di Alba Di Rosa, economista - 04 February 2026

Arabia Saudita: scenari economici e opportunità per le imprese italiane

Arabia Saudita

Nell’attuale contesto di incertezza geopolitica, legata in primis agli sviluppi della politica commerciale americana, l’Unione Europea si sta facendo portavoce di una linea di diversificazione dei propri mercati di sbocco, tramite la definizione di nuove partnership. Ciò è emerso con chiarezza nel corso del 2025, ed è stato ulteriormente confermato dagli ultimi annunci: si pensi, ad esempio, alla firma dell’accordo con il Mercosur del 17 gennaio (ora in attesa del parere della Corte di Giustizia UE), e all’ancor più recente dichiarazione di un EU-India Free Trade Agreement.

L’Italia abbraccia, a sua volta, la linea della diversificazione, con l’obiettivo di raggiungere il target dei 700 miliardi di euro di export nazionale entro la fine dell’attuale legislatura (2027). In particolare, l’obiettivo del Piano d’azione per l’export italiano è quello di accelerare la penetrazione delle esportazioni nazionali in mercati ad alto potenziale, nonché al tempo stesso sostenere le vendite sui mercati tradizionali.
Tra gli emergenti ad alto potenziale individuati nel Piano, troviamo il caso dell’Arabia Saudita: andiamo dunque ad approfondire le prospettive di sviluppo per il paese, e gli spazi di opportunità per gli esportatori italiani.

Saudi Vision 2030: piani ambiziosi in dirittura d’arrivo

Da ormai 10 anni, l’Arabia Saudita ha lanciato il piano Saudi Vision 2030, entrato nella sua fase finale nel 2026. L’obiettivo chiave del progetto è quello della diversificazione dell’economia saudita, per ridurre la dipendenza dalle esportazioni di idrocarburi in un contesto internazionale ormai impegnato verso la transizione green. A ciò si affiancano, inoltre, obiettivi di sviluppo sociale, creazione di un ambiente dinamico per investitori locali e internazionali e, in senso lato, di consolidamento del ruolo del paese come hub strategico sulla scena internazionale.

Secondo l’ultimo rapporto sullo stato di attuazione del piano Saudi Vision, diffuso dal governo saudita lo scorso anno, nel 2024 l’85% delle iniziative sarebbero state completate o in linea con i tempi previsti, sebbene siano in corso alcuni ritardi e ricalibrazioni del programma; si pensi, ad esempio, al caso del progetto NEOM – che punta a costruire una megalopoli futuristica e sostenibile nel cuore del deserto – ma che sta suscitando perplessità agli occhi di numerosi commentatori internazionali in merito a modalità e tempistiche di realizzazione.

Gli spazi di opportunità individuati nel paese si legano, inoltre, al calendario di grandi eventi internazionali che l’Arabia Saudita ospiterà nei prossimi anni: si pensi, in primis, all’Expo 2030, ma anche alla FIFA World Cup 2034 – eventi che offriranno ampio spazio a progetti di sviluppo urbano e infrastrutturale.

Nuove opportunità di collaborazione per Italia e UE

Nel contesto descritto, molteplici partner esteri stanno individuando potenziali aree di collaborazione: come dichiarato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), l’Italia punta a diventare partner di primo piano in questi progetti di trasformazione, puntando a valorizzare le eccellenze nazionali.

Guardando soltanto agli ultimi accordi che mirano a tale obiettivo, risale a novembre 2025 la firma di un Memorandum of Understanding tra CDP, SIMEST e la Camera di Commercio Italo-Araba per promuovere la cooperazione tra le imprese dei due paesi, facilitare l’accesso ai mercati, sostenere l’export e l’internazionalizzazione; si punta quindi a creare un canale strutturato di collaborazione, con particolare attenzione dedicata alle PMI. Nel corso del medesimo evento è stata inoltre sottoscritta una dichiarazione congiunta tra l’Ambasciata d’Italia a Riyadh e Expo Riyadh 2030 per istituire una task force dedicata alle imprese italiane, per favorire il dialogo e promuovere opportunità di collaborazione in vista dell’evento.

Nel 2024 si è invece tenuto il primo summit tra l’UE e i paesi del Golfo, al fine di rafforzare la relazione con partner strategici in un periodo storico geopoliticamente sfidante; si è ribadito, inoltre, l’interesse comune a instaurare relazioni commerciali e di investimento reciprocamente vantaggiose, che dovranno essere sviluppate, se del caso, attraverso quadri multilaterali, regionali e bilaterali.

