a cura dello Studio Legale Padovan - 16 July 2024
a cura di Alba Di Rosa, economista - 27 February 2025
La sfida economica argentina
Argentina
Terza maggiore economia dell’America Latina, alle spalle di Brasile e Messico, l’Argentina è ben nota per la sua complessa storia economica, segnata da inflazione e deprezzamento valutario. Se dalla fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra il paese ha rappresentato una famosa meta di emigrazione per italiani ed europei, in relazione all’espansione economica e politiche di immigrazione favorevoli, negli anni a seguire è stato invece imboccato un progressivo declino, che ha portato l’Argentina a passare, negli anni ‘60, da paese a reddito elevato a paese a medio reddito.
Negli anni a seguire, l’effetto combinato di instabilità economica e politiche inefficienti ha ostacolato lo sviluppo del paese: nell'ultimo mezzo secolo, il tasso di crescita medio annuo del PIL è stato di appena l'1.8%, ben al di sotto della media latino-americana del 3.2%. Come si nota dal grafico di seguito, che riporta il tasso di crescita del PIL dei maggiori paesi dell’America Latina nell’arco dell’ultimo decennio, la crescita argentina si è spesso collocata sotto la media della regione, nonché ripetutamente in territorio negativo.
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati Fondo Monetario Internazionale
Secondo la World Bank, i maggiori limiti alla crescita argentina si legano, allo stato attuale, innanzitutto alla volatilità macroeconomica: l'elevata incertezza politica e la prociclicità fiscale hanno infatti contribuito a creare un ciclo di boom e crolli, che vanno a ridurre gli orizzonti di pianificazione per gli investimenti di lungo periodo. Pesa sulla crescita anche l’adozione da parte del paese di politiche commerciali comparativamente restrittive, che non permettono di carpire appieno i benefici del commercio internazionale, nonché una qualità del capitale umano in progressivo declino.
Gli ultimi sviluppi: l’arrivo di Milei e il cammino delle riforme
Dalla fine del 2023, la presidenza argentina è passata nelle mani di Javier Milei, di orientamento liberista. Se inizialmente le aspettative degli osservatori internazionali in merito al suo operato non risultassero particolarmente ottimistiche, data il complesso quadro economico argentino e la drastica linea del presidente, a circa un anno dalla sua entrata in carica il bilancio risulta, invece, più favorevole delle previsioni.
L’operato di Milei si è sostanzialmente concentrato sulla riduzione della presenza dello stato nell’economia, e quindi, di conseguenza, delle spese e del disavanzo pubblico. Sotto la sua guida, il paese ha avviato un complesso percorso di stabilizzazione e rilancio della crescita. Allo stato attuale, dalla congiuntura cominciano ad arrivare alcuni segnali di miglioramento, che spaziano dalla riduzione dell’inflazione al ritorno a modesti accenni di crescita.
Secondo gli ultimi dati INDEC (Instituto Nacional de Estadística y Censos de la República Argentina), il tasso di crescita mensile dei prezzi al consumo a gennaio 2025 si è collocato a quota 2.2%. Se, di norma, ciò rappresenterebbe un segnale di allarme (a livello di variazione tendenziale, parliamo infatti di un tasso d’inflazione superiore all’80%), trattasi nel caso dell’Argentina di un punto di minimo storico.
Guardando ai dati annuali, nel 2024 l’inflazione argentina ha raggiunto il picco del +230%; per l’anno in corso, il Fondo Monetario prevede un ridimensionamento a quota +63%, per proseguire poi nell’assestamento negli anni a seguire.
Sul fronte della valuta, con l’avvio del suo mandato, Milei ha operato una brusca svalutazione del peso (come si nota dal grafico di seguito), poi proseguita ad un ritmo mensile del 2%. A partire dal 1 febbraio 2025, il ritmo mensile di svalutazione è passato all’1%, in relazione al consolidamento osservato nel percorso dell'inflazione negli ultimi mesi e alle aspettative di un ulteriore calo.
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati Banca d'Italia e Investing.com
L’impatto sul PIL del percorso inaugurato da Milei è stato significativo: dopo il -1.6% registrato nel 2023, e l’ancor più severa contrazione del 2024 (-2.8%), i maggiori istituti internazionali sono concordi nel prevedere una ripresa per l’economia argentina nel 2025 (+5% secondo il Fondo Monetario), benché lo scenario sia ancora denso di rischi al ribasso, e l’agenda delle riforme per la stabilizzazione economica ricca di sfide.
