di Veronica Campostrini, economista - 23 febbraio 2026
a cura di Octagona - 27 dicembre 2024
Africa: un continente di opportunità per le imprese italiane
Negli ultimi anni, l’Africa è tornata al centro del dibattito economico globale e del dialogo politico italiano. Con il vertice Italia-Africa e il lancio del Piano Mattei, infatti, la Penisola ha rafforzato il suo impegno verso una collaborazione più stretta con il continente. Un piano ambizioso, che abbraccia settori cruciali come agricoltura, sanità, energia e infrastrutture, aprendo nuove prospettive per le imprese italiane.
In un contesto globale in rapida evoluzione, caratterizzato da nuove sfide geopolitiche e da un riequilibrio delle relazioni economiche, l’Africa si profila come una destinazione strategica per diversificare le opportunità di business. La popolazione giovane e in rapida crescita, insieme ai programmi di sviluppo avviati in molti Paesi, rende il continente un terreno fertile per l’export italiano. Sebbene il continente africano rimanga indubbiamente una terra dalle molte sfide e complessità, è dunque opportuno non mettere in ombra le crescenti potenzialità di sviluppo che una giovane e vasta area economica può offrire.
Tante prospettive crescita
Ma quali sono le attuali relazioni commerciali tra l'Italia e il continente africano? L’Africa rappresenta un mercato vasto e diversificato, con oltre 50 Paesi e dinamiche economiche molto differenti. Tuttavia, emergono settori chiave dove le imprese italiane possono trovare opportunità significative.
Nel 2023 l’interscambio commerciale dell'Italia con l'Africa è ammontato a 57,6 miliardi di euro, di cui ben 38 miliardi di importazioni e 19,6 miliardi di export. Soprattutto a seguito del conflitto russo-ucraino è infatti cresciuto il ruolo del continente africano quale fornitore del Belpaese, in particolare sul fronte delle commodity energetiche. Inoltre, oltre il 70% delle esportazioni nazionali si dirigono verso l'area nord-africana, con una segmentazione settoriale estremamente ampia e diversificata, che però vede una forte prevalenza dei segmenti B2B.In Nord Africa, i piani di sviluppo strategico, come quelli dell’Egitto e del Marocco, offrono interessanti prospettive nei settori infrastrutturali, energetici e dell’agroalimentare. Il Made in Italy, con il suo mix di qualità e innovazione, è particolarmente apprezzato in queste aree. Ad esempio, progetti legati alla rete ferroviaria, all’energia rinnovabile e all’industria alimentare hanno attratto l’attenzione di numerosi operatori italiani.
I Paesi a maggiore potenziale: Marocco, Tunisia e Sudafrica
Tra i numerosi mercati africani, alcuni si distinguono per la loro rilevanza strategica e per le opportunità concrete che offrono alle imprese italiane.
Il Marocco rappresenta un partner strategico per l’Italia nella regione mediterranea, grazie alla sua stabilità politica e alle favorevoli previsioni di crescita economica, confermandosi inoltre come hub per l’accesso all’Africa, con 56 accordi di libero scambio e una rete consolidata di partnership in Africa occidentale e centrale, oltre a nuove collaborazioni nell’area orientale. Sebbene abbia subito una contrazione del PIL del 7% nel 2020 a causa della pandemia, l’economia marocchina ha mostrato una solida ripresa nel 2021, crescendo del 7,9%.
Per quanto riguarda gli scambi con l’Italia, nel 2023 l’interscambio commerciale ha raggiunto i 4,7 miliardi di euro (+49% rispetto al 2019), superando i livelli pre-pandemici.
Le esportazioni italiane, pari a 2,78 miliardi nel 2023 (+29%), includono principalmente prodotti raffinati (21,6%), macchinari (15,2%) e tessili (8,8%). Le esportazioni di fosfati e derivati sono cresciute del 57,8%, mentre le importazioni di prodotti energetici hanno segnato un incremento del 51,9%. Anche gli investimenti diretti esteri (IDE) verso il Marocco sono cresciuti del 52% rispetto al 2020, una tendenza opposta rispetto al resto del Nord Africa.
