di Alba Di Rosa, economista - 20 May 2024

Beni strumentali: opportunità e minacce per l'export italiano

Le imprese italiane stanno indubbiamente operando in un contesto sfidante. Ai vari shock vissuti negli ultimi anni (dalla Brexit al Covid, al conflitto russo-ucraino e poi quello israelo-palestinese) si uniscono tendenze di lungo periodo che rimangono sulla scena e che necessitano di un inevitabile monitoraggio – e, in alcuni casi, di un adattamento: parliamo della digitalizzazione, del cambiamento climatico, ma anche di una crescente incertezza in un contesto di tensioni internazionali significative, di una crescita economica lenta e di un quadro finanziario attualmente segnato da politiche monetarie restrittive.

Dal punto di vista del commercio estero del totale merci, il 2023 ha mostrato un calo della domanda mondiale a prezzi costanti che, secondo i dati ExportPlanning, si sarebbe contratta di circa 2 punti percentuali. Il quadro risulta sfidante anche per gli esportatori di macchinari, che si trovano a loro volta a fronteggiare il rischio di un parziale congelamento della domanda. La presenza di elevati tassi d’interesse penalizza, infatti, le scelte di investimento, soprattutto nei paesi avanzati.
Sul fronte dei beni strumentali, secondo Confindustria non possiamo però dimenticare, come nostro punto di forza, la sofisticazione e l’elevata qualità del made in Italy, che possono rappresentare elementi cardine anche in uno scenario internazionale complesso. Andiamo allora ad approfondire gli ultimi numeri di commercio estero del settore, per tracciare un quadro dei beni strumentali italiani sulla scena internazionale.

I numeri degli scambi

 

Secondo la classificazione ExportPlanning, fanno riferimento al gruppo dei beni strumentali tre macro-cluster merceologici: gli strumenti e le attrezzature per l'industria (1) , le macchine e gli impianti per i processi industriali (2) e l'impiantistica industriale (3).

Come si nota dal grafico, le macchine e gli impianti per i processi industriali rivestono il ruolo di maggior rilievo per l’export italiano di beni strumentali, arrivando a sfiorare nel 2023 i 25 miliardi di euro; si collocano inoltre ampiamente in territorio positivo in termini di saldo commerciale, a fronte di 6 miliardi di euro di importazioni.

Focalizzandoci sul comparto dei macchinari, vediamo come le esportazioni italiane hanno mostrato una progressiva crescita nel post-Covid, dopo la frenata del 2020 (-13.8%). Dopo aver recuperato i livelli del 2019, nel 2023 sono arrivate a toccare un nuovo punto di massimo a prezzi correnti. Se il tasso di crescita in valore è rimasto relativamente modesto nel 2022 (+4.1%), in tutti i trimestri del 2023 i tassi di crescita su base tendenziale sono invece risultati pari o superiori al 10%, arrivando a sfiorare il +12% in termini di media annua.
È doveroso tuttavia segnalare come questo aumento del fatturato sui mercati esteri trovi la sua principale determinante in una crescita dei prezzi: al netto di questa crescita, le quantità esportate dalle imprese italiane di macchinari sarebbero infatti diminuite, tanto nel 2022 che nel 2023.
 


Con i suoi 25 miliardi di euro di export, l’Italia si colloca tra i 10 maggiori paesi esportatori di macchinari industriali, nello specifico in sesta posizione nel 2023, mostrando valori di poco inferiori a quelli di Olanda e USA; a dominare la classifica troviamo invece Germania e Cina (oltre 40 miliardi di euro), seguite dal Giappone.

 

 

Nel 2023, le esportazioni italiane a prezzi correnti sono risultate più dinamiche rispetto ai maggiori player, a fronte di tassi più modesti per Germania (+8.6%), Cina (+2%), Olanda e Austria, e contrazioni per Giappone, Stati Uniti, Singapore, Corea del Sud e Taiwan. La domanda mondiale aveva invece registrato tassi di crescita più elevati nei due anni precedenti, a fronte di incrementi più modesti da parte dell’Italia.

Focus settoriale

Andiamo ora ad approfondire la performance dei diversi comparti della meccanica strumentale italiana nel 2023, in termini di esportazioni in euro correnti.

Come emerge dalla tabella, nel 2023 i ritmi di crescita dell’export italiano sono risultati in territorio positivo per tutti i comparti, fatto salvo il caso delle macchine tessili (in calo del 16.5%) e delle macchine per cartiere (-3.6%). Incrementi relativamente modesti per le macchine utensili per materiali duri (+1.8%) e le macchine per impieghi speciali (+2.8%), a fronte invece di tassi di crescita a doppia cifra per tutti gli altri macchinari.
In particolare, le macchine per il packaging e quelle alimentari, che rappresentano le due principali voci dell’export italiano del settore, hanno mostrato ritmi di crescita di oltre 20 p.p. lo scorso anno; il tasso rimane a doppia cifra anche se calcolato rispetto al periodo pre-Covid (2019).

