a cura di Alba Di Rosa, economista - 03 December 2024

Luci e ombre sull’Egitto: un quadro del paese, tra instabilità e prospettive di crescita

Egitto

Tra i vicini del Mediterraneo, recentemente salito al centro della cronaca per le iniziative del piano Mattei ma anche per le penalizzazioni degli attacchi Houthi, c’è l’Egitto. Classificato dalla World Bank come paese a medio-basso reddito, l’Egitto possiede un significativo potenziale sul fronte del manifatturiero e dei servizi, nonché un ampio mercato interno – si prevede che la popolazione egiziana arriverà a quota 107 milioni nel 2024 – e una posizione geografica strategica come porta d'accesso all'Africa, all'Asia e all'Europa.
Tra gli eventi che hanno segnato il paese negli ultimi decenni non possiamo dimenticare la primavera araba del 2011, che ha portato alla caduta di Mubarak, al potere da quasi 30 anni. Con l’arrivo di Al Sisi qualche anno dopo, si può parlare di un ritorno all’autocrazia, in mancanza di significativi miglioramenti democratici. In effetti secondo la Freedom House, organizzazione non governativa americana che opera nello studio e nella promozione di libertà e democrazia, e che classifica i paesi del mondo in termini di global freedom, l’Egitto non può ancora dirsi pienamente “libero”, mostrando un punteggio moderato tanto in termini di diritti politici che di libertà civili, per un complessivo score pari a 18/100 nell’ultima edizione dello studio. Il caso dello studioso italiano Giulio Regeni e delle successive vicende giudiziarie è emblematico delle garanzie ancora limitate che il paese offre in termini di diritti umani.

Pur dovendo ancora fronteggiare significativi avanzamenti democratici, l’Egitto rappresenta per l’Italia, e tanto più l’Europa in senso lato, un partner strategico su più fronti, e verso il quale si stanno ampliando le prospettive di collaborazione. Risale, ad esempio, allo scorso marzo la firma di una Strategic and Comprehensive Partnership tra Unione Europea e l’Egitto, che punta ad accrescere le relazioni politiche tra le due aree, ma anche a promuovere, in un’ottica di lungo periodo, la stabilità macroeconomica e la crescita del paese.
La partnership punta poi ad attirare fino a 5 miliardi di euro di investimenti europei in diversi settori, tra cui l'energia rinnovabile, l'industrializzazione avanzata, l'agricoltura, la sicurezza alimentare, la connettività e la digitalizzazione, la sicurezza idrica. Tra gli obiettivi della partnership non manca, inoltre, la volontà di rafforzare la cooperazione UE-Egitto, per attuare e sfruttare appieno il potenziale dell'area di libero scambio in vigore dal 2004 (EU-Egypt Association Agreement), che ha eliminato le tariffe sui prodotti industriali e introdotto agevolazioni per il commercio di prodotti agricoli, favorendo l’interscambio trans-mediterraneo.


Contesto macroeconomico: moderati segnali di stabilizzazione

Andiamo allora ad approfondire il caso Egitto partendo dal quadro macroeconomico. I dati dell’ultimo scenario del Fondo Monetario Internazionale (World Economic Outlook, ottobre 2024) stimano, per il tasso di crescita del PIL, il raggiungimento di un punto di minimo nel 2024, pari al +2.7%. La crescita egiziana dovrebbe tornare ad accelerare nei prossimi anni, superando nel 2026 la soglia del 5%; di pari passo, si prevede che l’inflazione possa raggiungere, nella media 2024, un punto di massimo del 33%, per poi procedere ad un progressivo calo, arrivando al 5% nel 2029.

Nell’attuale fase storica, l’Egitto sta cercando di perseguire una stabilizzazione macroeconomica e di portare avanti riforme strutturali, diventate più complesse da gestire con l’avvio del conflitto israelo-palestinese e degli attacchi Houthi sul Mar Rosso: questi ultimi hanno infatti portato ad un calo delle entrate di valuta estera, con la diminuzione dei traffici sul canale di Suez, e rischiano allo stesso modo di penalizzare il turismo in entrata nel paese.

Fonte: IMF PortWatch

Allo stato attuale, alla stabilizzazione dell’economia egiziana stanno contribuendo molteplici fonti di investimenti, regionali e internazionali, grazie ai quali giungono i primi segnali di ripresa. Gli ultimi dati della Central Bank of Egypt suggeriscono che, nel III trimestre 2024, la crescita del PIL del paese sia risultata più dinamica rispetto al +2.4% del II trimestre; anche le proiezioni per gli ultimi tre mesi dell’anno confermano una progressiva ripresa, sebbene il PIL reale continui a rimanere sotto al suo potenziale.
Sul fronte degli investimenti, il Fondo Monetario Internazionale sta giocando un ruolo di primo piano: si pensi, ad esempio, all’Extended Fund Facility, approvato a fine 2022 e ulteriormente allargato nel 2024, a cui si è affiancato quest’anno un pacchetto di aiuti stanziato dall’Unione Europea. È stato inoltre annunciato a febbraio un accordo tra l’Egitto e l’Abu Dhabi Developmental Holding Company (ADQ), per un investimento di 35 miliardi di dollari che punta allo sviluppo, nella regione di Ras Al-Hikma, di un hub turistico, residenziale, finanziario e zona franca leader nel suo genere, dotata di infrastrutture di livello mondiale per rafforzare il potenziale di crescita economica e turistica dell'Egitto. I lavori dovrebbero cominciare nel 2025, mentre i capitali sono già arrivati nel 2024, andando ad influire significativamente sui flussi di investimenti diretti esteri (IDE) in entrata nel paese. Come si nota dal grafico di seguito, già nel 2023 l’Egitto si è classificato come maggiore beneficiario di IDE in entrata tra i paesi africani (quasi 10 miliardi di dollari), seguito dal Sudafrica (5.2 miliardi).

