a cura dello Studio Legale Padovan - 16 July 2024
di Veronica Campostrini, economista - 23 February 2026
Il Pharma: un'industria resiliente anche quando gli altri vacillano
In un’economia globale attraversata da crisi sanitarie, tensioni geopolitiche e rallentamenti ciclici, pochi settori industriali hanno mostrato una capacità di tenuta paragonabile a quella dell’industria farmaceutica. Mentre molte filiere manifatturiere oscillano insieme alla domanda discrezionale, il Pharma continua a crescere, investire ed esportare. Non si tratta di una semplice fase favorevole o di un’eccezione temporanea, ma del risultato di caratteristiche strutturali che ne fanno uno dei comparti più resilienti dell’economia mondiale.
Una domanda che non conosce recessione
I farmaci possono essere considerati beni a domanda rigida, infatti, anche nelle fasi di rallentamento economico, la spesa sanitaria tende a ridursi molto meno rispetto ad altri capitoli di consumo. La componente di necessità prevale infatti su quella discrezionale, rendendo la domanda meno sensibile al ciclo economico.
A rafforzare questa stabilità interviene la transizione demografica: nei prossimi decenni la popolazione over 65 aumenterà in quasi tutte le economie avanzate, ampliando in modo permanente la domanda di cure farmacologiche. In altre parole, mentre molti settori dipendono dal reddito disponibile, il Pharma dipende sempre più dalla struttura per età della popolazione.
L’Europa al centro del commercio farmaceutico globale
La solidità della domanda si riflette negli scambi internazionali. Il commercio mondiale di farmaci è cresciuto quasi ininterrottamente negli ultimi decenni, diventando uno dei segmenti più dinamici dell’export manifatturiero ad alta tecnologia.
Nel commercio mondiale dei medicinali l’Europa mantiene una posizione dominante. L’Unione Europea rappresenta la quota prevalente delle esportazioni globali di farmaci, grazie a un tessuto industriale altamente specializzato, forti investimenti in ricerca e un quadro regolatorio solido e riconosciuto a livello internazionale.
Le catene globali del valore nel farmaceutico
La produzione farmaceutica è organizzata in catene globali del valore altamente integrate. Ricerca, produzione di principi attivi, formulazione e confezionamento sono spesso distribuiti tra più Paesi, rendendo il settore fortemente interconnesso. In questo contesto, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Irlanda e Belgio restano hub centrali del commercio mondiale. Tra questi, Svizzera, Belgio e Irlanda risultano altamente speciliazzati con un valore delle esportazioni che superano il 10% delle esportazioni totali del paese. Nel caso dell'Irlanda questa quota raggiunge il 33.1%.
Il caso Italia: specializzazione e crescita nell’export farmaceutico
Negli ultimi dieci anni le quote di commercio mondiale dei principali paesi esportatori si sono progressivamente ridefinite, segnalando una riallocazione produttiva all’interno delle filiere globali.
Il dato più interessante è la crescita nell'ultimo decennio della quota italiana di commercio mondiale, in controtendenza rispetto ad alcuni grandi esportatori maturi come la Germania, che resta comunque il primo player globale.
Questa dinamica è particolarmente evidente nel confronto diretto tra Italia e Germania: la crescita anno su anno delle esportazioni farmaceutiche italiane risulta più sostenuta rispetto a quella tedesca, segnalando un rafforzamento competitivo della base produttiva nazionale.
In questo scenario globale, dunque, l’Italia rappresenta un caso di rilievo. Pur non essendo tradizionalmente associato ai settori high-tech, il Paese ospita uno dei sistemi farmaceutici più dinamici e internazionalizzati d’Europa.
Un’industria a forte orientamento all’export
La produzione farmaceutica italiana è tra le più elevate nel continente e le esportazioni rappresentano la quota predominante del fatturato del settore. Negli ultimi anni il comparto ha registrato una crescita delle vendite estere superiore alla media manifatturiera, contribuendo in modo significativo al miglioramento della bilancia commerciale nazionale e alla tenuta complessiva dell’export italiano nei momenti di rallentamento ciclico.
I poli territoriali della farmaceutica italiana
La forza del settore si concentra in poli localizzati tra Lombardia, Lazio, Toscana e alcune aree del Mezzogiorno, dove produzione, ricerca e multinazionali si integrano in ecosistemi ad alta intensità tecnologica. Questi cluster favoriscono economie di agglomerazione, trasferimento di competenze e attrazione di investimenti esteri.
Il rapporto Italia-Stati Uniti
Per quanto riguarda i mercati di destinazione dell’export farmaceutico italiano, al primo posto, con distacco dagli altri Paesi, figurano gli Stati Uniti. Nel 2025 le esportazioni verso il mercato statunitense hanno registrato una crescita del 26.8%, beneficiando di un regime di esenzione tariffaria nel comparto.
Il quadro regolatorio resta oggetto di attenzione, in quanto è attualmente in corso un’investigation commerciale statunitense sul settore – vale a dire una verifica formale sull’impatto delle importazioni e su possibili misure tariffarie. Tuttavia, il testo dell’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti, concluso la scorsa estate, prevede condizioni di accesso particolarmente favorevoli per i prodotti farmaceutici europei, tra cui l’esenzione da dazi per alcune categorie di medicinali e un tetto massimo del 15% a fronte dell’eventuale introduzione di future misure tariffarie.
Alla luce di tali elementi, l’esposizione del settore farmaceutico italiano al mercato statunitense continua a configurarsi come un fattore di opportunità rilevante, pur richiedendo un monitoraggio costante dell’evoluzione normativa e commerciale.
Conclusioni: il ruolo del farmaceutico nel sistema industriale
Nel quadro della struttura produttiva italiana, il settore farmaceutico si conferma come uno dei comparti più dinamici e maggiormente integrati nelle catene globali del valore. La combinazione tra capacità innovativa, specializzazione produttiva e forte orientamento all’export contribuisce a rafforzarne la stabilità anche nelle fasi di rallentamento economico.
L’analisi dei flussi commerciali evidenzia come il mercato statunitense continui a svolgere un ruolo centrale per la domanda estera del comparto. La permanenza di condizioni di accesso favorevoli rappresenta un elemento di sostegno alla competitività internazionale del settore. Al tempo stesso, l’elevato grado di concentrazione geografica delle esportazioni suggerisce l’opportunità di proseguire nel rafforzamento della presenza su mercati alternativi, al fine di consolidare la resilienza del comparto nel medio-lungo periodo.







