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Le potenzialità del vino italiano in Asia

Gli accordi di libero scambio dell’UE sostengono la crescita delle esportazioni di vino europeo ed italiano in Asia.


di Luigi Bidoia, economista industriale
20 Maggio 2019 - Agroalimentare
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Le esportazioni italiane di vino sono fortemente concentrate in Europa e Nord America; viceversa, in Asia la presenza del vino italiano è relativamente marginale. Se si considera che l’Italia nel 2018 ha esportato verso l’Asia vini, spumanti e non, per valori non superiori rispettivamente al 10% e al 20% di quanto esportato dai cugini francesi, risulta chiaro il ritardo della nostra industria. Le potenzialità per gli esportatori italiani risultano ancora più evidenti se si considera che le nostre esportazioni sono solo leggermente superiori a quelle spagnole e inglesi: se gli inglesi hanno esportato in Asia, nel 2018, 264 milioni di euro, i 322 milioni di esportazioni italiane di vino non spumante non possono essere considerati in linea con le potenzialità della nostra industria. Allo stesso modo, se i produttori spagnoli hanno esportato 42 milioni di vino spumante, i 68 italiani non possono essere considerati un buon risultato.
Il mercato asiatico è formato per oltre 3/4 da due grandi mercati di consumo finale (Cina e Giappone) e da due mercati di “transito” (Hong-Kong e Singapore). Gli unici altri due mercati di una relativa importanza sono la Corea del Sud e Taiwan. La Cina è il mercato che negli ultimi anni ha registrato la maggiore crescita: nel giro di pochi anni, le importazioni cinesi di vino sono passate da poco più di un miliardo agli oltre 2 miliardi del 2018. Anche il secondo mercato asiatico merita, in questa fase, una particolare attenzione: grazie all’accodo di libero scambio tra Giappone e UE entrato in vigore i 1 febbraio 2019, infatti, le imprese europee ora possono esportare in Giappone alle stesse condizioni delle imprese cilene, principale concorrente delle imprese italiane sulla fascia media. Nei vini non spumanti, nel 2015-2016, grazie al vantaggio dovuto a tariffe nulle, il Cile ha esportato in Giappone più degli esportatori italiani; ora che le condizioni sono pari, per i produttori italiani si aprono significative opportunità di crescita.


Le esportazioni di vino italiano in Asia non corrispondono alle potenzialità dell’enologia italiana


Se si analizzano le esportazioni italiane di vino in Asia, comparandole con quelle francesi, emerge un quadro negativo; questo è innanzitutto vero per i vini spumanti, come illustrato dalla figura che segue.


Da alcuni anni la Francia, guidata dallo Champagne, esporta in Asia circa 150 milioni di euro al trimestre. Le esportazioni italiane, viceversa, a fatica raggiungono i 10 milioni al trimestre. La débâcle dell’industria italiana del vino spumante risulta confermata dai risultati della Spagna: con il solo Cava riesce a insidiare le vendite italiane di Prosecco, Asti spumante e Franciacorta.

Le difficoltà dell’industria enologica italiana in Asia non riguardano i solo i vini spumanti. Altrettanto chiara è la fotografia dei vini non spumanti, come risulta evidente dal grafico qui riportato.


In questo caso, rossi e bianchi francesi si sono avvicinati da alcuni anni ai 500 milioni trimestrali, mentre le esportazioni italiane non hanno mai superato i 100 milioni. Inoltre, la posizione italiana non è insidiata dai soli vini spagnoli, ma anche da quelli inglesi.

E’ evidente che i flussi di esportazioni dei vini italiani verso i mercati asiatici non riflettono le potenzialità della nostra industria enologica, ma ritardi nelle politiche di promozione e di marketing. L’intensa attività dell’Unione Europea nella definizione di accordi di libero scambio con molti paesi asiatici può essere l’occasione per riportare in linea il nostro livello di esportazioni verso l’Asia con i valori della nostra industria enologica.


Giappone e Cina: preferenze diverse tra vini spumanti, frizzanti e fermi


L’analisi che segue mette a confronto le importazioni di vino, distinte tra spumanti e non spumanti, per i due principali mercati asiatici finali (Cina e Giappone) e per Singapore, centro distributivo verso l’Asia.

Nei vini spumanti è evidente il ruolo di primo piano giocato dal mercato giapponese.


Le importazioni del Giappone di vini spumanti hanno raggiunto nel 2018 i 600 milioni di euro e sono previsti superare i 700 milioni nel 2020. Il mercato è dominato dallo Champagne francese, venduto direttamente da esportatori francesi oppure transitato per Singapore. Complessivamente il Giappone importa oltre 500 milioni di euro di Champagne all’anno. Il secondo spumante più importato dal Giappone è il Cava spagnolo, che non supera però i 30 milioni di euro. I vini spumanti italiani sono ancora poco conosciuti: le importazioni di Prosecco Spumante e di Asti Spumante non hanno raggiunto nel 2018 i 5 milioni di euro ciascuno.
Nei vini spumanti, anche Singapore ha un peso significativo nelle importazioni asiatiche: le importazioni riguardano quasi esclusivamente Champagne francese, mentre gli spumanti italiani o spagnoli sono quasi del tutto marginali: non raggiungono l’1% dei valori registrati dallo Champagne. Gran parte degli spumanti importanti da Singapore sono poi esportati, prevalentemente in Giappone, Australia e paesi dell’area Asean. La predominanza dello Champagne tra le importazioni di vino spumante di Singapore riflette anche l'esistenza, fino alcuni mesi fa, di dazi specifici (con un costo fisso per litro) che avvantaggiava i vini più costosi.
Le importazioni dalla Cina sono relativamente marginali, con un quota di Champagne che supera di poco il 50%. In Cina il rapporto tra vino spumante e vino fermo è di una bottiglia ogni 100, a conferma che lo spumante non è ancora entrato nella abitudini della classe media cinese.

Nei vini non spumanti (frizzanti o fermi) la struttura del mercato asiatico cambia completamente. Come è evidente dal grafico qui riportato, il mercato cinese negli ultimi 10 anni è letteralmente esploso, passando da pochi milioni di euro agli oltre i 2 miliardi del 2018, con prospettive di avvicinarsi ai 3 miliardi all’inizio del prossimo decennio.


A confronto della crescita della Cina, il Giappone sembra essere un mercato statico: dopo aver consolidato gli 800 milioni di euro di importazioni degli ultimi anni, nei prossimi due anni esso è previsto crescere fino a superare i 900 milioni nel 2020. Le modifiche più importanti sul mercato giapponese sono però previste in termini di ricomposizione delle vendite tra i diversi esportatori: l’abbattimento della tariffe sulle importazioni UE, grazie all’accordo di libero scambio entrato in vigore il 1 febbraio di quest’anno, consentirà al vino europeo di giocare alla pari con il vino cileno, portando ad un aumento delle quote di mercato europee.
Non molto diversa si presenta la situazione sul mercato di Singapore, dove i vini europei devono competere con vini australiani e cileni. Anche in questo caso, i prossimi anni dovrebbero vedere un miglioramento delle condizioni di competitività dei vini europei, grazi agli accordi commerciali tra UE e Singapore, approvati dal Parlamento Europeo lo scorso 13 febbraio, che rafforzeranno la tutela dei vini ad Indicazione Geografica Protetta.


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