di Alba Di Rosa, economista - 28 maggio 2026
di Alba Di Rosa, economista - 28 maggio 2026
Elettrotecnica ed elettronica: i nuovi snodi strategici del commercio mondiale
Diversamente da quanto temuto, la guerra commerciale avviata da Trump con il resto del mondo – Cina in primis – non ha interrotto il processo di crescita degli scambi internazionali; tra i motori di questa crescita, i settori dell'elettrotecnica e della componentistica elettronica stanno svolgendo un ruolo di primo piano.
Il dinamismo di tali comparti non risulta, però, un fenomeno esteso al solo 2025: in un mondo sempre più digitale e interconnesso, nell’arco degli ultimi anni i settori dell’elettrotecnica e della componentistica elettronica – quindi al netto di prodotti finiti come computer e smartphone – hanno progressivamente conquistato un crescente posizionamento sulla scena internazionale. Tali beni risultano, infatti, sempre più essenziali e dalle molteplici applicazioni: per l’elettrotecnica parliamo di motori, generatori e trasformatori elettrici, quadri elettrici, cavi di alta tensione, e così via; per la componentistica elettronica parliamo, invece, principalmente di beni intermedi, come semiconduttori, circuiti elettronici e processori, destinati alla produzione di dispositivi elettronici e rappresentanti, di fatto, la “mente” del dispositivo finale.
Allo stato attuale, elettrotecnica e componentistica elettronica stanno partecipando a molteplici processi di trasformazione in atto su scala globale: da un lato la progressiva elettrificazione della produzione e dei trasporti sta favorendo l’elettrotecnica, a fronte di un crescente bisogno di apparecchiature dedicate alla generazione, distribuzione e utilizzo dell’energia; dall’altro il boom dell’intelligenza artificiale (IA) e, in senso lato, la notevole digitalizzazione infrastrutturale sta favorendo il mondo dell’elettronica. Esemplare è il recente e diffuso fenomeno della costruzione dei data center – infrastrutture fondamentali su cui si basano strumenti più sofisticati di elaborazione e analisi delle informazioni, come l’Intelligenza Artificiale, il Machine Learning o l’Internet of Things – che rispecchia una significativa integrazione tra tecnologie digitali ed energetiche.
I settori dell’elettrotecnica e della componentistica elettronica risultano, quindi, pienamente partecipi dei processi di innovazione e di “twin transition” (transizione digitale ed energetica) attualmente in corso, rivestendo un ruolo di crescente rilievo sulla scena internazionale. Andiamo allora ad approfondire i segnali che giungono dai relativi dati di commercio estero.
L’evoluzione della geografia degli scambi
Gli scambi commerciali mondiali di elettrotecnica e componenti elettroniche hanno mostrato un particolare dinamismo nel periodo post Covid, fatta salva la contrazione registrata nel 2023, rispecchiando il supporto dei fenomeni descritti; nel periodo considerato, i ritmi di crescita degli scambi del settore hanno superato la media della domanda mondiale di beni.
Secondo gli ultimi dati ExportPlanning, per il 2025 si stima una crescita dei flussi commerciali internazionali del settore del +7.6% nei valori a prezzi costanti, a fronte di un incremento del +6.7% per la domanda mondiale di beni.
Guardando ai valori degli scambi, il comparto dominante è quello della componentistica elettronica: parliamo, infatti, di quasi 1.930 miliardi di euro in termini di flussi commerciali mondiali nel 2025; l’elettrotecnica si è, invece, collocata poco sopra i 750 miliardi.
Sul fronte dell’offerta mondiale, i due settori presentano un quadro differenziato: le esportazioni mondiali di elettrotecnica e componentistica elettronica si distinguono, infatti, per una differente dispersione geografica. Se in entrambi i casi è la Cina a rappresentare il maggiore Paese esportatore, il presidio dell’elettrotecnica risulta maggiormente diversificato: alle spalle dell’Asia (alla quale è attribuibile oltre il 40% dell’export totale del settore nel 2025), anche l’UE vanta una quota di rilievo sul totale delle esportazioni mondiali (circa il 35%), seguita a distanza dal Nord America (13%). Nell’ultimo ventennio, il presidio delle esportazioni di elettrotecnica si è, però, gradualmente spostato verso l’Asia: infatti, se nel 2005 era l’UE a detenere la quota più significativa dell’export mondiale, la crescita dell’industria asiatica ha portato l’Oriente a guadagnare sensibilmente terreno negli anni a seguire.
