di Alba Di Rosa, economista - 04 June 2025

Settore siderurgico: un quadro di player, mercati e prezzi nell’era del CBAM

Con la firma del trattato che nei primi anni ‘50 ha istituito la CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), l’Europa ha compiuto i primi passi verso la sua integrazione. All’epoca, il carbone giocava un ruolo di primo piano, a fronte poi di un progressivo declino nei decenni a seguire, con il passaggio a nuove fonti energetiche.
Rimane invece rilevante la produzione di acciaio, destinato ad un ampio campo di applicazioni. Secondo la World Steel Association, oltre la metà dell’acciaio consumato a livello mondiale è stato destinato, nel 2023, al comparto building & infrastructure, seguito dal mondo industriale: è risultata pari al 16% la quota destinata al comparto delle attrezzature meccaniche, al 12% quella destinata all’automotive, al 10% quella dedicata ai prodotti metallici, e infine quote minime restanti si concentrano sulla produzione di altri mezzi di trasporto, apparecchiature elettriche e elettrodomestici.

 

Eccesso di capacità produttiva e obiettivo decarbonizzazione

Allo stato attuale, l’industria siderurgica mondiale presenta però significative sfide: parliamo, in primis, dell’attuale eccesso di capacità produttiva, che sta pesando sui mercati globali esercitando un effetto distorsivo. Per eccesso di capacità siderurgica si intende l'eccedenza di capacità produttiva rispetto alla domanda effettiva di acciaio.
Su scala globale, un eccesso di capacità persistente crea distorsioni economiche significative, tra cui squilibri di mercato, depressione dei prezzi e concorrenza sleale.
Secondo le stime OCSE, nel 2024 l’eccesso di capacità produttiva per il mercato globale dell’acciaio sarebbe stato pari a oltre 600 milioni di tonnellate (rappresentando il 24% della capacità complessiva): la capacità produttiva è infatti pari a 2472 milioni di tonnellate, a fronte di una domanda di 1870 milioni di tonnellate. Si prevede che tale differenziale sia destinato ad ampliarsi, arrivando a superare i 700 milioni nel 2027.

                                                                                                                                    Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati OCSE

Tra sfide in corso, un ruolo cruciale presenta, inoltre, quella della decarbonizzazione. L’industria dell’acciaio è infatti responsabile di circa il 5% delle emissioni di anidride carbonica nell’Unione, quota che sale al 7% a livello globale. Il siderurgico rappresenta uno dei settori industriali notoriamente “hard to abate”, ovvero difficili da decarbonizzare o riconvertire nell’ottica della transizione green; le industrie europee dei metalli si stanno impegnando verso questa direzione, investendo in tecnologie di decarbonizzazione e di lotta all’inquinamento, per contribuire agli obiettivi climatici e ambientali dell’Unione.

Date tali sfidanti premesse, andiamo allora ad approfondire il settore dell’acciaio fornendo alcuni numeri chiave.

Produzione e scambi commerciali: overview globale

Il mercato globale dell’acciaio presenta un’indiscussa leadership cinese, tanto a livello di produzione di acciaio grezzo(1)  che di export dei relativi prodotti (finiti e semilavorati): secondo la World Steel Association, nel 2024 la Cina ha prodotto oltre un miliardo di tonnellate di acciaio grezzo (53.3% del totale mondiale), corrispondente a quasi sette volte quanto prodotto dall’India, secondo produttore mondiale.
L’espansione della capacità produttiva cinese, così come indiana e di diversi altri paesi in Asia e Medio Oriente, è evidente negli ultimi decenni, e spesso supportata da sussidi statali; si segnala, inoltre, il ruolo di primo piano della Cina nel contributo all’espansione della capacità produttiva in altre aree del mondo, tramite investimenti oltreconfine, a fronte di una domanda interna debole negli ultimi anni.

                                                                                                                      Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati World Steel Association

Dal canto suo invece l’UE – che segue l’India nel ranking dei maggiori produttori mondiali – ha assistito negli ultimi anni non soltanto ad una progressiva riduzione della sua quota produttiva sul totale mondiale, ma anche ad un calo nell’effettiva quantità prodotta.
Si pensi che, tra il 2018 e il 2024, la produzione UE è scesa di 31 milioni di tonnellate.
Tra i produttori UE spicca in primis la Germania (a cui è attribuibile, nel 2024, quasi il 30% della produzione europea di acciaio grezzo, pari a 37 milioni di tonnellate), seguita dall’Italia (20 milioni di tonnellate).
 

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati World Steel Association

Tensioni e misure di difesa commerciale

L’eccesso di capacità produttiva a livello globale rappresenta un problema di primo piano per le industrie europee, minacciando profitti e competitività. A questo fine, l’Unione ha già adottato diverse misure di difesa commerciale nel settore dei metalli, per combattere quella che viene considerata una concorrenza globale sleale. Attualmente, il settore siderurgico è proprio quello con il maggior numero di misure di difesa commerciale, seguito dal settore dei metalli non ferrosi e dei minerali.

A ciò si aggiunge la questione dei nuovi dazi del 25% introdotti dagli USA il 12 marzo sulle importazioni di acciaio e alluminio, che non soltanto avranno un impatto negativo sui produttori UE limitando l'accesso al mercato statunitense, ma potranno anche aumentare la pressione delle esportazioni di altri paesi precedentemente destinate agli Stati Uniti, che potrebbero essere reindirizzate verso l'Unione.