Già negli ultimi mesi, sono giunti per l’economia argentina alcuni segnali di recupero: guardando all’Estimador mensual de actividad económica (INDEC), dalla metà del 2024 la variazione congiunturale dell’indice è tornata in territorio positivo. Gli ultimi dati trimestrali del PIL, relativi al Q3-2024, riportano invece un calo tendenziale del 2.1%, a fronte però di un rimbalzo rispetto al trimestre precedente prossimo al +4%.
Il percorso avviato da Milei sta però pesando su quelle che rappresentano, per l’Argentina, significative fragilità strutturali. Parliamo ad esempio della povertà: secondo l’indagine INDEC sulle condizioni di vita della popolazione, siamo passati dal 41.7% delle persone oggetto dell’inchiesta risultate in povertà nel II semestre 2023, al 52.9% nel I semestre 2024. Il tasso si colloca quindi su livelli di massimo rispetto agli ultimi anni, evidenziando come il consolidamento fiscale in corso stia pesando sulle fasce più deboli della popolazione.
Prospettive UE-Mercosur
Nel delicato contesto macroeconomico descritto, passiamo ora all’analisi degli scambi commerciali internazionali del paese. Primario elemento di attenzione al riguardo è il ruolo comparativamente limitato dell’Argentina sui mercati internazionali, rispetto ai maggiori player della sua area geografica.
Come si nota dal grafico di seguito, l’interscambio argentino in rapporto PIL è passato, nell’ultimo ventennio, da un punto di massimo del 35%, a circa il 20% stimato per lo scorso anno. Tale rapporto si conferma quindi sui livelli più bassi rispetto ai maggiori paesi dell’America Latina.
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning e Fondo Monetario Internazionale
Per diversi decenni, l'Argentina ha imposto notevoli barriere alle importazioni, alle esportazioni e ai flussi di capitale, in un contesto di gestione di crisi economiche ricorrenti e necessità di proteggere la stabilità interna. Di conseguenza, il commercio internazionale e il clima degli investimenti ne hanno risentito in modo significativo.
Anche le misure tariffarie e non tariffarie applicate dal paese risultano, in media, elevate, come si nota dalla mappa di seguito, che riporta la media ponderata dell’aliquota tariffaria applicata dai paesi sui prodotti in entrata. Per il 2022 i dati per l’Argentina mostrano un’aliquota dell’11.1%, a fronte ad esempio del 7.44% per il Brasile, 7.31% per il Paraguay, 6.43% per l’Uruguay. Si pensi che, a titolo di confronto, l’aliquota tariffaria media UE risulta pari all’1.33%, a fronte di un 3.09% per la Cina. L’adozione di dazi relativamente elevati rappresenta, infatti, un trend comune dei paesi del Mercosur (Mercado Común del Sur), area di libero scambio di cui fanno parte i quattro paesi sudamericani citati.
Media ponderata dell’aliquota tariffaria applicata, totale prodotti (2022, %)
Fonte: Elaborazioni Studiabo su dati World Bank
In un contesto di moderata apertura dei paesi del Mercosur agli scambi mondiali, da anni l’UE sta lavorando ad un accordo di partenariato commerciale, per riuscire ad ottenere maggiori opportunità di scambio per le imprese europee e sudamericane, nonché maggiori benefici per i consumatori, riducendo le barriere tariffarie e non tariffarie. Guardando ai numeri dell’interscambio commerciale, l’UE rappresenta per il Mercosur il secondo partner su scala mondiale, alle spalle della Cina e prima degli Stati Uniti.
Risale a dicembre 2024 la finalizzazione delle negoziazioni e il raggiungimento di un accordo politico, che dovrà ora essere ratificato. Tanto più nell’attuale fase storica, dove i molteplici conflitti in corso si affiancano al protezionismo del neo-eletto presidente americano Trump, emergono chiari segnali da parte dell’UE in merito alla volontà di concludere nuove partnership e aprire nuove opportunità commerciali.
Secondo le stime della Commissione, una volta in vigore l’accordo porterebbe per le aziende europee un risparmio di 4 miliardi di euro all’anno in termine di dazi, nonché la protezione di più di 350 prodotti dell’agroalimentare UE tramite indicazione geografica (di cui 57 prodotti italiani). L'accordo eliminerebbe i dazi all'importazione su oltre il 91% delle merci UE esportate nel Mercosur; i dazi per alcuni prodotti saranno liberalizzati in periodi più lunghi per consentire un progressivo adattamento da parte delle aziende dei paesi del Mercosur.
