di Veronica Campostrini, economista - 23 febbraio 2026
a cura di Alba Di Rosa, economista - 05 giugno 2024
Guerra in Israele: impatti e conseguenze per l'export
Israele
Il conflitto israelo-palestinese, cominciato in seguito all’attacco dello scorso 7 ottobre, ha impattato significativamente sull’economia israeliana e aggiunto un nuovo fattore di rischio in uno scenario geopolitico internazionale già incerto e complesso.
La crescita prevista per il PIL israeliano per il 2024 si è dimezzata rispetto a quanto previsto nel World Economic Outlook (WEO) dello scorso ottobre: nel WEO di aprile 2024, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha infatti previsto una crescita dell’1.6% nel 2024, e poi un rimbalzo del 5.4% nel 2025.
Guardando i dati trimestrali, vediamo che nel IV trimestre 2023 il PIL è entrato in territorio negativo (-4% su base tendenziale); si conferma sulla stessa linea anche il Q1-2024, pur mostrando una caduta meno severa (-1.4%). Sono stati soprattutto i consumi privati a registrare una tenuta dopo l’avvio del conflitto, e si prevede possano fornire anche nei prossimi mesi un sostegno alla crescita, insieme alle spese belliche del governo. In ogni caso, i rischi alla crescita del paese rimangono orientati al ribasso, in relazione al prolungamento del conflitto e al rischio di contagio al resto della regione.
Guardando più da vicino all’economia israeliana, vediamo come i dati FMI collocano il paese al 18° posto su scala mondiale per PIL pro-capite a prezzi correnti (52 mila dollari nel 2023): in particolare, Israele si colloca nel ranking subito dietro alla Germania, e prima di Gran Bretagna (21°), Francia (23°), Italia (25°), Giappone (28°) e Spagna (30°).
È un paese che presenta un’economia diversificata e altamente integrata nello scenario commerciale globale, e che notoriamente rappresenta un leader mondiale dell’high-tech. Secondo i dati UNESCO, Israele detiene la più elevata spesa in R&S in percentuale del PIL (5.6% nel 2021, a fronte di un 3.5% americano e un 2% medio europeo), nonché una significativa presenza di start-up in proporzione al numero di abitanti. Oltre al settore tecnologico, si segnala anche il ruolo dell’energetico, che presenta potenzialità sul fronte del gas naturale offshore e delle energie rinnovabili.
Commercio estero: gli ultimi numeri
Com’è andato l’interscambio israeliano di beni negli ultimi trimestri?
Dopo la crescita tanto dell’import quanto dell’export del paese nel 2021 e nel 2022, osservata sia nei valori a prezzi correnti che a prezzi costanti, dall’inizio del 2023 gli scambi hanno imboccato una fase di calo. Nell’ultimo trimestre del 2023, a conflitto avviato, tale trend si è ulteriormente accentuato: le importazioni in euro correnti hanno segnato una contrazione del 22%, e le esportazioni del 19%.
Le pre-stime ExportPlanning per il I trimestre 2024 confermano un calo per l’import, ma a ritmi più contenuti (-8% tendenziale), mentre dall’export giungono segnali di modesta crescita (+1%), in seguito alla ripresa dell'attività industriale dopo le interruzioni della produzione da ottobre.
Focalizzandoci sul fronte della domanda, i dati del Q1-2024 mostrano una caduta tendenziale di quasi 12 p.p. per le importazioni di beni intermedi, di quasi 9 p.p. tanto per le materie prime quanto per i beni strumentali, e del 5.2% per il cosiddetto comparto “Made in Italy” (1) - confermando quindi, anche in termini di commercio estero, una maggiore resilienza sul fronte dei consumi.
In particolare, emergono le contrazioni più severe nel I trimestre dell’anno in corso per i beni e prodotti per le costruzioni e per i beni intermedi in carta e legno (attorno al -30% su base tendenziale); cadono di oltre 20 p.p. le importazioni di mezzi di trasporto e per l’agricoltura e di macchine e impianti per i processi industriali. Tra i pochi settori in positivo troviamo invece i prodotti per la salute (+3.4%), gli strumenti e le attrezzature per ICT e servizi (+6.7%), il comparto elettrotecnico (+6.8%) e quello dell’impiantistica industriale (+22.9%).
Ma chi sono i principali partner commerciali del paese?
Sul fronte delle importazioni, Cina e USA dominano la classifica 2023, rispondendo ad oltre il 10% degli approvvigionamenti di Israele; il primo paese UE che troviamo nel ranking è la Germania (al terzo posto), seguita dalla Turchia. Su questo fronte anche l’Italia presenta un ruolo di rilievo, collocandosi al sesto posto tra i paesi fornitori di Israele, secondo i dati ExportPlanning. Considerando l’Unione Europea nel suo complesso, questa ha risposto a quasi un terzo delle importazioni israeliane lo scorso anno, andando a superare la quota ricoperta da Cina e USA.