Ancor più netto è lo scenario della componentistica elettronica: allo stato attuale, infatti, provengono dal continente asiatico oltre l’80% delle esportazioni mondiali. L’Asia rappresenta, dunque, un centro nevralgico per la produzione e l’export del settore, a fronte di una quota ben più modesta coperta dall’Unione Europea e dall’area nord-americana – rispettivamente inferiori al 10% del totale. Il presidio asiatico sul fronte della componentistica elettronica era già significativo all’inizio del XXI secolo: nel 2005 l’Asia copriva oltre il 60% dell’export mondiale del settore, mentre UE e area nord-americana poco meno del 20% e del 15% del totale; allo stato attuale, le quote delle aree occidentali si sono sostanzialmente dimezzate, a beneficio di quella asiatica, che ha, invece, guadagnato circa 20 punti percentuali.
Uno sguardo alla congiuntura
I numeri di commercio estero più recenti, relativi ai primi mesi del 2026, stanno confermando elettrotecnica e componentistica elettronica tra i settori best performer in termini di dinamismo degli scambi commerciali, dando quindi seguito ai segnali dello scorso anno.
Se il commercio mondiale complessivo di beni si è mantenuto piuttosto resiliente in apertura 2026 (+6.6% l’incremento tendenziale del totale merci a prezzi costanti nel I trimestre, secondo le pre-stime ExportPlanning), il quadro appare articolato e differenziato, tanto in termini geografici che settoriali; in particolare, risulta evidente come l’espansione della domanda non risulti generalizzata, quanto piuttosto concentrata proprio nelle filiere a più alto contenuto tecnologico, che si confermano sostenute dagli investimenti in AI e digitalizzazione.
Nel periodo più recente, l'intelligenza artificiale sta, quindi, emergendo come motore trainante non soltanto del dibattito economico globale, ma anche della stessa crescita economica. Guardando, in particolare, al caso degli Stati Uniti, il Fondo Monetario Internazionale ha evidenziato come gli investimenti legati all'IA rappresentino ormai una quota consistente della crescita del PIL nazionale, alimentando una nuova domanda di server, data center, software e infrastrutture energetiche.
Non parliamo soltanto di IA come motore degli scambi mondiali, ma anche di elettrificazione che tiene il passo: gli ultimi dati di commercio estero testimoniano, infatti, come l’elettrotecnica abbia conservato, anche nel I trimestre 2026, un’intonazione molto positiva, legata alla domanda di tecnologie per l’elettrificazione, in relativa continuità con la seconda parte del 2025. Crescono, nei primi mesi del 2026, soprattutto i componenti per distribuzione elettrica, per motori e generatori, e per la trasformazione generale dell’energia.
La crescita degli scambi delle componenti elettroniche è, invece, risultata strettamente connessa all’aumento della domanda mondiale di CPU, unità di elaborazione e processori.
Il caso italiano
Nel contesto internazionale descritto, come si posiziona l’industria italiana dell’elettrotecnica e della componentistica elettronica?
I dati ISTAT hanno mostrato, negli ultimi anni, solidi ritmi di crescita della produzione e del fatturato, evidenziando una chiara divergenza rispetto alla generale debolezza del manifatturiero italiano. Sul fronte delle esportazioni, queste risultano concentrate in primis sul comparto dell’elettrotecnica, per il quale vantiamo un saldo commerciale positivo, a fronte, invece, di un saldo negativo per la componentistica elettronica – importata soprattutto da Germania, Olanda e Cina. A fronte di un presidio comparativamente modesto sul fronte della componentistica elettronica, le esportazioni nazionali di elettrotecnica collocano l’Italia al settimo posto tra i maggiori esportatori del settore su scala mondiale, e al secondo posto in Europa, alle spalle della Germania.
Anche l’industria nazionale presenta, quindi, significative opportunità nel cogliere gli spazi della transizione sostenibile e digitale, tanto sul mercato nazionale che su quello estero, sebbene l’attuale contesto di persistenti tensioni commerciali lungo le filiere globali stia creando discontinuità, testando la sua resilienza e capacità di adattamento.
Re-shoring e near-shoring: nuove parole d’ordine e nuove sfide
Accanto alle opportunità offerte dai processi di transizione, per i comparti italiani ed europei dell’elettrotecnica e della componentistica elettronica si sta delineando anche una sfida di crescente rilevanza, ad oggi ormai difficile da ignorare: parliamo, infatti, dell’elevata concentrazione geografica delle catene globali del valore in Asia, e la conseguente dipendenza dagli approvvigionamenti esteri per forniture ad alto valore strategico – come emerso con chiarezza dai dati di commercio estero.
ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche) ha recentemente documentato come stia emergendo per l’UE una forte dipendenza dall’estero per le tecnologie avanzate; ciò risulta particolarmente evidente per il caso della componentistica elettronica – condizione che espone quindi l’UE a vulnerabilità, rischiando di comprometterne la competitività. Nel settore della componentistica elettronica, sono i microchip a rappresentare uno degli esempi più evidenti di concentrazione produttiva a livello globale: per questi ultimi Taiwan detiene, infatti, oltre la metà della produzione mondiale.
