a cura dello Studio Legale Padovan - 16 July 2024
a cura di Alba Di Rosa, economista - 31 October 2024
Focus Turchia: il paese ponte tra l’est e l’ovest guarda ai BRICS
Turchia
Per l’Unione Europea, la vicina Turchia rappresenta da anni un partner di primario rilievo. Il coinvolgimento della Turchia nell’integrazione europea risale agli anni ‘60, quando fu firmato l’Accordo di associazione di Ankara, che portò poi alla creazione di un’unione doganale nel 1995. Risale a 10 anni dopo l’avvio dei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’UE, che sono però stati dichiarati in stallo nel 2018, in relazione al mancato protrarsi delle riforme in settori considerati fondamentali dall’Unione, come il funzionamento del sistema democratico, il rispetto dei diritti fondamentali e l'indipendenza del sistema giudiziario.
Allo stato attuale, secondo il Ministero del Commercio del paese, la Turchia vanta nel complesso 23 accordi di libero scambio in vigore, e quattro ulteriori accordi firmati e in corso di ratifica.
Guardando agli ultimi dati macroeconomici, di fonte Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel 2023 la crescita del PIL turco è stata sostenuta, attorno al 5%, alimentata soprattutto da robusti incrementi nei consumi privati, pubblici e sul fronte degli investimenti. Per il 2024, la crescita è prevista rallentare al +3%, in un contesto di inasprimento delle politiche del paese e di crescita globale modesta, a fronte poi di un progressivo recupero verso l’obiettivo del 4% nel medio termine.
Punto di debolezza per l’economia turca è sicuramente la sua volatilità, come si nota dai recenti significativi trend di inflazione e deprezzamento della valuta. Guardando in particolare all’evoluzione degli ultimi anni, si nota l’avvio di un’accelerazione delle dinamiche inflattive dal 2022. Gli incrementi dell’inflazione turca si distaccano però notevolmente da quanto osservato, ad esempio, in Europa e negli USA nel periodo post-Covid: in alcuni mesi, si è arrivati infatti persino a superare la soglia del +80% su base tendenziale, in un contesto di politica monetaria non convenzionale adottata dal presidente Erdogan - ovvero di tagli dei tassi a fronte di prezzi in accelerazione.
È soltanto all’indomani delle ultime elezioni di maggio 2023 che, dalla confermata presidenza del paese, sono giunti segnali di un cambio di rotta verso una politica monetaria più ortodossa, sulla linea dell’operato delle maggiori banche centrali e delle raccomandazioni di istituti internazionali come il Fondo Monetario.
Dopo molteplici rialzi del reference rate a partire da giugno 2023, da marzo 2024 il tasso di riferimento della politica monetaria turca è stabile a quota 50%. Di pari passo, l’inflazione ha mostrato un rallentamento dei suoi ritmi di crescita (benché si collochi ancora su livelli elevati), e la lira ha proseguito il suo indebolimento rispetto al dollaro (sebbene a ritmi più modesti rispetto a quanto osservato in passato): dall’inizio del 2024 a metà ottobre, la valuta turca ha perso il 15% del suo valore rispetto al biglietto verde.
Secondo il FMI, la recente svolta della politica monetaria turca ha ridotto gli squilibri economici e ravvivato la fiducia. L'inflazione è scesa, mentre le condizioni finanziarie più rigide stanno pesando sulla domanda interna. Il sentiment del mercato è nettamente migliorato, e ciò ha aiutato significativamente a ridurre squilibri macroeconomici e rischi. Nel quadro del graduale aggiustamento della politica delle autorità, si prevede che l'inflazione possa ulteriormente diminuire; al momento le pressioni dei prezzi sono però ancora alte e permangono rischi al ribasso per la crescita.
Il commercio internazionale
Dallo sfidante contesto macroeconomico appena descritto, ma che non nasconde opportunità di assestamento e crescita, andiamo ora ad approfondire le dinamiche di commercio estero del paese ponte tra l’est e l’ovest del mondo.
Dal punto di vista europeo, sicuramente l’introduzione di un’unione doganale ha favorito l’interscambio con la Turchia, che nell’ultimo ventennio ha mostrato una crescita pressoché continua. Nel 2023 le esportazioni UE verso la Turchia hanno raggiunto un massimo storico (110 miliardi di euro, +12% nei valori in euro rispetto al 2022), a fronte invece di una lieve contrazione per le importazioni UE da Ankara, che si sono collocate a quota 95 miliardi (-3.8% rispetto al punto di massimo del 2022).
