di Alba di Rosa, economista - 16 September 2025

Economia blu italiana: i numeri del settore nautico

Complice la sua posizione geografica privilegiata, l’Italia vanta una lunga tradizione marittima, che ha fatto della nostra penisola un hub strategico del Mediterraneo. Secondo il “XIII Rapporto sull’economia del mare” (1), quest’ultima avrebbe contribuito al valore aggiunto del nostro paese per oltre l’11% nel 2023, pari a 216 miliardi di euro. La cosiddetta Blue Economy riveste quindi un ruolo di primo piano nella produzione della ricchezza per l’Italia, tanto a livello nazionale che di singoli territori.
Tra i sotto-settori che alimentano l’ampia filiera dell’economia del mare (2), la cantieristica gioca un ruolo centrale: parliamo infatti del complesso delle attività relative alla costruzione, manutenzione e riparazione di navi di diverse tipologie (come navi da crociera, traghetti, navi cisterna, portacontainer ecc.) e imbarcazioni da diporto (ovvero destinate a scopi ricreativi o sportivi e non commerciali). All'interno della cantieristica, le navi da crociera e gli yacht rappresentano i pilastri del nostro export: la solidità della nostra industria, unita al significativo coordinamento di competenze e risorse all’interno del sistema produttivo, si è infatti tradotta in un ruolo di primo piano sui mercati internazionali.

Navi e imbarcazioni: l’export nazionale sulla scena mondiale

La produzione dell’industria nautica italiana risulta fortemente polarizzata a livello territoriale. Le conseguenti esportazioni di navi e imbarcazioni sono dominate da due regioni: Friuli Venezia Giulia (a cui è attribuibile quasi il 40% del totale esportato nel 2024) e Toscana (oltre il 20%). Seguono la Liguria, l’Emilia Romagna e le Marche, per un totale di oltre il 90% delle esportazioni italiane di navi e imbarcazioni riconducibile alle suddette regioni.
La Liguria si distingue per l’attività di costruzione e manutenzione di imbarcazioni, ma anche per il refit (riparazione, ammodernamento e rinnovamento), per la componentistica e gli accessori nautici. Il Friuli, nonché le Marche, si dedicano principalmente alla costruzione di navi da crociera, ma vantano anche cantieri minori dedicati alla produzione di imbarcazioni di lusso. La Toscana si distingue invece per la produzione di yacht e superyacht di lusso.


L’export nazionale complessivamente considerato si è collocato, lo scorso anno, a quota 7.2 miliardi di euro: l’Italia vanta dunque il quarto posto tra i maggiori esportatori mondiali di navi e imbarcazioni. Trattasi di un posizionamento ormai solido dal 2021 (quando il nostro paese ha scavalcato la Germania nel ranking), e conservato nonostante la contrazione osservata nel 2024.
Il comparto della cantieristica ha inoltre accresciuto la sua importanza nel paniere delle esportazioni italiane nell’ultimo decennio, passando da un peso dello 0.8% sul totale dell’export Italia nel 2014 (quando le esportazioni italiane del settore ammontavano a poco più di 3 miliardi di euro), all’1.2% registrato nel 2024.
Il settore sta quindi testimoniando un crescente rilievo su scala internazionale, nonché la capacità di intercettare una domanda in espansione. Nel 2024, il surplus della bilancia commerciale italiana del settore ha sfiorato i 6 miliardi di euro.

Soffermandoci sui numeri dell’export nautico dello scorso anno, troviamo a precedere l’Italia solo i grandi player asiatici nella classifica dei maggiori esportatori: in primis la Cina (46.1 miliardi di euro di export di navi e imbarcazioni nel 2024), seguita a decisa distanza da Corea del Sud (22.2 miliardi) e Giappone (8.9 miliardi).

La leadership italiana nel segmento yacht e navi da crociera

Il ranking dei principali paesi esportatori risulta molto diverso se si considerano le sole esportazioni di navi da crociera e yacht, per i quali l’Italia risulta, invece, leader indiscussa: come si nota dal grafico riportato di seguito, le esportazioni italiane di navi e imbarcazioni si concentrano infatti in maniera quasi esclusiva sui due segmenti citati, a fronte di una quota pressoché residuale per i restanti prodotti del cluster. Di contro, per i player asiatici le esportazioni si concentrano sulle navi dedite al trasporto merci: si pensi alle navi portacontainer, per merci sfuse solide, o alle navi cisterna, per il trasporto di merci liquide o gassose.

In particolare, l’Italia detiene, ormai dal 2019, un primato assoluto sul fronte delle esportazioni di yacht, che nel 2024 hanno superato i livelli di massimo storico di 4 miliardi di euro.  Le vendite estere degli Stati Uniti, secondo maggiore esportatore, si sono invece collocate a decisa distanza da quelle italiane, in prossimità dei 2 miliardi di euro.
Dal 2020, abbiamo inoltre conquistato il primo posto tra gli esportatori mondiali del comparto delle navi passeggeri, navi da crociera e navi traghetto (2.6 miliardi di euro nel 2024). In questo caso, i maggiori paesi competitor si posizionano, però, vicino ai valori dell’export italiano: nel 2024 le esportazioni francesi e tedesche, secondo e terzo maggior esportatore, sono state rispettivamente pari a 2.1 e 1.7 miliardi di euro.


