a cura dello Studio Legale Padovan - 16 July 2024
a cura di Alba Di Rosa, economista - 21 January 2025
Prospettive per il Pakistan: tra complessità economica e scommesse sulla crescita
Pakistan
Con quasi 240 milioni di persone, il Pakistan è il secondo paese musulmano al mondo per numero di abitanti, alle spalle della sola Indonesia. Il Pakistan negli ultimi anni è salito agli onori della cronaca soprattutto in relazione alle vicende politiche dell’ex premier, Imran Khan, sfiduciato nel 2022 e successivamente arrestato con svariate accuse e, ciononostante, uscito vittorioso dalle successive elezioni di febbraio 2024. Il partito di Khan è stato in ogni caso escluso dalla possibilità di un ritorno al potere, passato nelle mani di partiti tradizionalmente legati all’esercito, la cui influenza sulle vicende politiche del paese risulta ancora significativa.
Negli ultimi anni, il Pakistan è stato affetto anche da vicende climatiche: nell’estate del 2022, forti alluvioni hanno colpito il paese, impattando su 33 milioni di persone e portando a più di 1700 morti, nonché oltre 30 miliardi di dollari di danni e perdite, secondo le stime della World Bank.
Di recente, anche significative difficoltà economiche hanno pesato sul paese: nel 2023 il PIL è entrato in territorio negativo (-0.2% secondo il Fondo Monetario), per poi recuperare nel 2024 (+2.4%), mentre l’inflazione ha raggiunto quasi il 30% nel 2023, per poi scendere al +23% nell’anno a seguire. Sono molteplici le difficoltà che hanno gravato sull’economia pakistana: ad uno scenario macroeconomico debole si è infatti unita una crisi della bilancia dei pagamenti, situazione che ha portato il paese sull’orlo del rischio default nel 2023 – pericolo poi scampato grazie ad un intervento emergenziale da parte del Fondo Monetario (FMI).
L’approvazione dell’ultimo prestito da parte del FMI risale all’autunno 2024, pari a circa 7 miliardi di dollari. Quest’ultimo programma, orientato in un’ottica di medio-lungo periodo, richiederà politiche e riforme solide volte a rafforzare la stabilità macroeconomica del paese, affrontare le profonde sfide strutturali che lo caratterizzano e creare le condizioni per una crescita più inclusiva e resiliente. L'obiettivo di una crescita durevole è alla base anche del recente accordo del Pakistan con la World Bank, per un pacchetto di prestiti da 20 miliardi di dollari da erogare nell’arco del prossimo decennio.
Crescita economica e scambi commerciali sotto il potenziale
I problemi economici del Pakistan non si limitano soltanto agli anni più recenti, risultando piuttosto di carattere strutturale. Secondo un recente report FMI, è ormai da più di un decennio che l'economia e il tenore di vita del Pakistan non stanno tenendo il passo rispetto agli omologhi regionali, a causa di squilibri macroeconomici, di restrizioni di policy, di un ambiente normativo e fiscale pesante, nonché di investimenti insufficienti sul fronte del capitale umano.
Fonte: elaborazioni StudiaBo su dati FMI
I numeri del PIL pro-capite, espresso a parità di potere d’acquisto, mostrano ad esempio una sotto-performance del PIL pakistano rispetto ai paesi vicini, come Bangladesh, Indonesia, India e Vietnam. In un contesto di decenni di dispute politiche interne, nonché livelli modesti di investimenti diretti esteri, tra il 2000 e il 2024 il PIL pro-capite pakistano è cresciuto ad un tasso medio annuo del 3.6%, a fronte di un tasso più che doppio per Bangladesh, India e Vietnam.
Secondo il Poverty & Equity Brief della World Bank (ottobre 2024), il tasso di povertà del paese nell’anno fiscale 2024 è risultato pari al 40.5%, implicando quindi una crescita di 2.6 milioni per il numero di individui in povertà rispetto all’anno precedente. Sebbene in un’ottica di lungo periodo il paese abbia compiuto significativi passi in avanti nella lotta alla povertà, ciò non si è tuttavia pienamente tradotto in un solido miglioramento delle condizioni socio-economiche. Più in generale, il Pakistan sta mostrando una crescita economica lenta e volatile, a fronte di diversi punti deboli, tra cui limiti all'imprenditorialità privata e una significativa presenza dello Stato nell’economia. Secondo l’ultima edizione dell’Index of Economic Freedom, pubblicato dalla Heritage Foundation americana, il Pakistan si colloca in 147esima posizione in termini di libertà economica, in un ranking di 184 paesi su scala mondiale, risultando significativamente distante da paesi come l’Indonesia (53esima posizione) o il Vietnam (59esima). Tali fattori risultano determinanti nello scoraggiare, ad esempio, l’afflusso di investimenti esteri.
Fonte: elaborazioni StudiaBo su dati UNCTAD, FMI
Rispetto agli altri paesi della regione, anche la crescita delle esportazioni pakistane si sta mostrando debole, andando quindi a limitare il potenziale impatto espansivo del commercio estero sulla produttività e, più in generale, sulla crescita economica. Pesa certamente sull’export la presenza di numerose restrizioni commerciali, ma anche la mancanza di innovazione: le esportazioni del paese si basano infatti soprattutto sul comparto agricolo e tessile, segnalando difficoltà verso una diversificazione e una riallocazione verso produzioni a più alto valore tecnologico.
