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Commercio mondiale filiera tessile: potenzialità e debolezze


di Simone Zambelli, Data Scientist
05 Giugno 2021 - Domanda mondiale
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Una delle industrie maggiormente penalizzate dalla pandemia è stata sicuramente la filiera tessile. I cambiamenti imposti dalle misure di contenimento del virus al contesto sociale hanno infatti profondamente ridimensionato il settore, che nella primavera del 2020 ha accusato una caduta superiore al 30%. Superata la prima ondata, nella seconda metà dell’anno vi è stato un progressivo recupero, ma anche all’inizio del 2021 siamo ancora lontani dai livelli pre-pandemici: -4% sul primo trimestre 2020 e oltre il -10% sul primo trimestre 2019. La forte crisi del settore è trainata dalla filiera del tessile moda e dall’abbigliamento, le quali hanno subito perdite considerevoli e faticano a riportarsi sui livelli di commercio del 2019. Per entrambi i segmenti, si registrano ancora importanti variazioni negative rispetto al primo trimestre del 2019, rispettivamente del -8% per il tessile moda e del -13% per l’abbigliamento. Salta invece all’occhio il repentino recupero che ha caratterizzato il settore del tessile casa (che comprende al suo interno tende, coperte, lenzuola e cuscini, tessile per la cucina e la tavola), con variazioni tendenziali positive già dal IV trimestre 2020 (+6%) e in crescita nel primo trimestre di quest’anno (+11%). Il risultato testimonia la maggiore attenzione dei consumatori in tutti i paesi del mondo verso l’ambiente domestico. Tuttavia, a fronte della profonda asimmetria che sta caratterizzando il settore tessile, la crescita del comparto tessile casa non compensa le perdite accusate dal segmento abbigliamento e tessile moda. In particolare il primo rappresenta oltre il 60% del commercio mondiale della filiera, il secondo poco meno del 30%, mentre il peso del tessile casa, anche se in recupero, rimane inferiore al 10%.


Nel corso dell’ultimo anno l’epidemia da Sars-Cov-2 ha profondamente trasformato le dinamiche economiche e sociali a livello globale. Questa spaccatura si è riflessa in particolar modo su alcuni settori specifici, uno dei quali è sicuramente la filiera del tessile.
La filiera tessile è stata duramente colpita dalla crisi, con un crollo che nel II trimestre del 2020 ha toccato quota -31% su base tendenziale, come mostrato in Fig.1.


Nonostante il progressivo recupero avvenuto nei mesi immediatamente successivi al picco dell’epidemia, a inizio 2021 non sono ancora stati riguadagnati i livelli pre-pandemici (-4,1%) e l’intero settore sembra essere in una fase di recupero molto lenta.

All’interno della filiera tessile, è importante distinguere i tre principali comparti, i quali hanno avuto un andamento fortemente differenziato:

  • Il tessile casa, che annovera al suo interno tende, coperte, lenzuola e cuscini, tessile per la cucina e la tavola;
  • Il tessile moda, ovvero i filati, i tessuti a maglia, a trama e tessuti non tessuti;
  • L’ abbigliamento (o prodotti finiti tessili), come la biancheria intima, l’abbigliamento esterno e gli indumenti da lavoro.

Dalla Fig.2 emerge con chiarezza come il tessile casa sia stato di gran lunga il settore più resiliente, in quanto non solo ha parzialmente limitato la caduta durante il Great Lockdown, ma sin dal III trimestre 2020 si era già riportato su livelli di commercio prossimi al periodo pre-crisi. Inoltre, in controtendenza rispetto alle altre divisioni, negli ultimi sei mesi ha fatto registrare variazioni fortemente positive, pari al +6% nel IV trimestre 2020 e al +11% nel I trimestre 2021. Tuttavia, come evidenziato nella Fig.1, la crescita di questo comparto non compensa le perdite accusate dai segmenti abbigliamento e tessile moda, in quanto esso rappresenta solamente il 10% del commercio mondiale della filiera tessile nel suo complesso. Gli altri due comparti sono ancora in difficoltà, in particolare l’abbigliamento, che ricopre il 60% del totale di settore.
La marcata differenza dei risultati di commercio mondiale all’interno dello stesso settore economico testimonia le modificazioni in atto nelle preferenze di consumo a livello mondiale, con una crescente attenzione verso l'ambiente casa. Questa polarizzazione delle preferenze nasce come conseguenza alle limitazioni agli spostamenti imposte, che hanno penalizzato i consumi voluttuari e maggiormente legati alla socialità.


Focus tessile casa


Il ramo della filiera tessile meno penalizzato dalla recente emergenza economico-sanitaria è quindi il tessile casa.
Nella fase più acuta della pandemia, le imprese italiane del settore hanno perso quote di commercio mondiale, riuscendo tuttavia a recuperare nella prima parte del 2021. Come mostrato in Fig.3, l'indice delle esportazioni italiane si è posizionato nel 2020 al di sotto di quello delle esportazioni mondiali, e solo nel I trimestre 2021 questo gap è risultato colmato.


Fra i principali mercati di destinazione dell’export italiano nel periodo pre-pandemico (IV trimestre 2019), troviamo gli Stati Uniti, con un valore di oltre 20 milioni, seguiti a distanza da Francia, Svizzera e Germania, con poco più di 10 milioni a testa. I dati del I trimestre 2021 evidenziano che le flessioni più significative sono state subite dal commercio verso la Svizzera (-42%) e gli USA (-26%), mentre le esportazioni italiane verso la Germania hanno sostanzialmente recuperato i valori pre-pandemia. Al contrario, l’export verso la Francia è quasi raddoppiato nel corso degli ultimi quindici mesi, facendo salire i transalpini al primo posto fra i mercati di destinazione dell’export italiano.


Conclusioni


La pandemia globale ha dato un duro colpo alla filiera tessile nel suo complesso e il recupero economico sembra stia procedendo a ritmi piuttosto lenti; ad eccezione del tessile casa, unico comparto che ha saputo limitare le perdite e riprendersi in modo celere ed efficace.
Con l’avvento dei vaccini e il progressivo ritorno alla “normalità” si prevede un aumento della domanda di prodotti tessili. Per le imprese italiane del settore, nei prossimi mesi sarà importante monitorare le dinamiche delle importazioni dei diversi paesi, al fine di poter orientare gli investimenti e le azioni commerciali verso i paesi che presentano la maggior velocità di recupero.


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