di Veronica Campostrini, economista - 23 febbraio 2026
a cura di Alba Di Rosa, economista - 04 ottobre 2024
Conflitto russo-ucraino: impatto e scenari per l’export europeo
L’aggressione militare della Russia nei confronti dell’Ucraina ha ricevuto una condanna corale da parte dell’Unione Europea, che ha risposto imponendo massicce sanzioni, incidendo significativamente sul commercio estero dell’Unione con la Russia. Sono state imposte sanzioni tanto all’import quanto all’export per massimizzare l’impatto negativo sull’economia russa, pur limitando, per quanto possibile, le conseguenze per aziende e cittadini UE. Al fine di non danneggiare la popolazione russa, tra le sanzioni non sono stati inclusi i prodotti destinati principalmente al consumo e quelli legati alla salute, i prodotti farmaceutici e quelli relativi ad alimentazione e agricoltura
Tra i prodotti soggetti a embargo sul fronte dell’export troviamo, ad esempio, tecnologie particolarmente avanzate, beni dual use (beni che possono essere utilizzati sia per scopi civili che militari), beni di lusso, beni e tecnologie per l’industria energetica, aeronautica, per la navigazione marittima, armi, e in generale beni che potrebbero potenziare le capacità industriali della Russia. Tra i beni che l’Unione non può più importare dalla Russia troviamo invece, a partire da fine 2022, il petrolio greggio trasportato per via marittima e, dall’inizio del 2023, taluni prodotti petroliferi raffinati; sono inoltre oggetto di embargo all’import ulteriori materie prime come carbone e altri combustibili fossili solidi, acciaio, ferro e ghisa.
A causa della sanzioni, è diminuito l'interscambio tra UE e Russia, sia nei flussi che dalla Russia arrivano nella UE, che nei flussi che si muovono in direzione opposta. Il primo tipo di flussi riguarda principalmente materie prime (soprattutto energetiche) ed è già stato oggetto di analisi in numerosi contesti. In questo articolo ci occuperemo soprattutto del secondo tipo di flusso, analizzando quali sono stati i riaggiustamenti per le esportazioni UE (che hanno dovuto cercare mercati alternativi alla Russia) e quali i riaggiustamenti per le importazioni russe (alla ricerca di paesi di provenienza alternativi alla UE).
Dato il quadro appena descritto, risulta intuitivo interpretare la dinamica dell’interscambio UE-Russia riportata nel grafico, a partire dall’avvio del conflitto.
In relazione alla concentrazione dell'economia russa sul fronte delle materie prime (pari al 68% del totale esportato nel 2021), il significativo aumento dei prezzi verificatosi soprattutto nel 2022 ha inciso anche sugli introiti relativi alle vendite verso l’Unione. Con l’entrata in vigore delle sanzioni, dall’inizio del 2023 l’import UE dalla Russia si è stabilizzato sotto i 10 miliardi di euro a livello trimestrale, collocandosi quindi sulla stessa linea dell’export, che si era contratto notevolmente già nel II trimestre 2022, subito dopo l’avvio del conflitto.
Gli ultimi dati ExportPlanning, relativi alla pre-stima del commercio UE per il secondo trimestre 2024, riportano 7.8 miliardi di import e 8.2 miliardi di euro di export da/verso la Russia, rispettivamente in calo dell’8.5% e del 19.4% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Scambi russi: tempo di nuove partnership
L’evoluzione dei rapporti commerciali UE-Russia funge da casus rappresentativo del generale quadro degli scambi commerciali della Federazione col resto del mondo che, dall’indomani dell’avvio del conflitto, è stato oggetto di significativi cambiamenti, rappresentativi dei nuovi rapporti geopolitici in essere. I dati di commercio estero mostrano, a colpo d’occhio, una significativa diminuzione del ruolo europeo come mercato di approvvigionamento per la Russia, a fronte di una notevole crescita delle importazioni provenienti dal partner cinese.
Guardando alle variazioni in valore assoluto delle importazioni russe per paese di provenienza, stimate con la tecnica del mirror flow (1), tra il 2021 e il 2023 l’incremento maggiore in valore assoluto emerge per la Cina: l’aumento delle importazioni russe provenienti dal gigante asiatico ha infatti superato i 40 miliardi di euro; troviamo al secondo posto la Turchia (+4.8 miliardi di euro).
