a cura di Marzia Moccia, economista - 22 October 2025

Il Messico nell’era Trump 2.0: vulnerabilità macroeconomiche e prospettive di integrazione

Messico

Nella ristrutturazione dell’ordine multipolare imposta dall’epoca Trump 2.0, il Messico rimane un osservato speciale della congiuntura internazionale. 
Prima dell’avvento della nuova amministrazione, il Paese aveva rafforzato in misura significativa la sua posizione sulla scena globale, a fronte delle prospettive di sviluppo legate al disaccoppiamento dell’economia americana da quella cinese (esito della prima amministrazione del tycoon), e al progressivo fenomeno di nearshoring della supply-chain, che aveva visto proprio nel Messico uno dei maggiori beneficiari.
Tuttavia, le nuove misure tariffarie e la prossima tornata di negoziazione dell’accordo USMCA aprono nuovi scenari di rischio.
 

Vulnerabilità strutturali di un’economia fortemente integrata con gli USA

L’economia messicana si colloca attualmente in condizioni di relativa vulnerabilità, caratterizzata da un progressivo rallentamento del tasso di crescita del PIL nel corso dei periodi più recenti. L’aumento dell’incertezza riconducibile agli annunci tariffari dell’amministrazione Trump ha inciso in misura significativa sulle prospettive macroeconomiche del Paese, come evidenziato nell’ultima edizione del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale. 

Dopo aver registrato una crescita media annua del 3.5% nel periodo 2022-2023, l’economia messicana ha infatti chiuso il 2024 con un incremento del 1.5%, a fronte di una quasi stagnazione dell’attività prevista per l’anno in corso.

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati Fondo Monetario Internazionale

Un aspetto significativo della performance economica attiene indubbiamente alla forte dipendenza dell’economia messicana da quella americana: si tenga in considerazione che nel 2024 Washington ha assorbito più dell’80% delle esportazioni di Città del Messico, a riprova dei fortissimi legami di filiera esistenti tra le due aree; legami commerciali che negli ultimi anni avevano, inoltre, sperimentato una solida dinamica di rafforzamento.
Uno degli esiti della trade war sino-americana, avviata dalla prima amministrazione Trump e confermata dall’amministrazione Biden, è infatti il progressivo processo di decoupling nelle relazioni commerciali USA-Cina, che aveva portato il Messico a diventare il primo partner commerciale americano.

Un fenomeno complessivamente favorito anche dal passaggio all’accordo di libero scambio nord-americano USMCA, avvenuto nel 2020, che ha portato ad un rafforzamento dell’integrazione commerciale USA-Messico in numerosi settori strategici, primo tra tutti quello Automotive.

Le nuove misure tariffarie statunitensi e il ruolo dell’USMCA

Sin dai primi giorni dell’insediamento dell’amministrazione Trump 2.0, avvenuto a gennaio 2025, è tuttavia stato piuttosto chiaro come la nuova scure tariffaria non prevedesse sconti per i “vicini nordamericani”. Al contrario, Canada e Messico sono stati i primi partner commerciali ad essere oggetto di provvedimenti specifici, alla stregua del Paese del Dragone, dando seguito agli annunci fatti nel corso della campagna elettorale.
In coerenza con l’approccio del “tycoon”, il 4 marzo è stata invocata la disciplina della National Emergency prevista dall’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), al fine di introdurre dazi del 25% sulle importazioni statunitensi provenienti da Messico e Canada — percentuale successivamente innalzata al 35% per quest’ultimo a decorrere dal 1° agosto — con l’obiettivo dichiarato di contrastare i flussi di immigrazione irregolare e il traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Sin da subito, tuttavia, l'amministrazione USA ha previsto delle esenzioni per i prodotti conformi ai requisiti di origine dell’accordo commerciale USMCA. Tali esenzioni interessano, inoltre, in misura parziale anche i provvedimenti (Section 232 del Trade Expansion Act) che hanno colpito acciaio, alluminio, rame e loro derivati (Materie prime industriali) con aliquote del 50% e del 25% su autoveicoli e parti.

In particolare, la tabella che segue consente di fare chiarezza sullo stato delle relazioni commerciali bilaterali USA-Messico, tanto in termini di valori che di aliquote tariffarie.

Maggiori industrie di esportazione messicana verso gli USA

* Le azioni tariffarie colpiscono in particolare acciaio, alluminio, rame e prodotti derivati con aliquote del 50% sul contenuto del metallo e l’aliquota Paese sulla parte rimanente del contenuto.

Appare evidente come, all’interno del portafoglio esportativo messicano, la manifattura costituisce il settore trainante, con una composizione fortemente orientata ai comparti automobilistico ed elettrotecnico, per i quali la quota di mercato USA detenuta dal Messico è vicina al 30%, a conferma dell’elevato grado di integrazione produttiva e commerciale tra le due economie. 
Tuttavia, un elemento cruciale è rappresentato dal fatto che l’accordo commerciale USMCA prevede un meccanismo legale di esenzione tariffaria, subordinato al rispetto dei requisiti di origine stabiliti dall’accordo medesimo e attestati mediante specifiche certificazioni. Nel caso del settore automobilistico, ad esempio, è richiesto che almeno il 75% dei componenti sia prodotto nell’area nordamericana e che una quota compresa tra il 40% e il 45% derivi da imprese che impiegano lavoratori con una retribuzione oraria minima di 16 dollari.
Secondo quanto dichiarato dal Segretario dell’Economia messicano, Marcelo Ebrard, circa l’84% degli scambi commerciali tra Messico e Stati Uniti risulterebbe già conforme ai criteri previsti dall’USMCA. In tale contesto, l’introduzione di nuove tariffe dovrebbe incentivare un numero crescente di imprese a dotarsi della documentazione necessaria per beneficiare del trattamento tariff-free, incentivo che in precedenza risultava meno rilevante a causa delle ridotte tariffe MFN statunitensi rispetto ai costi amministrativi associati alle procedure di certificazione.

Se quindi è indubbio che nell’immediato l’accordo commerciale USMCA proteggerà gran parte del commercio intra-blocco dall’impatto delle tariffe, un fattore di incertezza si lega alla revisione dell’accordo prevista per il prossimo anno. Lo scorso 16 settembre l’amministrazione americana ha infatti annunciato l’inizio delle consultazioni pubbliche (https://ustr.gov/about/policy-offices/press-office/press-releases/2025/september/ustr-seeks-public-comment-joint-review-usmca) che anticipano l’avvio ufficiale del processo di revisione dell’accordo commerciale, previsto per luglio 2026.
Secondo diversi osservatori geopolitici, l’amministrazione Trump appare intenzionata a utilizzare la revisione dell’accordo come strumento per affrontare questioni non strettamente economiche, in particolare l’immigrazione clandestina e il traffico di droga, in continuità con l’impostazione seguita nei primi provvedimenti tariffari dell’anno. È un approccio che comporta rischi significativi per i due maggior partner commerciali USA, dal momento che questi ultimi possono ridefinire unilateralmente gli obiettivi.

La revisione dell’USMCA costituirà quindi un banco di prova decisivo per chiarire la visione dell’attuale amministrazione statunitense sul futuro dell’integrazione economico-commerciale nordamericana. Canada e Messico rimarranno alleati strategici nella competizione geopolitica con la Cina? Oppure verrà intrapreso un approccio più marcatamente isolazionista, a prescindere dai costi economici che tale scelta comporterebbe?