L’accordo andrebbe ad ampliare le opportunità di export per molteplici settori: pensiamo ad esempio all’agroalimentare (settore per il quale gli attuali dazi Mercosur sui prodotti UE arrivano fino al 55%, comportando una sostanziale inaccessibilità del mercato per le nostre esportazioni), ma anche ai macchinari (tariffe attualmente tra il 14 e il 20%), le automobili e l’abbigliamento (35%), il comparto farmaceutico (fino al 14%).
In attesa dell’accordo, i numeri degli scambi commerciali argentini
La prossima evoluzione dell’interscambio UE-Argentina si lega quindi a doppio filo alle prospettive dell’accordo di partenariato e alla ripresa economica del paese, con il consolidamento del percorso inaugurato da Milei: il successo su entrambi i fronti implicherebbe, infatti, tanto un’apertura del mercato che un aumento delle capacità di spesa di imprese e consumatori.
In attesa di tali possibili sviluppi, andiamo allora a guardare l’attuale quadro degli scambi commerciali argentini, per capire in che settori si focalizzano le sue specializzazioni produttive e la sua domanda verso i mercati UE.
Come emerge dai numeri ExportPlanning, l’export argentino si concentra soprattutto su materie prime e beni intermedi (quasi tre quarti del totale esportato nel 2024), a fronte invece di un ruolo minoritario per beni di investimento (22%) e beni di consumo (9%). L’economia del paese è dedita infatti soprattutto sulla produzione di materie prime agricole, ma possiede anche importanti risorse minerarie; significativa, inoltre, la produzione del comparto automotive.
Fonte: Elaborazioni Studiabo su dati ExportPlanning
In questo contesto, i fabbisogni a cui l’UE risponde tramite export fanno riferimento soprattutto alla macro-categoria della Metalmeccanica (che nel 2024 ha rappresentato quasi la metà delle nostre esportazioni verso l’Argentina), seguita da Chimica e farmaceutica (quasi il 30%). L’export UE si dedica quindi soprattutto ad alimentare l’apparato industriale del paese, nonché a rispondere ai bisogni del comparto salute.
Nello specifico, prima fra tutti nella macro-categoria della Metalmeccanica troviamo la componentistica per i mezzi di trasporto (quasi 940 milioni di euro di export UE in Argentina nel 2024), seguita dalle componenti meccaniche e ottiche (quasi 580 milioni), nonché dagli strumenti e attrezzature per l’industria (427 milioni). Nella macro-categoria della Chimica e farmaceutica spiccano invece i prodotti e strumenti per la salute: le esportazioni UE in Argentina sono state pari a 1.5 miliardi nel 2024, rappresentando la prima voce comunitaria di export nel paese.
Nel 2024 il calo delle esportazioni UE verso l’Argentina è stato generalizzato, fatte salve poche voci merceologiche: in primis la componentistica meccanica e ottica (+9%), ma anche i mezzi di trasporto e per l’agricoltura (+6.9%). Il fenomeno non ha però riguardato solo l’Unione: nella complessa fase economica che l’Argentina sta attraversando, il 2024 è stato un anno di generalizzato calo per le sue importazioni (pari ad oltre 15 punti percentuali dei valori in euro, secondo le stime ExportPlanning). Il calo è stato diffuso a tutti i maggiori paesi di approvvigionamento, quali il Brasile (-19.6% nei valori in euro), la Cina (-16.9%) e gli USA (-21.9%); di poco inferiore la contrazione rilevata per Italia (-15%) e Europa (-16%).
In ogni caso, così come osservato per l’economia del paese, anche per le sue importazioni nella seconda metà del 2024 cominciano ad emergere modesti segnali di ripresa: si stima, in particolare, una variazione congiunturale positiva dell’import a partire dal II trimestre 2024.
Conclusioni
La portata della sfida di ristrutturare e rilanciare l’economia argentina è indubbiamente vasta, e sta portando alla luce la primaria necessità del paese di affrontare i suoi squilibri macroeconomici, ma anche di diversificare l’economia e aprirsi agli scambi internazionali. Benché si tratti di un processo inevitabilmente complesso, che potrebbe non portare al raggiungimento di risultati tangibili in tempi rapidi, il passo sembra sempre più necessario, al fine di affrontare debolezze storiche e inserirsi appieno in un contesto economico internazionale in rapida evoluzione.