La Tunisia rappresenta una piattaforma strategica per le imprese italiane, grazie a caratteristiche ideali come la prossimità geografica con Europa e Africa, costi competitivi dei fattori produttivi e normative favorevoli agli investimenti. Inoltre, il Paese offre filiere produttive competitive ad alto valore aggiunto in settori chiave come tessile, aeronautico, automotive, energie rinnovabili e telecomunicazioni.
Dal 2022, l'Italia è il primo partner commerciale della Tunisia, con un interscambio che ha sfiorato i 7 miliardi di euro e un saldo pressoché in pareggio. Le esportazioni italiane sono cresciute negli ultimi cinque anni nonostante il rallentamento registrato durante la pandemia, passando da 3,13 miliardi di euro nel 2019 a 3,34 miliardi nel 2023. L'Italia è il secondo cliente e il primo fornitore della Tunisia, consolidando una presenza economica significativa nel Paese. Attualmente, circa 900 imprese italiane operano in Tunisia, impiegando 70 mila persone e rappresentando quasi un terzo delle aziende a partecipazione straniera. Queste aziende, concentrate principalmente nella Grande Tunisi e nelle zone costiere, sono attive in settori come manifatturiero, energia, costruzioni, componentistica automotive, meccanico, farmaceutico, turistico e agroalimentare. Nonostante le sfide economiche e politiche, la Tunisia resta una priorità strategica per l’Italia. Le autorità tunisine riconoscono l'importanza di garantire un clima d'affari stabile e di valorizzare le opportunità di investimento e partenariato, confermando il ruolo centrale delle imprese italiane nel rafforzare i legami economici bilaterali.
Anche il Sudafrica rappresenta una destinazione strategica per lo sviluppo commerciale delle imprese italiane. Con una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti e una classe media in espansione, grazie a incentivi e agevolazioni fiscali, il Paese offre un mercato promettente per settori come energie rinnovabili, agroalimentare e meccanica strumentale, aprendo opportunità di business per le imprese della Penisola in queste filiere. Inoltre, il Paese si distingue come la più avanzata economia dell'Africa subsahariana, caratterizzata da una base industriale diversificata e da un ambiente imprenditoriale favorevole, fungendo anche da hub per accedere agli altri mercati dell'Africa meridionale grazie a due importanti accordi commerciali: SADC, la Southern African Development Community, che promuove la cooperazione e l’integrazione socio-economica tra 15 paesi dell’Africa australe; l’African Continental Free Trade Area o AfCFTA, un trattato che comprende 54 dei 55 Paesi africani che ha come obiettivo l’apertura delle frontiere e la creazione di un’immensa area di libero scambio tra i Paesi membri.
In questo scenario, l'interscambio commerciale tra Italia e Sudafrica nel 2023 è stato pari a 4,5 miliardi di euro: le esportazioni della Penisola verso il Sudafrica hanno registrato un valore di 2,3 miliardi di euro nel 2023, con previsioni di crescita del 10,2% entro il 2025, confermandosi secondo partner europeo e il 9° fornitore a livello mondiale del Paese africano.
Le opportunità maggiori sono rappresentate dai settori alimentare e agrifood: il Paese ha bisogno di modernizzare il suo settore agricolo e le imprese tricolore possono fornire tecnologie innovative e macchinari efficienti. Il made in Italy gode di un’ottima reputazione, ad esempio, nel caso dei trattori e dei sistemi per la refrigerazione industriale, così come per i macchinari per la trasformazione di prodotti agricoli (lavorazione di frutta, verdura, carne e latticini) e del packaging. Guardando al mercato B2C, invece, il consumo di olio d'oliva nel Paese è aumentato sensibilmente nell'ultimo decennio (36 milioni di euro di export italiano stimato nel 2024). La domanda interna supera dunque la produzione locale, e il Sudafrica importa circa due terzi dell'olio d'oliva che consuma: l'Italia è il secondo fornitore in questa categoria merceologica, con una quota di mercato del 30%. Allo stesso modo, il consumo di formaggio è raddoppiato negli ultimi 15 anni, sebbene concentrato principalmente tra i cittadini con un reddito medio-alto, e le importazioni di formaggio hanno raggiunto 40 milioni di euro nel 2023, con l’Italia al terzo posto come fornitore (14%). Infine, ampie opportunità anche per le aziende vitivinicole, dove l'Italia è il secondo fornitore del Sudafrica, per un mercato che nel post pandemia ha raggiunto i 2 miliardi di euro di valore.