Per la maggior parte dei comparti merceologici considerati, sono gli Stati Uniti a rappresentare il principale mercato di destinazione. È questo, ad esempio, il caso per le esportazioni italiane di macchine per cartiere, che nel 2023 si sono dirette per il 16.8% negli USA (quasi 153 milioni di euro), ma anche delle macchine per la lavorazione dei metalli (12.6% del totale verso gli USA nel 2023, pari a 212.2 milioni), le macchine utensili per metalli (16.8%, pari a 437.8 milioni) e per materiali duri (12.2%, 266.5 milioni), le macchine per estrusione (11.3%, pari a 215.9 milioni), le macchine alimentari (18.7%, pari a 763.1 milioni), le macchine per il packaging (17.5%, pari a 832.4 milioni) e le altre macchine per impieghi speciali. Le macchine per la fabbricazione di semiconduttori (voce residuale del nostro export) si sono rivolte invece soprattutto al mercato cinese, mentre le macchine tessili alla vicina Turchia (189.5 milioni), seguita a stretto giro da Cina e India. Le macchine per la stampa e l’editoria si rivolgono, infine, soprattutto al mercato tedesco, seguito a breve distanza dagli USA.

Nel complesso, quasi il 15% delle nostre esportazioni di macchine e impianti per i processi industriali si sono dirette negli States nel 2023, seguiti da Francia (6.3%), Germania (6.1%) e Cina (5.2%). Congiuntamente considerati, sono però i vicini paesi europei a rappresentare la maggiore area di sbocco per le nostre esportazioni (35.6% nel 2023), seguiti dall’ex-NAFTA (20.6%) e dall’Asia (15.1%). È l’area ex-NAFTA a mostrare i più dinamici ritmi di crescita per le esportazioni italiane, in termini di tasso di crescita medio annuo relativo all’ultimo decennio (+8.8%), seguita dall’UE (+5.4%); rimane stabile, invece, l’Asia.

Conclusioni

Le pre-stime ExportPlanning relative al Q1-2024 confermano ritmi di crescita attorno ai 10 p.p. su base tendenziale, a prezzi correnti, per l’export italiano di macchine e impianti per i processi industriali, sulla scia di quanto osservato per il 2023. Considerando, quindi, il contributo dell’effetto prezzi, il settore sembra ancora in una fase di crescita, quantomeno sui mercati esteri, sebbene non manchi il rischio di un rallentamento, nel quadro di instabilità precedentemente descritto e in un contesto fortemente competitivo che necessita di costante supporto sul fronte dell’innovazione.
Secondo il Rapporto Ingenium 2023, realizzato da Confindustria, il punto di forza italiano sullo scenario internazionale sono i suoi beni strumentali ad elevata sofisticazione, e che in particolare si distinguono per una elevata intensità di automazione, creatività e tecnologia. Trattasi di prodotti accomunati da un elevato grado di precisione, da una presenza sempre più significativa dell’elettronica accanto alla meccanica, dall’agilità dell’impresa realizzatrice nell’adozione di eventuali personalizzazioni e nell’affiancamento di servizi alla vendita. Per questi beni, rimangono infatti spazi di opportunità sfruttabili sui mercati internazionali, tanto nei paesi emergenti (si pensi alla Cina, la Turchia e l’India) che avanzati (si pensi al principale mercato, gli USA, ma anche Francia, Germania e Canada). A tale fine, si pone quindi per le imprese italiane la sfida di riuscire a conservare il proprio vantaggio competitivo continuando ad innovare, facendo fronte alla concorrenza e confermando l’unicità del proprio prodotto sui mercati internazionali.

 

(1) Tra questi troviamo, ad esempio, gli strumenti di misura, gli utensili, attrezzi e stampi, le pompe e i filtri, e gli apparecchi di sollevamento e movimentazione.
(2) Troviamo in questo cluster i macchinari dedicati agli specifici settori: si spazia, ad esempio, dalle macchine utensili per metalli alle macchine alimentari, per il packaging e per la stampa.
(3) Fanno invece riferimento a questo comparto prodotti come le pompe e i compressori, le caldaie, turbine e motori, le valvole e riduttori di pressione, così come gli apparecchi di regolazione automatici.

 

Se desideri maggiori informazioni, contattaci.

Desideri visualizzare i dati completi?

Accedi o registrati sul portale per visualizzare il contenuto completo.