Trend comune per le esportazioni italiane di yacht e navi da crociera è il crescente predominio della fascia alta di prezzo sul totale esportato negli ultimi anni, segnalando quindi come la qualità stia diventando sempre più caratteristica distintiva dell’export nazionale.
Il comparto dei grandi yacht risulta, in particolare, ben posizionato per intercettare la domanda di imbarcazioni di elevato valore, sostenuto dalla crescita della ricchezza privata e da una solida competitività su scala internazionale. In un mercato sempre più orientato alla personalizzazione e all’innovazione come quello della nautica di lusso, i prodotti italiani si collocano ormai come punti di riferimento: questi uniscono infatti, ad una solida tradizione di eccellenza manifatturiera, un costante investimento in innovazione e design, nonché una significativa flessibilità produttiva alimentata da una rete di cantieri specializzati.

Uno sguardo ai mercati di sbocco, tra dazi e incertezza internazionale

L’export italiano nei due sotto-settori degli yacht e delle navi da crociera si è distinto per i differenti ritmi di crescita negli ultimi anni: dopo un punto di massimo di oltre 4 miliardi di euro toccato nel 2022, nel 2023 le esportazioni italiane di navi da crociera sono infatti andate lievemente a ridursi; a ciò ha fatto seguito una caduta più significativa nel 2024, prossima al -40% a prezzi correnti. Di contro, gli yacht hanno confermato un continuo dinamismo nel periodo post-Covid.


 

La contrazione delle esportazioni italiane di navi da crociera registrata lo scorso anno è riconducibile soprattutto alla performance della domanda USA – maggiore mercato di destinazione per il comparto nel 2023, sceso al terzo posto l’anno a seguire. Se anche sul fronte degli yacht le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno registrato un calo nel 2024, la performance dinamica verso i restanti mercati ha, in questo caso, più che compensato la riduzione.

L’allerta per gli esportatori italiani del settore nautico in merito alla contrazione della domanda americana va ad amplificarsi ulteriormente con l’entrata in vigore, a partire dal mese di agosto, dei nuovi dazi al 15% sui beni europei – e che allo stato attuale riguardano anche i codici doganali del comparto della cantieristica. Risulta infatti non trascurabile il differenziale dei nuovi dazi con la corrispettiva precedente tariffa MFN (Most Favoured Nation), corrispondente all’1.5% per gli yacht e nulla per le navi da crociera.

Il presidente di Confindustria Nautica ha recentemente dichiarato come il momento attuale risulti senza dubbio complesso per il settore: tanto la situazione geopolitica mondiale che i dazi statunitensi hanno rappresentato una scossa nel corso del 2025, penalizzando soprattutto il comparto delle barche di piccole dimensioni. La prolungata incertezza in merito ai dazi ha inoltre inciso sulle vendite, posticipando l’invio dei container. Nell’attuale fase storica, risulta quindi ancor più evidente la necessità degli operatori italiani di indagare opportunità in nuovi mercati di sbocco per le proprie esportazioni, intercettando una domanda in crescita in paesi in cui il posizionamento italiano risulta ancora limitato.
Allo stato attuale, le esportazioni degli operatori italiani di yacht e navi da crociera sono infatti fortemente concentrate su tre mercati target: in primis gli USA (1.1 miliardi di euro di export nel 2024), seguiti da Gran Bretagna e Svizzera (in prossimità del miliardo); troviamo poi, attorno ai 300 milioni di euro, i mercati maltese e francese. A fronte di interessanti segnali di dinamismo per le esportazioni italiane verso mercati minori nel periodo post-Covid (principalmente Croazia, Olanda e Cipro tra i paesi europei, Hong Kong, Turchia e Emirati Arabi tra gli extra-UE), monitoraggio e differenziazione diventano parole d’ordine.

Conclusioni

Alle sfide di un contesto internazionale complesso, ma di fronte al quale la cantieristica italiana sta mostrando una significativa resilienza, si aggiungono nell’attuale fase storica nuovi obiettivi di sostenibilità ambientale per gli operatori del settore: l’UE si colloca infatti in prima linea nella promozione del riciclo delle navi e nella decarbonizzazione dei trasporti marittimi, promuovendo la transizione ecologica. Ulteriore sfida per il settore è la crescente necessità di strutturare un’offerta sempre più su misura, che valorizzi il lusso esperienziale e proponga servizi personalizzati.

Attorno a tali temi, nonché alle sfide dell’innovazione e dell’internazionalizzazione, verterà dal 18 settembre il 65° Salone Nautico internazionale di Genova – evento che, anche quest’anno, conferma il proprio ruolo di piattaforma strategica per la nautica da diporto su scala internazionale. Il Salone sarà dedicato non soltanto all’industria nautica ma a tutta la relativa filiera: sarà l’occasione per presentare il settore e raccontare gli sviluppi dell’industria nazionale che, pur nel contesto di crescente incertezza degli ultimi anni, ha espresso una forte competitività e solide prospettive di sviluppo.
 

[1]Fonte: Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare e Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, 2025

[2]Accanto alla cantieristica, il Rapporto inserisce nel concetto di “economia del mare”: la filiera ittica, l’industria delle estrazioni marine, i servizi di movimentazione merci e passeggeri, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, le attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.