Gli ultimi dati ExportPlanning stimano, per i primi nove mesi del 2024, un recupero per le importazioni UE dalla Turchia (+3.2% su base tendenziale); aumento più modesto per il nostro export (+1%).
Ma qual è il posizionamento dell’UE tra i partner commerciali turchi?
Analizzando il complessivo interscambio turco per area geografica, si nota con chiarezza il ruolo di primo piano dell’Unione Europea, partner a cui è attribuibile il 35% del totale dell’interscambio del paese nel 2023, seguita dai paesi dell’area geografica europea, ma non appartenenti all’Unione: si precisa che, in quest’ultimo cluster, circa la metà degli scambi fa riferimento alla Russia. Al terzo e quarto posto nel ranking dei maggiori partner commerciali della Turchia troviamo poi l’Asia (17% del totale dell’interscambio turco nel 2023) e l’area MENA (15%), andando quindi a dipingere un quadro commerciale piuttosto diversificato.
Il significativo ruolo della Russia nell’interscambio turco è principalmente riconducibile alla sua funzione di maggiore mercato di approvvigionamento per il paese – seguito a breve distanza dalla Cina. Le importazioni turche dalla Russia fanno riferimento soprattutto alle materie prime naturali e industriali (60% del totale importato dal paese partner nel 2023): infatti, la Turchia non dispone di risorse naturali sufficienti per soddisfare il proprio fabbisogno energetico e, pertanto, è tradizionalmente dipendente dalle importazioni.
Secondo il Carnegie Endowment for International Peace, dall’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina la cooperazione energetica dei due paesi si è rafforzata, andando a coniugare la crescente domanda di energia turca, e la necessità russa di vendere i suoi idrocarburi, nonostante le sanzioni occidentali. Sulla stessa linea di cooperazione si colloca la partecipazione della Turchia al summit dei BRICS di Kazan (22-24 ottobre 2024), portata avanti, secondo gli osservatori, nell’obiettivo di allargare la propria sfera di influenza e collaborazione verso i paesi che stanno mostrando le maggiori prospettive di crescita, senza tuttavia abbandonare legami economici e politici tradizionali con UE e NATO.
Focus Italia-Turchia
Guardiamo, infine, al ruolo dell’Italia: tra i paesi UE, l’Italia rappresenta il secondo maggiore esportatore verso il mercato turco, alle spalle della sola Germania. L’export italiano verso la Turchia è risultato particolarmente dinamico dopo il crollo della crisi Covid, andando a superare nel corso del 2022 i rispettivi livelli di import italiano dalla Turchia, e confermando, per tutti i trimestri a seguire, un saldo commerciale positivo.
Le recenti stime ExportPlanning per il III trimestre 2024 mostrano un rallentamento delle esportazioni italiane rispetto al trimestre precedente, che aveva portato al raggiungimento di un nuovo punto di massimo (4.6 miliardi di euro); in ogni caso, l’export italiano verso il paese rimane, nel Q3, di oltre il 9% al di sopra rispetto allo stesso periodo del 2023 – incremento che sale ad oltre 20 punti percentuali considerando la media dei primi nove mesi dell’anno.
A livello settoriale, per le esportazioni italiane verso la Turchia è il comparto della metalmeccanica a rappresentare la quota dominante, seguito dalle materie prime e dal settore moda. In termini di tassi di crescita tra il 2023 e i livelli pre-Covid, calcolati tanto a prezzi correnti che a prezzi costanti, è soprattutto la moda ad aver mostrato particolare dinamismo, sulla spinta della domanda di prodotti finiti per la persona; più stabile la tradizionale domanda turca di beni intermedi tessili italiani. In termini di incrementi in valore assoluto tra il 2023 e il 2019, è invece la metalmeccanica a primeggiare, come si nota dal grafico riportato di seguito.
Si segnala però come, negli ultimi anni, la Turchia si stia a sua volta affermando come esportatore del settore dei macchinari e apparecchiature, grazie al supporto di investimenti diretti esteri e ambiziosi obiettivi governativi; il saldo commerciale rimane, per il momento, ancora in territorio negativo. Dal punto di vista italiano, risulta quindi di primaria importanza continuare a distinguersi per la sofisticazione e la qualità delle proprie forniture di apparecchiature industriali, anche rispetto a nascenti competitor nazionali, monitorando l’evoluzione dell’industria del paese e dei fabbisogni delle imprese.







