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Tassi di cambio e indici di borsa: i segnali del 2018


di Alba Di Rosa, economista
28 Gennaio 2019 - Internazionalizzazione
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Prerequisito fondamentale per condurre business all’estero, che si tratti di esportazione o investimento diretto, è la conoscenza approfondita del mercato target. Due elementi chiave che consentono di ottenere una panoramica della situazione economica del paese di interesse sono i cambi e le borse: entrambi, infatti, riescono a fornire informazioni utili per monitorare lo stato di salute di un’economia.
Per quel che riguarda i tassi di cambio, indebolimenti o rafforzamenti eccessivi possono fungere da campanello d’allarme, indicando la presenza di squilibri, ad esempio a livello macroeconomico o di bilancia commerciale. Non tenere conto della dinamica dei cambi può essere costoso per l’esportatore perché un significativo deprezzamento può ridurre l’incasso di un’operazione in corso ma, soprattutto, riduce il potere di acquisto futuro dei propri clienti esteri. Casi di scuola sono quelli di Argentina e Turchia, le cui valute hanno registrato nel corso del 2018 indebolimenti significativi.
L’analisi dei maggiori indici di borsa permette invece di tenere traccia degli sviluppi dell’economia reale, segnalando, in caso di crescita, un rafforzamento nella performance economica delle maggiori aziende del paese. Gli indici di borsa riflettono, inoltre, le aspettative e incorporano le news, fungendo da termometro del market sentiment.
Un processo di internazionalizzazione vincente non può quindi prescindere dal loro monitoraggio e analisi.


L’informazione sui mercati di vendita è tanto più importante quando più distanti sono i mercati e tanto più limitati i "sensori" diretti a disposizione dell’impresa. Due elementi da monitorare in quanto potenziali fonti di informazione in merito alla situazione economica del paese di interesse sono i tassi di cambio e gli indici di borsa: un’attenta indagine delle loro dinamiche può infatti fornire indicazioni aggiornate in merito allo "stato di salute" dell’economia.

Tassi di cambio: gli eventi del 2018

Andando ad esaminare l’evoluzione dei rapporti di cambio delle maggiori valute rispetto all’euro nell’ultimo anno, si nota come il maggiore crollo sia stato registrato dal Bolivar Soberano del Venezuela, che ha toccato il deprezzamento record di un milione di punti percentuali sulla scia della profonda crisi valutaria, economica e sociale fronteggiata dal paese.

Escludendo questa situazione anomala, tra i casi più significativi da segnalare troviamo il Peso argentino: la quantità di valuta locale necessaria per acquistare 1 euro è raddoppiata tra dicembre 2017 e dicembre 2018.
L’Argentina ha una valuta storicamente debole, ed è quindi risultata penalizzata dal rialzo dei tassi americani cominciato ad aprile, che ha portato ad una fuga generalizzata degli investitori dagli asset degli emergenti. A peggiorare la situazione si è accompagnato un problema di inflazione e una pesante eredità a livello di finanze pubbliche lasciata dai governi precedenti. La fase più acuta della crisi sembra ora rientrata, grazie all’intervento del Fondo Monetario Internazionale e al forte commitment del governo.

Altra situazione valutaria critica esplosa nel corso del 2018 è quella della Turchia, con un deprezzamento verso la moneta unica prossimo al 40%.
La crisi turca è legata a squilibri strutturali – come il deficit della bilancia commerciale e la dipendenza da capitali esteri – ma anche a fattori politici, come l’opposizione del presidente Erdogan, nella fase iniziale della crisi valutaria, al rialzo dei tassi di interesse. Una volta portate avanti azioni decise per combattere il deprezzamento da parte del governo e della banca centrale, anche la valuta turca si è avviata verso la stabilizzazione.

Queste dinamiche di indebolimento valutario sono campanelli d’allarme: possono indicare problemi passeggeri, come tensioni legate ai prezzi del petrolio in paesi che ne importano molto (vedi i casi di India e Indonesia) o fattori politici (vedi il caso del Brasile, laddove la valuta è stata penalizzata, nel corso del 2018, da tensioni pre-elettorali), oppure segnalare la presenza di squilibri strutturali, che difficilmente possono essere risolti nel breve periodo. Quest’ultimo caso è quello in cui possiamo classificare l’Argentina e, in parte, la Turchia.

I segnali dalle borse

Anche esaminando l’anno appena concluso dal punto di vista dei movimenti di borsa si possono ottenere informazioni sulle tendenze in atto a livello economico. Fatto salvo il caso di bolle, monitorare le borse può essere inoltre utile poiché queste incorporano le news e fungono da termometro del market sentiment.

Per le maggiori economie emergenti e sviluppate abbiamo quindi analizzato gli indici di borsa di tipo broad-based e blue chip, forniti dalla World Federation of Exchanges. Ciò che emerge dall’analisi è che le borse dei paesi analizzati, sia sviluppati che emergenti, mostrano in linea di massima un rallentamento nel corso del 2018.
In particolare, tra i paesi sviluppati presi in esame, gli unici indici di borsa che danno segnali di accelerazione sono quello russo e quello svizzero. Il caso svizzero, in controtendenza rispetto agli altri, conferma che gli asset del paese sono percepiti come beni rifugio.

Anche tra gli emergenti gli indici di borsa danno quasi unanimemente segnali di decrescita, tranne casi sporadici:

  • Iran. La crescita osservata per l’indice iraniano risulta fuorviata dal processo inflattivo in corso, che causa uno spostamento dei risparmiatori verso la borsa, percepita come bene rifugio.
  • Brasile. La crescita in borsa può essere in parte ricondotta ad una effettiva espansione dell’attività economica, in ripresa dopo la crisi del 2015-16, e in parte ad un moderato processo inflazionistico.
  • Israele. In questo caso l’accelerazione rilevata per l’indice di borsa può effettivamente ricondursi ad una espansione dell’attività economica, sostenuta soprattutto dal florido settore tecnologico.

Come si evince dai casi segnalati, le lettura degli indici di borsa deve tener conto dell’eventuale processo inflattivo presente in un paese.

Conclusioni

Le dinamiche analizzate in merito a tassi di cambio e indici di borsa consentono di estrarre indicazioni utili in merito allo "stato di salute" delle diverse economie. I tassi di cambio segnalano, in particolare, in quali paesi sono presenti squilibri strutturali o instabilità passeggere, mentre gli indici di borsa, se corretti per l’inflazione, riflettono in tempo reale l’andamento delle condizioni economico-finanziarie di un paese.
Per chi sviluppa attività con l’estero, le lettura congiunta di entrambi gli indicatori può risultate un valido cruscotto di monitoraggio della salute economico-finanziaria dei mercati serviti.


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