Nel peculiare contesto che interessa il mercato internazionale dell’acciaio, nel 2024 quasi l’80% delle esportazioni UE sono state destinate al mercato comunitario, come risulta dai dati ExportPlanning.

Guardando invece il trend storico delle esportazioni UE di acciaio, emerge una dinamica debole: i valori delle nostre esportazioni sono infatti stati supportati dalla fase inflattiva dell’immediato periodo post-Covid, che ha impattato sui costi dell’energia, per poi ridimensionarsi negli anni a seguire. Guardando invece alle quantità scambiate, la dinamica degli ultimi anni risulta ampiamente stagnante, influenzata anche dalla performance modesta dei principali settori end-use europei (costruzione, automotive, meccanica industriale). Secondo i dati Eurofer, le acciaierie europee starebbero funzionando al 60% delle loro capacità (a fronte di un 76.2% a livello di media mondiale), confermando appunto un eccesso di capacità produttiva.

 

Scenario prezzi: quali impatti?

L'industria siderurgica europea è dunque sottoposta, allo stato attuale, a forti pressioni a causa della sovracapacità globale e regionale, dell'aumento delle esportazioni cinesi e delle crescenti barriere commerciali in mercati chiave come gli Stati Uniti. Questo si traduce in una forte pressione sui prezzi lungo tutta la filiera siderurgica.
La produzione dell'industria siderurgica cinese si mantiene infatti elevata, a fronte di una domanda interna modesta a causa delle difficoltà del settore immobiliare; in tale contesto, l’industria siderurgica cinese sta cercando di contrastare gli effetti della bassa domanda interna incrementando le esportazioni. Tutto ciò spinge, però, al ribasso i prezzi dei prodotti siderurgici cinesi, che influenzano anche quelli UE (e di conseguenza i profitti dell’industria) – sebbene in misura limitata grazie alle citate politiche di protezione del mercato siderurgico europeo. Si veda, a titolo di esempio, il legame del trend dei prezzi dei coils a caldo europei con quelli cinesi.
 


Focus CBAM, strumento di protezione dell'industria siderurgica (a carico delle imprese utilizzatrici)

Andiamo a guardare, infine, alle misure europee sul fronte della decarbonizzazione.
Dai primi anni 2000, l’industria siderurgica europea rientra tra i destinatari dell’EU Emissions Trading System (EU ETS), ovvero un sistema di scambio delle quote di emissione di gas serra che mira a ridurre le emissioni UE complessive, generando al tempo stesso entrate che possano finanziare la transizione green. Il limite massimo di gas serra che può essere emesso dagli impianti e dagli operatori che rientrano nel campo di applicazione del sistema viene ridotto annualmente, in linea con gli obiettivi climatici UE, assicurando che le emissioni complessive europee diminuiscano nel tempo.
L’EU ETS riguarda però soltanto le emissioni prodotte all’interno dell’Unione. Per risolvere, quindi, l’asimmetria rispetto a prodotti importati (soggetti, nei paesi di origine, a normative ambientali meno stringenti sulle emissioni), è stata recentemente introdotta la nuova normativa del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM): questa mira a equiparare le merci importate (si pensi, ad esempio, all’acciaio proveniente dai mercati asiatici) alle merci prodotte nell'UE in termini di oneri dovuti per le emissioni di CO2, incentivando quindi una produzione più sostenibile anche nei paesi extra-europei. L’obiettivo è quindi quello di garantire che gli sforzi per la riduzione delle emissioni di gas serra nell’UE non siano contrastati da un aumento delle emissioni al di fuori dei suoi confini, per le merci prodotte nei paesi extra-UE e poi importate.
Attualmente il CBAM è in fase transitoria di applicazione, per entrare ufficialmente in vigore nel 2026. Se da un lato il CBAM riequilibra, quindi, i rapporti competitivi tra produttori comunitari e acciaio importato, ciò si traduce anche in un inevitabile aggravamento dei costi (prezzo dell'acciaio pagato) da parte dei settori utilizzatori.

Conclusioni

Il percorso europeo verso la decarbonizzazione rappresenta una sfida epocale per il settore siderurgico, storicamente tra i più energivori e inquinanti. Ma è anche un’opportunità: chi saprà innovare in chiave green potrà guadagnare un vantaggio competitivo in un mercato dove la sostenibilità sta diventando sempre più un criterio di primario rilievo.
Su questo fronte la produzione italiana riesce già a distinguersi, grazie ad una prevalenza della produzione di acciaio tramite forno elettrico: infatti, se gli input produttivi per eccellenza dell’industria siderurgica sono minerali di ferro e carbon coke per l’acciaio prodotto tramite altoforno, per la produzione tramite forno elettrico si utilizzano invece rottami di acciaio – metodologia riduce tanto il consumo energetico che le emissioni, rispetto a quella tradizionale.
La principale sfida per il settore sarà quindi quella di riuscire coniugare l'efficienza dei processi produttivi con le crescenti pressioni del contesto internazionale, al fine di preservare un’industria siderurgica che possa sostenere lo sviluppo industriale del paese.
 


[1]L'acciaio grezzo è l'acciaio nella sua prima forma solida (o utilizzabile): lingotti, semilavorati (billette, blumi, bramme) e acciaio liquido per colate.