a cura di Octagona - 27 maggio 2024

Food&Beverage 2024: le geografie più promettenti per le aziende italiane

L’agroalimentare italiano è in costante espansione e rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy nel panorama globale: non è un caso che, secondo gli ultimi dati presentati nel corso di Cibus 2024, la fiera di riferimento per il settore e conclusasi pochi giorni fa, tra il 2013 e il 2023 il comparto abbia attraversato un decennio di notevole sviluppo. Tanto che la crescita delle esportazioni italiane si è attestata sul +27%, un dato superiore al +12% della media europea nello stesso periodo. Un risultato che ha portato i prodotti agroalimentari italiani venduti all’estero a sfiorare un valore complessivo di 64 miliardi di dollari, pari a circa il 10% dell’export europeo (679 miliardi di dollari), collocando il Paese al quarto posto in Europa per sviluppo delle vendite all’estero. Un risultato possibile soprattutto grazie all’incremento delle vendite italiane all’estero negli ultimi cinque anni, quando sono cresciute a un tasso annuo composto (CAGR) dell’8,9%, superando il ritmo dell’export italiano nel suo complesso (+6,1%).

Quali opportunità per le imprese italiane?
 

Le bevande sono il principale comparto di export con una quota del 19%, malgrado nel 2023 abbiano registrato una crescita sotto la media (+2,5%). A trainare, invece, la performance delle esportazioni di agroalimentare sono stati altri prodotti tipici del Made in Italy, tra cui quelli appartenenti al dairy, dove la quota di mercato ha registrato una crescita sostanziale dal 3,46% del 2013 al 4,75% del 2022, con un valore dell’export di 5,4 miliardi di dollari. Buona anche la performance per i prodotti a base di cereali, dove il valore dell’export nel 2022 è di 8,3 miliardi di dollari, corrispondenti a una quota di mercato dell’8,34% (era il 7,95% nel 2013); infine nelle conserve e nei preparati di frutta e verdura l’export del 2022 vale 5 miliardi di dollari, con una quota di mercato del 6,46% (6,38% nel 2013).


Le geografie di sbocco delle aziende italiane

Ma quali sono i Paesi più promettenti per le aziende dell’agroalimentare italiano?

La Germania, storicamente il primo partner commerciale della Penisola in numerosi comparti produttivi, si conferma la destinazione preferita anche per quello agroalimentare: le vendite in questo Paese hanno infatti fatto registrare un valore complessivo superiore ai 10 miliardi di euro nel corso del 2023, per una crescita del +7,3% negli ultimi cinque anni. Tra i fattori che rendono la Germania meta ideale per l’export, si annoverano i consumi di bevande, pasta e prodotti da forno.

Segue la Francia, che pesa per l’11% dell’export italiano totale e che ha messo a segno una crescita negli ultimi cinque anni prossima alla doppia cifra (8,7%). Pasta e prodotti da forno, latte e latticini sono tra i prodotti maggiormente richiesti dai consumatori francesi.

Sul gradino più basso del podio si trovano invece gli Stati Uniti, con € 6,7 miliardi di prodotti agroalimentari italiani importati, dove il comparto di gran lunga più rilevante è quello delle bevande (€2,7 miliardi nel 2023), ma risultano significative anche le vendite di pasta e prodotti da forno e oli e grassi

 

In ottica prospettica, nella prima parte del 2024 questi tre Paesi si confermano ai vertici delle esportazioni di agroalimentare italiano, ma si affacciano anche mercati relativamente poco presidiati e che riservano ottime opportunità di business future visto l’incremento nel consumo di prodotti agroalimentari. È il caso del Vietnam, le cui importazioni dall’Italia sono previste in crescita del +10,2% annuo fino al 2028, della Corea del Sud (+8,4% nello stesso periodo) e dell'India (+9,3%), Paese quest’ultimo dove l’Italia è il quarto fornitore mondiale di vino con una quota di mercato del 9,54%. 

Proprio per quanto riguarda il Subcontinente asiatico, serve infine ricordare che le opportunità per le aziende italiane si espandono anche a settori limitrofi. Di fatto, l’India è il secondo produttore di frutta e verdura al mondo e la sua produzione agricola costituisce l'8% di quella mondiale: le opportunità sono quindi considerevoli sia nel settore dei macchinari agricoli, che in quello dei processi di conservazione e trasformazione agro-alimentare, dove circa il 40% della produzione agricola indiana deperisce prima di arrivare al consumatore, proprio a causa delle mancanze ed inefficienze nella Supply Chain, e nelle tecnologie della conservazione.
 

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