Considerando invece l’incremento dell’import russo in termini di variazione percentuale, spiccano in questo caso anche fornitori minori, come l’Armenia, il Burkina Faso e il Kirghizistan. Ritroviamo, al quarto posto, la Turchia, le cui esportazioni verso la Russia sono quasi raddoppiate nel 2023 rispetto al 2021; di poco inferiore l’incremento cinese in termini di variazione percentuale, che ha superato il +70%.
Tra i maggiori decrementi delle importazioni russe per paese di provenienza, calcolati come variazione in valore assoluto tra il 2021 e il 2023, troviamo invece l’Europa (-17.1 miliardi di euro per la Germania, -6.3 miliardi per la Francia, -4.3 miliardi per l’Italia), gli Stati Uniti (-9.7 miliardi) e i partner asiatici (con un decremento prossimo ai 5 miliardi tanto per il Giappone che la Corea del Sud).
Maggiori incrementi e cali delle importazioni russe per paese di provenienza, tra il 2021 e il 2023
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning
Nonostante l’imposizione di sanzioni UE anche nei confronti della Bielorussia, in relazione al supporto militare fornito all’alleato, le esportazioni UE verso il paese hanno continuato a crescere nel 2023 (+22.7%), soprattutto grazie al massiccio incremento registrato per i mezzi di trasporto, dopo la contrazione della prima metà del 2022 (che aveva portato a chiudere l’anno con un calo del 4.5%).
Nel complesso il ruolo del mercato bielorusso per l’UE rimane comunque limitato (64° mercato di destinazione nel 2023, in calo rispetto alla 62esima posizione del 2021): le esportazioni UE verso il paese sono state pari a 8.1 miliardi di euro nel 2023, a fronte dei 38.1 miliardi esportati in Russia nonostante le sanzioni. Tra i mercati di destinazione dell’export europeo, la Russia, con un calo per l’export UE superiore al 50% (dagli 88.5 ai 38.1 miliardi di euro tra il 2021 e il 2023), è scesa invece nel 2023 in 32esima posizione, in notevole calo rispetto alla 15esima posizione del 2021.
Export UE verso la Russia: analisi per comparto merceologico
Andiamo allora a concentrarci sul caso della Russia, per esaminare come il calo dell’export UE abbia interessato i vari settori. Come si nota dai grafici a torta, emerge una chiara riorganizzazione del paniere delle esportazioni europee tra il 2021 e il 2023: il peso del comparto chimica & pharma sul totale delle esportazioni UE verso la Russia è aumentato di oltre 18 punti percentuali; in crescita di oltre 7 punti percentuali il peso dell’agroalimentare, e di oltre 4 punti percentuali il peso del comparto fashion. Stabile il comparto materie prime, a fronte di un modesto calo per il settore casa e arredo; notevole riduzione per la quota di esportazioni di metalmeccanica (pari a quasi 30 punti percentuali).
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning.
Guardando invece alla variazione percentuale delle esportazioni UE per macro-aree merceologiche tra il 2021 e il 2023, questa risulta in negativo per tutte le aree considerate: si spazia dalla contrazione più severa registrata per la metalmeccanica (-83.1%, pari a -35 miliardi di euro), a quella più modesta dell’agroalimentare (-1.2%, pari a -62.4 milioni di euro).
Calandoci sui settori a livello di maggiore dettaglio, vediamo che nel 2023, così come nel 2021, i Prodotti e Strumenti per la Salute si confermano la principale area merceologica delle esportazioni UE in Russia, nonché l’unica ad aver registrato, insieme agli Alimentari Confezionati e Bevande, un incremento rispetto al 2021 (rispettivamente pari al +3% e +5%).
La mappa della riallocazione
A fronte di un calo di oltre 50 miliardi di euro delle esportazioni UE verso la Russia tra il 2021 e il 2023, come queste sono riuscite a riallocarsi nel mondo? Complessivamente considerate, le esportazioni UE sono in ogni caso cresciute del 18.2% a prezzi correnti tra il 2021 e il 2023; l’incremento si riduce notevolmente se calcolato a prezzi costanti, ovvero al netto delle dinamiche dei prezzi (+2.2% secondo le stime ExportPlanning), pur rimanendo, in ogni caso, in territorio positivo.