Economia saudita: scenario macroeconomico solido, cresce il comparto non-oil

Dal quadro strategico e istituzionale, passiamo all’analisi dei principali indicatori macroeconomici, per inquadrare le opportunità del paese su basi quantitative.
Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, l’Arabia Saudita è la maggiore economia del Medio Oriente e, nel gruppo del G20, si sta distinguendo tra i best performer in termini di ritmi di crescita.
Nel 2025, la crescita del PIL saudita è stata pari al +4.3%; per il 2026 il Fondo prevede un’ulteriore accelerazione (+4.5%), per poi rallentare al +3.6% nel 2027. Di pari passo, l’inflazione risulta contenuta (attorno al 2% nel 2025); buoni anche gli sviluppi sul fronte occupazionale, con la disoccupazione ai livelli di minimo storico, e una crescente partecipazione femminile alla forza lavoro.


L’obiettivo di diversificazione del PIL, promosso dalla Saudi Vision, sta trovando riscontro in termini di risultati. Dai dati del ministero dell’economia saudita, emerge infatti che il tasso di crescita del PIL non petrolifero si è collocato stabilmente in territorio positivo dal 2021 al 2024, nonchè su ritmi più dinamici di quello petrolifero – eccezion fatta per il 2022, quando i prezzi del greggio hanno toccato un punto di massimo. Nello specifico del 2024, si segnala un calo del 4.4% per il PIL saudita legato alle attività petrolifere, a fronte di una crescita del 5.2% per il non-oil.

A fronte di un avanzamento del suo processo di diversificazione economica, l’Arabia Saudita sembrerebbe dunque mostrare una significativa resilienza a incertezza e shock esterni, riducendo la sua esposizione alle fluttuazioni del prezzo del greggio: dai dati congiunturali, si nota infatti come il PIL del comparto non petrolifero ha confermato il suo dinamismo nel corso del 2025, a fronte di un prezzo del greggio arrivato, a fine anno, su livelli di circa il 50% inferiori rispetto al punto di massimo del 2022.

Nel quadro economico delineato, i numeri sugli investimenti diretti esteri (IDE) in entrata nel paese confermano l’interesse degli investitori internazionali. Secondo i dati UNCTAD, gli IDE in entrata hanno toccato un punto di massimo nel 2021 (28 miliardi di dollari), per poi ridursi parzialmente; in ogni caso, nel 2024 i flussi sono rimasti sopra i 15 miliardi di dollari, valori significativi rispetto alla recente media storica. L’UNCTAD, inoltre, ha segnalato che nel 2025 gli IDE in entrata nel paese sono tornati a crescere.
In positiva controtendenza gli investimenti italiani in Arabia Saudita: secondo gli ultimi dati diffusi dalla Banca d’Italia, i flussi di IDE nazionali verso il paese saudita hanno segnato un incremento del 15% nel 2024 toccando i 114 milioni di euro.

Commercio estero: la performance delle imprese italiane

Last but not least, guardiamo ai numeri di commercio estero. Secondo le pre-stime ExportPlanning, l’Arabia Saudita si è collocata al 20° posto come mercato di destinazione dell’export italiano nel 2025 (in evidente ascesa rispetto alla 36esima posizione del 2019): pur parlando di un mercato minore,  l’export italiano ha imboccato un chiaro percorso di crescita, e che presenta evidenti spazi di opportunità.
L’Italia si posiziona, invece, nella top 10 dei maggiori mercati di approvvigionamento per l’Arabia Saudita; le importazioni saudite sono infatti ancora fortemente concentrate sulla Cina (circa il 50% del totale importato nel 2024 è venuto dal gigante asiatico); seguono Unione Europea (che, nel suo complesso, ha risposto ad oltre il 40% della domanda saudita), USA (15.3%), India e i vicini Emirati (oltre il 10%).

L’accelerazione delle esportazioni italiane verso il mercato saudita risale agli ultimi anni, a partire dal periodo post-Covid: la crescita a doppia cifra delle esportazioni italiane in euro correnti è partita nel 2022 (complice anche l’inflazione), risultando pari al +22.1%, per poi proseguire nel 2023 (+13.5%) e 2024 (+29.5%).
Secondo gli ultimi dati ExportPlanning, nella media 2025 le nostre esportazioni verso il paese avrebbero mostrato una sostanziale stabilità (+0.2% rispetto al 2024), a fronte di un calo congiunturale nel I trimestre, seguito da tre successivi aumenti. In termini di valori, le esportazioni italiane si sono collocate sui 6 miliardi di euro lo scorso anno, a fronte di 4 miliardi di importazioni, per un saldo commerciale positivo attorno ai 2 miliardi.