Più polarizzato lo scenario per i mercati di esportazione delle merci israeliane: verso i soli USA si sono dirette, infatti, quasi il 27% delle esportazioni israeliane di beni nel 2023 (€18.3 miliardi), seguite a distanza dalla Cina (9.4%, €6.4 miliardi). Considerando l’UE nel suo complesso, questa si colloca a breve distanza dagli USA come mercato di destinazione dell’export israeliano; a livello di singoli player europei, spicca invece al primo posto l’Irlanda tra i mercati UE di destinazione per le esportazioni israeliane (€3.2 miliardi nel 2023), seguita dall’Olanda (€2.6 miliardi).
Trade agreements
Gli scambi commerciali israeliani sono notevolmente influenzati dalla presenza di accordi di libero scambio: circa il 65% degli scambi sono infatti intrattenuti con paesi o blocchi di paesi con i quali Israele ha concluso negli anni accordi commerciali, creando condizioni di scambio più favorevoli. È questo, ad esempio, il caso dell’Unione Europea: da oltre 20 anni, gli scambi commerciali UE-Israele sono regolati da una Free Trade Area, istituita in occasione della stipula dello EU-Israel Association Agreement del 2000. Sono state poi portate avanti negoziazioni per l’apertura di ulteriori scambi agricoli tra l’UE e Israele, con l’entrata in vigore del relativo accordo a partire dal 2010. Nel 2012 è stato invece concluso un accordo sul fronte farmaceutico, con lo scopo di facilitare gli scambi bilaterali, eliminare le barriere commerciali e fornire un reciproco riconoscimento alle certificazioni.
Anche con gli Stati Uniti vige un accordo di libero scambio, entrato in vigore nel 1985, e che ha rappresentato per gli USA il primo free trade agreement.
Focus export Italia
Nel contesto appena descritto, andiamo a guardare anche agli ultimi numeri per le esportazioni italiane. L’Italia risulta infatti un esportatore netto verso Israele: gli ultimi dati relativi al Q1-2024 mostrano un saldo commerciale positivo di oltre 500 milioni di euro.
Le esportazioni italiane in Israele si focalizzano soprattutto sul cosiddetto comparto del “Made in Italy” (38.6% nel 2023), seguito dai beni di investimento (27.7%) e dai beni intermedi (25%). In particolare, la prima voce di export nel 2023 è rappresentata dagli alimentari confezionati e bevande (€349.4 milioni), seguiti dai prodotti finiti per la persona (€347.5 milioni). Complessivamente considerati, i due settori hanno rappresentato lo scorso anno oltre il 20% delle nostre esportazioni verso il paese. Seguono nel ranking le materie prime industriali, i prodotti finiti per la casa e i mezzi di trasporto e per l’agricoltura, che si sono rispettivamente collocati sopra i 230 milioni di euro.
In linea con le tendenze dell’import israeliano precedentemente descritte, anche le esportazioni italiane sono entrate in negativo su base tendenziale da inizio 2023, tanto a prezzi correnti che a prezzi costanti, dopo la decisa crescita post-Covid. La contrazione tendenziale a prezzi correnti ha toccato il punto di minimo del -21% nel IV trimestre 2023, per poi tornare su livelli più moderati (-9%) nel Q1-2024.
Tra i vari comparti merceologici, i prodotti finiti per la persona sono tornati in territorio positivo in termini di variazione tendenziale in euro correnti nel Q1-2024, dopo la severa contrazione del trimestre precedente, così come le materie prime industriali e i prodotti finiti di largo consumo. I beni per la salute si confermano invece in territorio positivo nel Q1-2024, pur mostrando ritmi di crescita più modesti rispetto al balzo del trimestre precedente. Si accentua invece il calo per gli alimentari confezionati e bevande, le attrezzature per l’industria, le macchine e gli impianti per i processi industriali e l’elettrotecnica. Per i restanti settori analizzati si conferma infine una contrazione, sebbene a ritmi più modesti rispetto al IV trimestre 2023.
Conclusioni
Se nel corso degli anni i citati punti di forza del mercato israeliano lo hanno reso di interesse per l’Italia, soprattutto in relazione alle possibili collaborazioni sul fronte dell’high-tech, allo stato attuale i rapporti con l’Unione in senso lato risultano tesi, in relazione al perdurare del conflitto e al crescente numero di vittime civili. Tale scenario non esclude, in extremis, il rischio di mettere in discussione gli attuali accordi commerciali. Tra le condizioni dell’Association Agreement UE-Israele del 2000, troviamo infatti il rispetto degli diritti umani e dei principi democratici; a fronte della percezione che tale rispetto sia messo in discussione, si potrebbero quindi verificare risvolti anche sul fronte del commercio estero con l’Unione.
Lo scenario degli scambi commerciali rimane quindi legato a doppio filo agli sviluppi delle ostilità, non soltanto in relazione all’interscambio con Israele, ma anche per le conseguenze indirette del conflitto, come le attuali tensioni sul Mar Rosso in relazione agli attacchi Houthi alle navi commerciali.
(1) Includiamo nel comparto Made in Italy gli alimentari confezionati e bevande, gli alimentari intermedi e finali non confezionati, i prodotti finiti di largo consumo, i prodotti finiti per la casa, i prodotti per la salute e il settore moda.