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati UNCTAD

Accettando gli aiuti internazionali, in particolare quelli del Fondo, l’Egitto ha accettato anche sfide di ampia portata sul fronte delle riforme, come il progressivo passaggio ad un tasso di cambio flessibile, nonché la necessità di rivedere in maniera significativa il ruolo dello Stato nell’economia.

I numeri degli scambi commerciali

Andiamo ora a focalizzarci sui numeri di del commercio estero. L’approvvigionamento egiziano per area geografica proviene soprattutto dall’Asia (in primis la Cina, per oltre 13 miliardi di euro nel 2023), seguita a stretto giro dall’UE (pari a circa ¼ del totale nel 2023); oltre il 20% dell’import proviene invece dai vicini paesi dell’area MENA (Middle East and North Africa) – area con buona parte della quale l’Egitto condivide, dal ‘98, la partecipazione alla Pan-Arab Free Trade Area (PAFTA).
In termini di singoli player, tra i mercati di approvvigionamento per l’Egitto troviamo – alle spalle del gigante asiatico, al primo posto assoluto – l’Arabia Saudita (oltre 8 miliardi di importazioni nel 2023). Tra i paesi UE troviamo invece al quarto posto la Germania e, in ottava posizione, l’Italia.

La posizione italiana sale considerevolmente andando a guardare alle maggiori destinazioni dell’export egiziano: l’Italia si colloca infatti al terzo posto della classifica generale nel 2023, andando a rappresentare il primo paese europeo di destinazione, alle spalle di Turchia e Arabia Saudita.
Le esportazioni egiziane si concentrano soprattutto sulle materie prime (pari a quasi il 40% del totale esportato nel 2023) e sui beni intermedi (35% del totale). Ancor più concentrate sulle materie prime sono le esportazioni verso l’Italia, che nel 2023 hanno rappresentato oltre il 65% del totale; oltre il 25%, invece, la quota relativa ai beni intermedi. Tra le materie prime esportate nel nostro paese, parliamo in particolare di petrolio greggio e gas naturale, di prodotti petroliferi e derivati del carbone (come oli di petrolio e benzine per motori), ma anche alluminio, acciaio, materie plastiche in forme primarie, rame, ecc.

Di contro, le esportazioni italiane verso il paese del nord Africa si concentrano innanzitutto su prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio: l’export italiano di materie prime industriali nel paese è stato di quasi 900 milioni di euro nel 2023, di cui quasi 600 milioni di benzine per motori e oli di petrolio. Troviamo poi i comparti merceologici che vanno ad alimentare l’industria del paese: partendo dai beni di investimento, tra le esportazioni italiane troviamo soprattutto macchinari e impianti per i processi industriali (243 milioni di euro nel 2023), l’elettrotecnica, gli strumenti e attrezzature per l’industria e l’impiantistica industriale (di poco inferiori ai 200 milioni). Tra i beni intermedi, spiccano invece le nostre esportazioni di componentistica meccanica ed ottica (290 milioni di euro), beni intermedi chimici e in metallo.
Ruolo ancora comparativamente minoritario nelle nostre esportazioni verso il paese è quello dei beni di consumo: tra questi, al primo posto troviamo i prodotti per la salute e i prodotti finiti per la casa (tra i 100 e i 150 milioni).

Nel contesto delle citate difficoltà economiche del paese, gli ultimi dati trimestrali segnalano come l’export italiano verso l’Egitto, nei primi 9 mesi del 2024, abbia mostrato un calo tendenziale, tanto nei valori a prezzi correnti che a prezzi costanti. Alcuni comparti si sono in ogni caso distinti in termini di dinamismo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (al netto delle dinamiche di prezzo). Sul fronte del manifatturiero, parliamo innanzitutto delle esportazioni italiane di strumenti e attrezzature per ICT e servizi, comparto relativamente modesto per le nostre esportazioni verso il paese; attorno al 20% anche la crescita tendenziale del settore farmaceutico nei primi 9 mesi del 2024, dei beni intermedi in carta e legno e delle macchine e impianti per i processi industriali. Si segnala inoltre il dinamismo degli alimentari confezionati e bevande (+16% tendenziale rispetto a gennaio-settembre 2023).

Conclusioni

Dall’analisi del caso Egitto emerge un quadro di contrasti, difficoltà, ma anche possibilità di crescita, che necessita di un continuo monitoraggio da parte delle imprese interessate a costruire opportunità di business.

L’Egitto rappresenta infatti di uno dei player di maggiore rilievo nel contesto africano, tanto per la sua popolosità (terzo paese più popoloso del continente) che per le dimensioni della sua economia (al secondo posto, alle spalle del solo Sudafrica). Sebbene l'Africa rappresenti, allo stato attuale, un attore di secondo piano nel manifatturiero globale, al suo interno è l'Egitto uno dei principali hub produttivi: secondo l’OECD, il paese genera infatti il maggiore valore aggiunto manifatturiero del continente, presentando ancora ampi spazi di crescita.

In aggiunta a quanto detto, risulta inoltre di interesse per l’esportatore monitorare gli obiettivi posti dal paese sul fronte della transizione green. Secondo le ultime dichiarazioni governative, l’obiettivo di energia prodotta da fonti rinnovabili nel paese è pari al 40% nel 2040, in affiancamento all’espansione del già consolidato settore del gas naturale.
 

Se desideri maggiori informazioni, contattaci.