Più dinamiche, invece, le complessive esportazioni UE verso il mercato saudita nel 2025 (+2.7%), che si stima abbiano raggiunto la soglia dei 37 miliardi. Anche in questo caso, il saldo della bilancia commerciale è risultato a favore dell’Unione, tanto nel 2024 che nel 2025, dopo due anni consecutivi di deficit.
Si precisa, però, come dai dati sull’interscambio con il partner saudita emerga – tanto per l’UE che per l’Italia – un andamento tutto sommato coerente e parallelo tra import e export, senza scostamenti marcati tra le due dinamiche: ne risulta, quindi, un equilibrio complessivo della bilancia commerciale, che può contribuire a valorizzare i rispettivi sistemi produttivi, riducendo il rischio di tensioni di tipo protezionistico. Allo stato attuale, possiamo infatti parlare di una complementarità tra i sistemi di offerta europeo e saudita – il primo concentrato sul manifatturiero, e il secondo sul comparto petrolifero.

Focus merceologico

Andiamo ora a guardare più da vicino alle esportazioni italiane a livello merceologico. Nel 2025, le esportazioni nazionali verso il partner saudita si sono concentrate in primis sul comparto della Metalmeccanica (oltre il 40% del totale esportato), seguito pressochè a pari merito da Casa-arredo e Chimica-farmaceutica (quasi il 20%).
La tabella di seguito riporta i dettagli settoriali.

Esportazioni manifatturiere italiane in Arabia Saudita (2025)

                                                          Fonte: ExportPlanning

Nel 2025 troviamo in prima posizione nel paniere del nostro export i Prodotti e strumenti per la salute (856 milioni di euro, pari a quasi il 15% del totale esportato dall’Italia in Arabia Saudita), seguiti da Beni per le costruzioni (770 milioni, pari al 13% del totale esportato) e Componenti meccaniche (quasi 490 milioni, 8% del totale). Rilevante inoltre il contributo di Macchinari, Impiantistica e Attrezzature industriali che, nel loro complesso, hanno rappresentato circa il 15% del totale esportato dall’Italia nel paese saudita nel 2025.

Gli incrementi per le nostre esportazioni sono stati notevoli negli ultimi anni, e diffusi a tutti i macro-comparti. Da alcuni settori sono giunti, lo scorso anno, segnali di assestamento, a fronte di ritmi di crescita ancora sostenuti in altri casi – primo fra tutti il farmaceutico. In ogni caso, ciò che emerge con chiarezza è che il nostro export si colloca, per tutti i settori esaminati, ben al di sopra dei livelli pre-Covid – e, in alcuni casi, su nuovi livelli di massimo storico.
Le esportazioni italiane stanno dunque rispondendo a processi paralleli in atto del paese: da un lato, il rafforzamento della domanda sul fronte dei consumi (di cui sta beneficiando il nostro export farmaceutico, agroalimentare e sistema moda), e dall’altro un processo di innovazione della struttura produttiva saudita tramite mega-progetti, verso l’ambizioso obiettivo di una trasformazione economico-sociale.
Il percorso di espansione in atto per la domanda saudita, unito all’apprezzamento per la qualità italiana, ha portato il nostro export 2025 pressochè a raddoppiare rispetto ai livelli 2019 (3.3 miliardi di euro), salendo in seconda posizione tra i maggiori esportatori UE nel paese.

Conclusioni

In un contesto di tensioni internazionali sempre più frequenti, che ampliano gli spazi di incertezza per le imprese esportatrici italiane, mercati come quello saudita si stanno invece aprendo con decisione alla scena internazionale. Se gli ambiziosi obiettivi alla base della trasformazione del paese sono prevalentemente di natura interna — orientati alla modernizzazione e alla diversificazione economica — le iniziative avviate nell’ambito della Vision 2030 creano al tempo stesso ampi margini di collaborazione per le imprese estere; un terreno sul quale anche Italia e UE stanno cercando di posizionarsi in modo sempre più strutturato, coltivando prospettive di reciproco vantaggio nel medio periodo.
 
Dal punto di vista dell’Arabia Saudita, la maggiore sfida dei prossimi anni sarà quella di consolidare l’attuale slancio di crescita e portare a compimento una solida diversificazione economica. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, tale percorso dipenderà sempre più da due fattori chiave: lo sviluppo di una forza lavoro qualificata e il rafforzamento di un settore privato dinamico, chiamati a sostenere la stabilità economica del paese e la prosecuzione delle riforme in un contesto di progressiva riduzione delle entrate petrolifere.


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