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La salute dell'industria automotive


di Alba Di Rosa, economista
03 Dicembre 2020 - Automotive
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Sulla base dei primi dati disponibili, tanto a livello di immatricolazioni che di commercio estero, emerge chiaramente come il settore dell’auto sia stato duramente colpito dalle conseguenze della crisi sanitaria. I dati ACEA (European Automobile Manufacturers Association) segnalano, per l’Unione Europea, una caduta delle nuove immatricolazioni pari al 26.8% nei primi 10 mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Tra i maggiori mercati europei, è la Spagna a registrare la caduta maggiore (-36.8%), seguita da Regno Unito e Italia.
Sui mercati extra-UE, gli Stati Uniti risultano sostanzialmente in linea con la media europea in termini di caduta delle immatricolazioni nel periodo considerato, registrando una riduzione pari al 29% su base tendenziale; va meglio sui maggiori mercati asiatici, dove le immatricolazioni calano “soltanto” del 14.7% in Giappone e del 9.9% in Cina. Nello specifico del mercato cinese, si osservano variazioni tendenziali positive nel numero di nuove vetture immatricolate a partire dal mese di maggio, indicando come il mercato dell’auto cinese sia in una fase molto più avanzata del suo recupero rispetto ai suoi corrispettivi internazionali.
Segnalano una forte battuta d’arresto anche i dati di commercio mondiale: nei primi 3 trimestri dell’anno, si stima una riduzione dell’export italiano di autovetture prossima al 15%, a fronte di una caduta superiore al 20% a livello mondiale.


Giunti ormai a chiusura del III trimestre 2020, è possibile trarre un primo bilancio dell’impatto della crisi sanitaria sul settore automotive, uno dei più duramente colpiti dalle conseguenze delle chiusure preventive, del cambiamento nelle preferenze dei consumatori e della riduzione dei redditi disponibili per alcune fasce di essi.
In un articolo di giugno (“Gli effetti della pandemia sul settore automotive: i primi numeri”) avevamo raccontato i primi effetti della crisi Covid sull’industria automotive, facendo la conta dei danni per i primi 4 mesi del 2020, dal punto di vista delle immatricolazioni nei maggiori mercati e del commercio estero di autovetture. Avevamo rilevato una caduta delle immatricolazioni superiore al 30% su base tendenziale per Stati Uniti, Unione Europea e Cina, a fronte di una riduzione inferiore al 20% per il Giappone. Andiamo quindi ad analizzare gli aggiornamenti rispetto a questo scenario, per indagare se i mesi successivi possano aver lasciato spazio all’avvio di una fase di recupero.


Immatricolazioni UE


Guardando alle immatricolazioni di nuove auto sullo scenario europeo, i dati ACEA mostrano come a settembre, per la prima volta nel 2020, la variazione tendenziale sia entrata in territorio positivo (+3.1%), dopo 8 mesi di cali consecutivi. Già ad ottobre la variazione torna, però, in negativo (-7.8%) a causa dell’introduzione di restrizioni legate alla nuova ondata di casi Covid, secondo quanto riportato da ACEA.
Nel complesso del periodo gennaio-ottobre 2020, si registra una caduta delle nuove immatricolazioni pari al 26.8% rispetto ai primi 10 mesi dell’anno precedente, corrispondente a 2.9 milioni di auto immatricolate in meno. Si registra quindi un recupero, seppur parziale, rispetto al crollo del 38.5% osservato nei primi 4 mesi dell’anno.
Tra i maggiori mercati europei, è la Spagna a registrare la caduta maggiore in termini di immatricolazioni nei primi 10 mesi del 2020 (-36.8%), seguita da Regno Unito e Italia con contrazioni lievemente superiori al 30%. Prossima al 30% la caduta osservata per la Francia; inferiore al 25% la riduzione tendenziale nelle immatricolazioni in Germania nel periodo considerato.

Nonostante il generale crollo nelle immatricolazioni, per i nuovi acquisti di auto effettuati nell’UE negli ultimi mesi emerge un chiaro trend di spostamento verso veicoli elettrici: nel III trimestre 2020 la quota di nuove auto a benzina nell’UE scende al 47.5%, rispetto al 58.5% del Q3-2019. Scende di più di 2 punti percentuali la quota di nuove auto diesel; più che raddoppia la quota di auto elettriche1, passando dal 9.1% al 22.3%.


