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L’accordo di partenariato economico tra UE e Giappone

Le potenzialità per le imprese italiane del Made in Italy


di Luigi Bidoia, economista industriale
07 Gennaio 2019 - Barriere doganali
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Alla fine del 2018, la commissione UE e il Giappone hanno terminato la fase di trattativa sull’accordo di partenariato economico, creando le premesse affinché esso entri in vigore, almeno provvisoriamente, nei primi mesi del 2019.
Dal punto di vista dei vantaggi per le imprese italiane e, più in generale, per le imprese UE, esso consentirà di abbattere la gran parte delle barriere tariffarie, ridurre le barriere non tariffarie, garantire la protezione Identificazione geografica (IG) ad oltre 200 prodotti agricoli della UE.
Nel 2018 il Giappone ha importato dall’Italia quasi 8 miliardi di euro, a fronte di solo 4 miliardi di esportazione. Il nostro paese potrebbe quindi beneficiare in modo molto elevato di questo accordo di partenariato, soprattutto nei settori tipici del Made in Italy.


Alla fine del 2018, la commissione UE e il Giappone hanno terminato la fase di trattativa su due accordi: uno di partenariato strategico e uno di partenariato economico. Dal punto di vista geopolitico questi accordi hanno una valenza molto importante perché aiuteranno a consolidare la leadership dell'UE nella definizione delle regole sul commercio mondiale e rappresenteranno un forte segnale contro il protezionismo.

L’accordo di partenariato strategico è finalizzato a rafforzare il dialogo e la cooperazione tra l'Unione europea e il Giappone su temi di reciproco interesse quali la politica estera, la sicurezza, le questioni informatiche, le telecomunicazioni, l’ambiente e i cambiamenti climatici, la circolazione delle persone, l’occupazione e i problemi sociali.

L’accordo di partenariato economico potrebbe entrare in vigore, almeno provvisoriamente, già dai primi mesi del 2019. Esso produrrà per le imprese italiane, e più in generale per le imprese UE, molti vantaggi. Esso infatti consentirà di:

  • abbattere la gran parte delle barriere tariffarie (inizialmente oltre il 90%, per arrivare in pochi anni al quasi completo loro annullamento);
  • ridurre molte barriere non tariffarie, tra cui quelle sulle automobili. L’accordo garantisce infatti che Giappone e UE si allineeranno alle normative internazionali su sicurezza dei prodotti e rispetto dell’ambiente, rendendo non più necessarie i test e le certificazioni in Giappone delle auto esportate dalla UE;
  • garantire ad oltre 200 prodotti agricoli europei, riconosciuti tramite Identificazione geografica, lo stesso grado di protezione in Giappone di quello offerto dai paesi UE.

Al fine di valutare i possibili benefici per le imprese italiane, abbiamo preso in esame gli effetti che nel tempo sono stati prodotti dall’accordo di libero scambio (FTA: free trade agreement) stipulato tra l’UE e la Corea del Sud nello scorso decennio ed entrato in vigore nel 2011. Similmente al recente accordo di partenariato stipulato tra UE e Giappone, l’accordo di libero scambio tra UE e Corea del Sud aveva previsto una forte riduzione delle tariffe, un significativo e progressivo abbattimento delle barriere non tariffarie.

Gli effetti dell'accordo FTA tra UE e Corea del Sud


Dopo 6 anni dall’introduzione del FTA tra UE e Corea del Sud, la valutazione sui benefici ottenuti dalla imprese italiane è sicuramente positiva. A livello aggregato, infatti, le esportazioni italiane di merci verso la Corea del Sud sono passate dai 2.8 miliardi di euro del 2010 ai 4.8 miliardi del 2018. I benefici risultano ancora maggiori se si considerano i settori tipici del Made in Italy. Nei grafici sotto riportati sono presentate le dinamiche delle importazioni della Corea del Sud dall’Italia per un campione rappresentativo di prodotti italiani. In tutti i casi è evidente un cambio di traiettoria tra il primo e il secondo decennio di questo secolo.

Importazioni della Corea del Sud dall'Italia


Il primo grafico a sinistra riporta la dinamica di due tipologie di formaggi, che hanno beneficiato di una progressiva riduzione dell’aliquota tariffaria, partendo da un livello del 36%. L’aumento, dopo l’accordo, è stato in entrambi i casi significativo. Nel caso dei formaggi freschi, in particolare, si è registrata una crescita esponenziale, passando dai 2 milioni di euro del decennio scorso agli oltre 12 degli ultimi anni.

Il grafico in alto a destra riporta la dinamica delle importazioni di tre prodotti alimentari, tutti con un raddoppio dei flussi provenienti dall’Italia: la pasta in grado duro da 10 a oltre 20 milioni di euro; l’olio d’oliva vergine da 6 a 12 milioni; l’aceto da 2 a 4 milioni.

Nel caso dei prodotti in pelle considerati, la crescita è ancora maggiore, prossima al 300%, con le borse e la scarpe in cuoio importate dall’Italia che hanno superato quest’anno rispettivamente i 400 milioni e i 200 milioni. Particolarmente elevata è la crescita delle importazioni di cinture in pelle, passate tra il 2010 e il 2018 da 6 a 32 milioni di euro.

Altrettanto esponenziale è stata la crescita della importazioni dall’Italia di due accessori di abbigliamento come la bigiotteria e i cappelli. In questo caso lo spartiacque tra prima e dopo l’accordo FTA tra UE e Corea è netto: nella fase precedente, le importazioni hanno oscillato per molti anni in un intorno di 1 milione di euro; dopo l’accordo è iniziata una veloce fase di crescita che ha portato entrambi i prodotti a superare, nel 2018, i 5 milioni di euro.

Conclusioni


La vicinanza sotto molti aspetti tra Corea del Sud e Giappone, suggerisce di considerare la misura degli effetti dell’accordo di libero scambio tra UE e Corea come indicativa dei possibili effetti sulle importazioni del Giappone dall’Italia, generati dal recente accordo di partenariato economico. Sulla base di questa indicazione è possibile considerare il Giappone come un mercato ad elevate potenzialità per le imprese italiane, soprattutto quelle operanti nei settori tipici del Made in Italy.


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