziana sta registrando una lunga fase di apprezzamento, con un significativa crescita del potere d’acquisto in euro degli importatori egiziani (Lira egiziana: un anno di recupero). Nel semestre a cavallo della fine 2018, le importazioni italiane verso l’Egitto sono aumentate ad un tasso prossimo al 20%; le previsioni per l’intero 2019 indicano un aumento del 14%.

La situazione dell’Egitto non è tuttavia priva di rischi, in parte specifici, in parte legati alle tensioni geopolitiche che caratterizzano il mondo arabo (e in particolare i paesi che partecipano al Consiglio di cooperazione del Golfo). Tra i rischi specifici del paese troviamo il successo delle politiche economiche di riduzione dell’inflazione, nonché una maggiore partecipazione dell’intera popolazione ai benefici della crescita e stabilità economica.


Consiglio di cooperazione del Golfo: significative potenzialità economiche e rischi geopolitici


Tra i paesi del GCC, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno dimensioni economiche significative. La crescita prevista per questi paesi è prossima al 3%. Il loro elevato reddito pro-capite e i prossimi eventi mondiali (Expo 2020 negli Emirati e il Campionato del Mondo nel 2022 in Qatar) li candidano tra i mercati con elevate opportunità di esportazione per le imprese italiane. L’analisi delle importazioni di beni di qualità evidenzia, ad esempio, le elevate potenzialità del Qatar per i beni di consumo premium price del made in Italy.

La forte dipendenza di queste economie dal prezzo del petrolio e del gas naturale le rende tuttavia vulnerabili alle fluttuazioni del mercato dell’energia. Negli ultimi anni, la loro diversificazione economica ha progredito a ritmi veloci verso l’immobiliare, ma non altrettanto verso i settori di trasformazione. Tuttavia i rischi maggiori con cui si devono confrontare queste economie sono di natura politica, legati ai nodi non risolti che caratterizzano l’area:

  1. Lo scontro tra Arabia Saudita e l'Iran per l'egemonia geopolitica dell'area, a cui si aggiunge quello nato all’interno del GCC tra Arabia Saudita e Qatar.
  2. La tensione tra sunniti e sciiti, che interagisce con lo scontro geopolitico tra Arabia Saudita e Iran. Negli ultimi anni questa tensione ha prodotto molti fatti drammatici: dalla guerra in Siria, a quella nello Yemen e in Libia.
  3. I cambiamenti determinati dalla proteste e agitazioni sociali della primavera araba del 2010-2011: dall'allontanamento o la morte del capo di stato in Tunisia, Libia, Egitto e Yemen, allo scoppio di guerre civili in Iraq e Siria; dalla sostituzione del primo ministro in Marocco, Giordania, Kuwait e Oman ai forti conflitti sociali in Algeria, Libano e Bahrein. Questi cambiamenti non hanno, però, portato in nessun caso al superamento della cause all'origine del malessere. Il paese che maggiormente rappresenta questa immobilismo è, probabilmente, il Bahrein dove la protesta e le istanze sociali si sovrappongono alle tensioni religiose, con una maggioranza sciita sottomessa ad una casa reale sunnita.

Conclusioni


Il mondo arabo e soprattutto i ricchi paesi del Golfo presentano elevate opportunità per le imprese esportatrici italiane. La valutazione di queste opportunità non può però prescindere dalle tensioni religiose, sociali e politiche che caratterizzano questa area del mondo e dai rischi che ne derivano. Solo una analisi congiunta delle opportunità e dei rischi può fornire, assieme ad una valutazione dei punti forza e debolezza dell'impresa, una base oggettiva per decidere se inserire o meno quest'area tra i propri obiettivi di mercati esteri, tenendo presente la possibilità di mitigare i rischi attraverso forme di copertura.


1. L’Iran è un paese abitato da persiani (61%), azeri (16%) e curdi (7%), con lingua ufficiale il persiano. Solo una minoranza della popolazione è araba e parla l'arabo. Esso è stato, tuttavia, considerato in questa analisi per la sua elevata influenza sul mondo arabo.


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