Fonte: elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning
Partnership cinese e Via della Seta
Dai numeri di commercio estero emerge un ulteriore tassello chiave nell’analisi nel quadro economico pakistano: il ruolo primario ricoperto dalla Cina sul fronte delle importazioni. Nel 2024 appena concluso, la Cina ha infatti rappresentato il maggiore fornitore sul mercato pakistano: oltre 15 miliardi di euro di importazioni sono venute dal gigante asiatico, pari ad oltre il 30% del totale. Seguono, a decisa distanza, i paesi del Golfo (Arabia Saudita, Qatar, Emirati e Kuwait).
Da ormai un decennio, il cuore della partnership Cina-Pakistan trova le sue fondamenta nella Belt and Road Initiative (BRI), also known as la “Nuova via della seta”. La BRI è stata lanciata nel 2013 da Xi Jinping come vasto insieme di iniziative per collegare l'Asia orientale e l'Europa attraverso infrastrutture, commercio e investimenti; nel decennio successivo, il progetto si è esteso all'Africa, all'Oceania e all'America Latina, andando ad ampliare in modo significativo l'influenza economica e politica cinese.
Il principale progetto riguardante il Pakistan, il cosiddetto China Pakistan Economic Corridor (CPEC), rappresentava un fiore all’occhiello della BRI, mirando a costruire infrastrutture che potessero fornire alla Cina nuove rotte in termini di trasporto e approvvigionamento energetico, ma anche contribuire allo sviluppo e alla stabilità della regione. Ciononostante, negli ultimi anni, agli annunci di nuovi progetti CPEC sono piuttosto prevalse le preoccupazioni sul fronte della sicurezza per i lavoratori cinesi già impegnati in Pakistan, a causa di molteplici attacchi portati avanti da gruppi di ribelli. Remando contro le ipotesi di un rallentamento dei ritmi di sviluppo della “All-Weather Strategic Cooperative Partnership” tra Cina e Pakistan, di recente i due paesi hanno annunciato l’intenzione di avviare un “CPEC 2.0”, a fronte di una riconosciuta necessità di elevare i legami in termini di cooperazione e collaborazione.
Il Pakistan non è certamente solo nell’ambizione di supportare la propria crescita economica tramite iniziative infrastrutturali cinesi: secondo i dati del Green Finance & Development Center, sarebbero tra 146 e 151 i paesi che hanno firmato un Memorandum of Understanding con la Cina per la partecipazione alla BRI (tra cui la stessa Italia, firmataria nel 2019, e ritiratasi poi nel 2023).
Rapporti UE-Pakistan
L’Unione Europea presenta, per il Pakistan, un ruolo comparativamente limitato in qualità di mercato di approvvigionamento, collocandosi alle spalle dei suddetti Cina e paesi del Golfo; al contrario, l’UE rappresenta la prima destinazione per l’export del paese, secondo i dati ExportPlanning. Nel 2024, 8 miliardi di euro di esportazioni pakistane si sono infatti diretti nell’UE, a fronte dei 7 miliardi diretti in Asia.
Le relazioni commerciali UE-Pakistan sono governate dal 2004 da un Cooperation Agreement; il Pakistan beneficia inoltre dal 2014 del Generalised Scheme of Preferences (GSP+), che prevede generose preferenze tariffarie per l’import europeo di prodotti da paesi in via di sviluppo vulnerabili, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile, il buon governo e la diversificazione del paniere delle esportazioni.
Fonte: elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning
Come si nota dai grafici, che riportano l’interscambio UE-Pakistan per area merceologica nel 2024, le importazioni UE dal Pakistan si concentrano soprattutto sul comparto tessile, citato settore di specializzazione dell’industria locale: parliamo in primis di abbigliamento esterno, ma anche tessile casa, biancheria e tessuti a trama. Complessivamente considerati, i prodotti finiti per la persona, i prodotti finiti per la casa e i beni intermedi in materie tessili e pelli rappresentano l’80% delle importazioni UE dal paese. Più diversificato il panorama dell’export UE verso il Pakistan, che si concentra soprattutto sui rifiuti e residui (inclusi nella voce Materie Prime), seguiti dai prodotti dell'industria Metalmeccanica (soprattutto macchine tessili), ma anche farmaci e prodotti chimici per l’industria. Sul fronte dei rifiuti e residui, parliamo in particolare di cascami di ferro, ghisa e acciaio, nonchè cascami e avanzi di alluminio.
Negli ultimi anni, l’import dell’Unione è andato progressivamente a superare i numeri dell’export: si stima per il 2024 un saldo commerciale negativo attorno ai 4 miliardi di euro per l’UE, a fronte di circa 1.5 miliardi nel 2019.
Nello specifico del caso italiano, i maggiori incrementi delle nostre esportazioni verso il Pakistan tra il 2019 e il 2024, misurati come differenze nei valori, fanno riferimento ai suddetti rifiuti, ma anche alla componentistica elettronica, l’impiantistica industriale, l’elettrotecnica e i beni intermedi destinati a molteplici segmenti industriali, come carta e legno, alimentari e costruzioni. L’Italia sta quindi approvvigionando un apparato industriale che ambisce, nel lungo periodo, ad una crescita sostenibile.
Conclusioni
Pur presentando un elevato potenziale di crescita e industrializzazione, l’economia pakistana risulta ancora appesantita dagli elevati costi delle attività commerciali, una complessa regolamentazione e la presenza di strozzature infrastrutturali; sussistono inoltre ampi spazi di miglioramento sul fronte della diversificazione produttiva e dell’upgrading verso prodotti tecnologicamente più complessi – debolezze che l’ausilio della partnership cinese non sembra ancora riuscito ad eliminare. Lo sviluppo economico del Paskistan sembra quindi legato a doppio filo alla necessità di snellimento dell’ambiente competitivo e di una maggiore integrazione nel quadro commerciale globale, che contribuirebbe ad instradare il paese verso un percorso di sviluppo progressivamente più solido.