La forte crescita di quota del comparto delle auto elettriche sarebbe principalmente riconducibile all’introduzione di incentivi da parte dei governi nazionali, volti a sostenere la domanda in risposta alla crisi Covid - incentivi che, in linea con l’obiettivo di una transizione green del settore, sono andati soprattutto a beneficio dei produttori di auto elettriche.
Guardando ai valori assoluti, le immatricolazioni di auto elettriche nell’Unione sono aumentate di quasi il 130% nel Q3-2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


Immatricolazioni extra-UE


Sui mercati extra-UE, gli Stati Uniti risultano sostanzialmente in linea con la media europea in termini di caduta delle immatricolazioni nei primi 10 mesi dell’anno (-29% su base tendenziale), mentre si registrano cadute inferiori sul fronte asiatico: -14.7% per il Giappone, -9.9% per la Cina.
Rispetto al -35% (tendenziale) registrato in Cina nei primi 4 mesi del 2020, a chiusura d’anno quasi raggiunta il mercato cinese risulta quindi quello che maggiormente ha recuperato il colpo della pandemia. Si osservano infatti variazioni tendenziali positive nel numero di nuove vetture immatricolate a partire dal mese di maggio, che segnalano come il mercato dell’auto nel Paese del Dragone si trovi in una fase molto più avanzata del suo recupero rispetto ai corrispettivi internazionali.

Guardando agli ultimi dati disponibili, quelli di ottobre 2020, si segnala per la Cina un incremento tendenziale delle immatricolazioni del 9.3%; primo significativo rebound anche per il Giappone (+30.8%), mentre gli USA rimangono ancora in territorio negativo (-11.6%).


Commercio mondiale


Esaminando lo stato di salute dell’industria automotive dal punto di vista del commercio mondiale, i segnali che giungono non sono molto più confortanti rispetto allo scenario delle immatricolazioni. Gli scambi internazionali di auto sono stati colpiti più duramente della media del commercio mondiale dagli effetti della pandemia: le ultime stime ExportPlanning indicano una contrazione tendenziale del 6% nel I trimestre, arrivata a toccare il -54% nel II; caduta più contenuta, pari al -11%, prevista per il III trimestre.
Guardando invece alle esportazioni di autovetture del nostro paese, laddove la filiera automotive gioca un ruolo strategico superiore ai 6 punti percentuali di PIL, vediamo come la contrazione dell’export sia stata significativa ma minore della media mondiale nei primi tre trimestri dell’anno, secondo stime ExportPlanning. Dopo una contrazione tendenziale del 4% nel Q1, seguita da un affondo del 48% nel Q2, si stima infatti un rimbalzo superiore al +7% nel Q3, rispetto allo stesso periodo del 2019. Non va altrettanto bene alla componentistica per autoveicolo: l’export italiano del settore, seppure in recupero nel Q3, risulta infatti ancora inferiore del 7% rispetto ai livelli del III trimestre 2019.
Nel complesso dei primi 3 trimestri dell’anno, si stima una riduzione dell’export italiano di autovetture prossima al 15%, a fronte di una caduta superiore al 20% a livello mondiale.


Conclusioni


Superata l’iniziale fase di shock con l’arrivo del virus, e entrati ormai appieno nella fase di convivenza, anche la produzione industriale si sta adattando alla nuova normalità, scongiurando per il momento il rischio di nuovi drammatici crolli dal lato dell’offerta, per la generalità dell’industria così come per quella dell’auto. Ciò risulta evidente dall’analisi degli indici PMI del comparto manifatturiero: guardando al caso dell’Eurozona, il PMI Manufacturing segnala un miglioramento dell’attività economica a novembre (53.8) rispetto al mese precedente. L’indice è ormai stabilmente sopra quota 50 da luglio.
Cosa aspettarsi per il prossimo futuro? Nel Rapporto Export 2020 “Open (again)”, SACE evidenzia come due fattori potranno fornire un contributo al recupero del settore nel 2021: la domanda inespressa del 2020 e la preferenza per mezzi di trasporto privati rispetto a quelli pubblici, come diretta conseguenza della pandemia. Rimangono, però, le conseguenze indirette della crisi, come gli effetti sui redditi e quindi l’incentivo a fare acquisti durevoli come quelli delle automobili, che potrebbe risultare particolarmente basso nell’attuale periodo storico. A fronte di ciò, risulta indispensabile l’intervento del legislatore, cogliendo l’occasione del superamento dello shock Covid per accelerare anche la transizione verso un’industria automobilistica più verde. La European Automobile Manufacturers Association (ACEA) chiama quindi i governi e l’UE per misure di supporto che possano contemporaneamente favorire questi due obiettivi.


1. Si considerano congiuntamente Plug-in Hybrids (PHEV) e Hybrid electric vehicles (HEV).

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