Per una possibile stima di tale riallocazione, abbiamo suddiviso le esportazioni UE per area geografica di destinazione, e confrontato le quote dirette alle diverse aree geografiche tra il 2021 e il 2023. Ciò che emerge è un aumento della share di esportazioni UE dirette verso l’area ex-NAFTA (+0.7 punti percentuali, la quota passa dall’8.3% del 2021 al 9% del 2023), seguita dalle esportazioni intra-UE (che guadagnano 0.5 punti percentuali, dal 60% del totale esportato nel 2021 al 60.5% nel 2023). In calo invece la quota di esportazioni dirette verso l’Asia, che perde 0.8 punti percentuali (passando dal 9.3% all’8.5% del totale esportato dall’Unione).
Come sta procedendo invece la riallocazione dell’export UE per settore, al netto dei flussi diretti verso Russia e Bielorussia?
- Per l’export agroalimentare emerge il maggiore incremento per la quota destinata all’Unione Europea, che sale di 2.3 punti percentuali tra il 2021 e il 2023. Modesto aumento della quota diretta all’area MENA e all’America Latina, a fronte di un calo per le restanti aree. Si registra il calo più severo per il mercato asiatico, che perde 1.6 punti percentuali in termini di quota sul totale esportato, seguito dall’area NAFTA.
- Anche per il comparto casa & arredo sono gli scambi intra-UE a mostrare il maggiore incremento in termini di quota sul totale (+0.4 p.p. tra il 2021 e il 2023), seguiti da quelli diretti all’area NAFTA (+0.2 p.p.) e MENA (+0.1 p.p.). Anche in questo caso il calo più severo in termini di quota si registra per l’Asia, così come per l’Europa non UE (-0.3 p.p.), considerata come detto al netto di Russia e Bielorussia.
- Chimica & farmaceutica: per il settore, aumenta maggiormente la quota di esportazioni UE destinate all’area NAFTA (+0.6 p.p.), seguite da quelle dirette all’Europa non UE (+0.4 p.p.). Si segnala, anche in questo caso, il maggiore calo per la quota diretta al mercato asiatico (-0.4 p.p.).
- Per il comparto fashion spicca l’incremento di quota per l’area NAFTA (nostro terzo maggiore mercato di destinazione, dopo UE e Asia). L’aumento della share è stato pari a 0.4 p.p.; segue l’UE (+0.3 p.p.), nonchè Asia e MENA (+0.2 p.p.).
- Per l’export UE di materie prime si allarga invece la quota diretta al mercato minore dell’America Latina (+0.6 p.p.) e all’UE, maggiore mercato di sbocco (+0.5 p.p.). Cala invece la quota diretta verso il mercato asiatico (-1.3 p.p.).
- Infine per la metalmeccanica aumenta la quota destinata all’area NAFTA (+1.2 p.p.) e, in misura minore, quella destinata all’europa non UE (+0.5 p.p.). Cala invece la quota diretta verso l’Asia (-1.2 p.p.) e l’UE (-0.9 p.p.).
Conclusioni
Il contesto geopolitico internazionale degli ultimi anni si è evoluto all’insegna dell’incertezza e di molteplici fonti di tensione, che hanno inevitabilmente influenzato anche l’orientamento degli scambi commerciali: parliamo dell’invasione russa dell’Ucraina, ma anche del conflitto israelo-palestinese e delle tensioni commerciali USA-Cina.
Secondo un recente paper del Fondo Monetario Internazionale, sussistono segnali che l’economia mondiale possa essere orientata verso il de-risking, a fronte di un crescente interesse dei paesi al re-shoring e friend-shoring delle supply chain nel loro complesso.
I dati analizzati in merito alle quote di esportazioni UE per area geografica di destinazione sembrano confermare tale trend: in tutti i settori analizzati, fatto salvo il caso delle materie prime, le quote di esportazioni UE in maggiore aumento nel 2023 rispetto al 2021 sono infatti state quelle dirette al mercato UE o all’area ex-NAFTA, fornendo quindi i primi segnali di avvicinamento di possibili “blocchi” di paesi affini, in uno scenario non esente da rischi.
[1]In mancanza di dichiarazioni da parte della Russia sul proprio interscambio commerciale a partire dall’avvio del conflitto con l’Ucraina, utilizziamo la tecnica del mirror flow per stimare i flussi: consideriamo, quindi, le rispettive cifre fornite dai paesi che hanno continuato a dichiarare scambi commerciali con la Russia, in entrata o in uscita.