Di fronte a tali concentrazioni di mercato e al crescente rischio di shock geopolitici, nel 2023 l’UE ha varato il Chips Act: 43 miliardi di euro per raddoppiare la quota UE nella produzione mondiale di chip entro il 2030, arrivando all’obiettivo del 20%, e rafforzando la capacità europea lungo l’intera filiera – dalla ricerca alla produzione. L’UE ambisce, quindi, a consolidare un ecosistema integrato, che spazi dalla produzione alla progettazione, includendo la ricerca e l’innovazione, con l’obiettivo di rafforzare la propria competitività globale nel settore dei semiconduttori. La necessità è anche quella di evitare che possano ripetersi interruzioni nelle catene di approvvigionamento come quelle emerse durante la crisi Covid, riportando nell’UE parte della produzione di semiconduttori delocalizzata negli ultimi decenni.
Secondo la Commissione, l’European Chips Act avrebbe già stimolato oltre 80 miliardi di euro di investimenti nel settore (quasi il doppio della cifra inizialmente prevista); ciononostante, la quota europea sulla produzione mondiale di chip rimane ancora minoritaria, segnalando un contesto altamente competitivo.
Il fenomeno del reshoring come nuova parola d’ordine non vale, ovviamente, per la sola Europa, ma è fortemente sostenuto anche dagli Stati Uniti: già un anno prima dell’European Chips Act, il Congresso americano aveva, infatti, approvato il Chips and Science Act, legge volta ad incentivare la produzione nazionale di semiconduttori e sostenere la ricerca scientifica applicata negli USA. Il disegno di legge, che ha ottenuto un ampio sostegno bipartisan, ha autorizzato e stanziato circa 280 miliardi di dollari in nuove spese fino all'anno fiscale 2027.
I tentativi americani di proteggere la competitività del comparto e limitare il presidio asiatico non stanno riguardando soltanto i semiconduttori, ma anche i macchinari destinati alla loro produzione – le cui esportazioni rimangono, per il momento, di primario presidio occidentale (Olanda, Giappone e USA). Si pensi alle vicende che da anni coinvolgono l’azienda olandese ASML, leader nella tecnologia di litografia a ultravioletti estremi e nel segmento delle tecnologie a ultravioletti profondi: avendo Washington stabilito che i prodotti fabbricati all’estero, contenenti una certa percentuale di componenti statunitensi o realizzati utilizzando tecnologie americane, rientrano sotto la loro giurisdizione, a partire dalla prima amministrazione Trump, in coordinamento con i Paesi Bassi, gli USA hanno introdotto una serie di misure volte a limitare le vendite dei suddetti macchinari verso la Cina. I Paesi Bassi, dal canto loro, hanno adottato misure significative – e spesso discrete – per impedire ai produttori di macchinari di rifornire e fornire assistenza ai moderni stabilimenti di produzione cinesi, in parte in risposta alle pressioni degli Stati Uniti, cercando, al contempo, di ridurre al minimo le ritorsioni cinesi.
Un recente disegno di legge attualmente in fase di discussione negli Stati Uniti (MATCH Act), mirerebbe proprio a rafforzare il presidio americano sulla scena internazionale, estendendo e coordinando ulteriormente le restrizioni alle esportazioni di apparecchiature per la produzione di semiconduttori ai partner alleati; il comparto dei macchinari per semiconduttori si conferma, dunque, uno dei terreni più sensibili della competizione tecnologica e geopolitica internazionale, destinato con ogni probabilità a rimanere al centro di nuove misure industriali, restrizioni commerciali e iniziative di politica strategica anche nei prossimi anni.
Conclusioni
In definitiva, lo scenario descritto evidenzia come l’elettrotecnica e la componentistica elettronica, nonché i relativi settori connessi, non rappresentino più semplici comparti industriali in crescita, bensì attori di primo piano nei processi di transizione globale in corso, e primarie fonti di tensione, dato l’elevato valore strategico attuale e previsto per il prossimo futuro.
Lo scacchiere degli scambi mondiali evidenzia, inoltre, elementi di fragilità strutturale, come la polarizzazione produttiva asiatica, e significative sfide che richiedono una gestione corale e strategica – in primis la ricerca occidentale di una maggiore autonomia. Nel contesto descritto, la capacità di accorciare le catene di fornitura, senza perdere competitività tecnologica, potrà con buona probabilità rappresentare l'ago della bilancia per l'industria europea e nazionale nei prossimi decenni.






