di Veronica Campostrini, economista - 30 June 2025

L’oro italiano conquista i mercati globali

L’oro ha da sempre una doppia anima: è al tempo stesso rifugio di valore nei momenti di crisi e simbolo universale di bellezza e prestigio. Se in molte economie si accumula sotto forma di lingotti custoditi nei caveau, in Italia prende spesso una strada diversa — viene lavorato, inciso, trasformato in oggetti d’arte che riflettono secoli di tradizione orafa. Ed è proprio in questo che il Paese eccelle: nella capacità di unire la funzione economica del metallo prezioso con la sua dimensione estetica e culturale.

Oggi l’Italia è il primo esportatore mondiale di gioielleria, escludendo orologi e articoli in metalli non preziosi. Un risultato che non è frutto del caso, ma della persistenza di un modello produttivo ben radicato e della reputazione globale del "saper fare" italiano.


Un primato costruito nel tempo

Dietro questo successo c’è una filiera manifatturiera articolata, che ha saputo mantenere salda la qualità artigianale pur adattandosi alla modernità dei mercati globali. Il cuore del sistema ruota attorno a tre distretti storici: Arezzo, Vicenza e Alessandria. Quest’ultima, pur rimanendo un polo orafo riconosciuto, è stata recentemente superata in valore esportato da Milano, che beneficia della concentrazione di grandi marchi del lusso più che di una produzione locale.
È da questi territori — con laboratori spesso a conduzione familiare affiancati a imprese di scala industriale — che l’oro italiano prende forma e parte verso i mercati internazionali. E lo fa in un momento particolarmente favorevole.

Nel 2024, l’export complessivo di gioielleria ha sfiorato i 16 miliardi di euro, registrando una crescita del 25% rispetto al 2021. Una performance robusta, che riflette certamente l'aumento del prezzo dell'oro greggio, ma anche l’adattabilità del settore e la capacità di intercettare nuove rotte commerciali.

Il caso turco

Tra queste rotte, la più inattesa è forse quella che porta a sud-est, verso la Turchia. Il Paese è emerso come il primo sbocco commerciale per la gioielleria italiana, con acquisti pari a 5,4 miliardi di euro nel 2024 — circa un terzo dell’intero export del settore. Ha così superato mercati consolidati come Stati Uniti e Svizzera, che si fermano entrambi poco oltre il miliardo.
L’impennata è impressionante: +468% in un solo anno. Ma è anche il riflesso di fattori economici strutturali. La politica monetaria turca, segnata da una cronica svalutazione della lira e misure di contenimento dell’inflazione, ha reso meno conveniente l’importazione di oro grezzo. I dazi sulle importazioni di oro dai paesi diversi dalla UE hanno colpito alcuni importanti competitori tra cui Svizzera e Emirati Arabi. Risultato: la domanda si è spostata su prodotti finiti e semilavorati, di cui l’Italia è fornitore privilegiato.

Distretti in movimento: Arezzo domina, Vicenza accelera, Alessandria resiste

A trainare l’oro italiano verso il mondo sono i grandi distretti produttivi. Arezzo, in particolare, si conferma il baricentro assoluto del settore, con 7,7 miliardi di euro esportati — pari al 48% del totale nazionale. Qui l’effetto-Turchia è stato particolarmente dirompente: il Paese mediorientale ha superato gli Emirati Arabi come primo cliente, assorbendo oltre il 60% dell’export del distretto.
Vicenza, con 2,5 miliardi, registra una crescita del 15%. Il suo mercato principale restano gli Stati Uniti, nonostante un lieve calo, seguiti dagli Emirati e, a sorpresa, proprio dalla Turchia, che in un solo anno è salita al terzo posto con 275 milioni (+165%).
Alessandria, invece, mantiene una posizione solida ma stabile: 1,86 miliardi di euro, in leggera flessione rispetto all’anno precedente. Il mercato di riferimento è l’Irlanda, che assorbe da sola il 32% dell’export del distretto, seguita dalla Francia.

Una nicchia d’oro in un mondo instabile

In un contesto globale segnato da incertezze economiche e rinnovate tensioni geopolitiche, l’oro continua a rappresentare un bene rifugio. Ma in Italia, più che altrove, mantiene anche una funzione simbolica e culturale, in grado di coniugare eleganza, valore e tradizione.
Il settore orafo italiano, sostenuto da una struttura produttiva flessibile e da una solida reputazione internazionale, si conferma tra le eccellenze del Made in Italy. Nonostante le criticità legate al caso turco, la performance del 2024 evidenzia una buona tenuta complessiva del comparto: al netto di Ankara, la crescita si attesta a un più contenuto ma comunque positivo +0,5%, rispetto al +39% registrato a livello complessivo.
In definitiva, mentre altri Paesi fanno incetta di oro per metterlo sotto chiave, l’Italia lo esporta. Lavorato, cesellato, incastonato. E lo trasforma in bellezza.