a cura di Octagona - 18 febbraio 2026

India 2026: perché strutturare ora una strategia di ingresso nel quarto mercato mondiale

India

Nel 2026 l’India non è più un mercato “da osservare”: è una delle economie centrali dell’equilibrio globale. Con una crescita prevista intorno al 7%, una domanda interna in espansione e un ruolo sempre più strategico nelle catene del valore internazionali, il Paese si conferma come una destinazione prioritaria per le imprese che vogliono crescere fuori dall’Europa.
Tuttavia, entrare in India oggi non significa semplicemente esportare. Significa pianificare, adattare e governare un ingresso in un ecosistema complesso ma ad altissimo potenziale.

L’India nel 2026: numeri, posizionamento globale e traiettoria economica

Come riportano le statistiche, negli ultimi anni l’India ha superato economie mature come il Giappone, diventando la quarta economia mondiale per dimensione del PIL. La crescita è sostenuta da tre driver principali:

  • Investimenti pubblici in infrastrutture e manifattura
  • Espansione della classe media urbana
  • Rafforzamento del settore tecnologico e dei servizi

Secondo l’ Economic Survey 2025–26, il contesto macroeconomico resta favorevole, con inflazione sotto controllo e una politica industriale orientata all’attrazione di investimenti esteri. In parallelo, la strategia “Make in India” continua a incentivare la produzione locale, creando opportunità per partnership industriali e trasferimenti tecnologici. Per le aziende europee, e italiane in particolare, questo scenario si traduce in una domanda crescente di tecnologie industriali, automazione, soluzioni per efficienza energetica, macchinari per food processing e componentistica di precisione.

Nuovo contesto regolatorio: meno incertezza, più responsabilità

Un elemento centrale per valutare l’ingresso nel mercato indiano è la compliance normativa. Nel 2026 il quadro regolatorio porta alcune novità in merito alla certificazione BIS: un marchio obbligatorio richiesto per l’importazione di varie categorie di prodotti, poiché attesta la conformità agli standard indiani di qualità e sicurezza stabiliti dal Bureau of Indian Standards (BIS).
L’eliminazione dello schema OTR (Omnibus Technical Regulation) ha ridotto l’incertezza su alcune categorie di prodotti, riportando l’attenzione sugli schemi BIS tradizionali. Oggi il passaggio fondamentale per operare in India resta la corretta gestione della certificazione secondo gli standard locali. Le aziende esportatrici sono chiamate a:

  • Identificare correttamente il codice HS
  • Mappare la Indian Standard applicabile
  • Selezionare lo schema corretto (licenza con audit o registrazione)
  • Preparare documentazione tecnica e marcature conformi

La conformità non è solo un requisito legale: è un acceleratore commerciale. Una gestione strutturata riduce ritardi in dogana, blocchi nelle forniture e rischi reputazionali. Per poter seguire un processo di certificazione senza intoppi e imprevisti, è consigliabile affidarsi ad una consulenza specializzata che possa guidare l’azienda durante tutte le fasi del percorso.

L’Accordo UE–India: cosa cambia davvero per le imprese

Il nuovo Accordo di libero scambio tra Unione Europea e India rappresenta un passaggio strategico destinato a incidere in modo significativo sulle relazioni economiche bilaterali. L’intesa, una volta pienamente operativa, prevede una progressiva riduzione delle barriere tariffarie su gran parte delle esportazioni europee verso l’India, migliorando la competitività delle imprese UE in uno dei mercati a più alta crescita globale.
Per molti settori chiave (tra cui macchinari industriali, componentistica, chimica, farmaceutica e automotive) la riduzione o l’eliminazione dei dazi potrà tradursi in un vantaggio di prezzo immediato e misurabile. 
L’FTA introduce un quadro normativo più prevedibile, una maggiore tutela della proprietà intellettuale, semplificazioni procedurali e un rafforzamento delle regole sugli investimenti e sui servizi. Questo significa riduzione dell’incertezza, maggiore stabilità regolatoria e migliori condizioni per pianificare strategie di medio-lungo periodo.
Per le imprese, il vero cambiamento consiste nella necessità di prepararsi in anticipo: adeguare le regole di origine, rivedere i listini in logica net-of-duty, ottimizzare la supply chain e allineare i contratti di distribuzione al nuovo contesto normativo. Chi strutturerà ora la propria strategia potrà beneficiare per primo dei vantaggi competitivi derivanti dall’accordo.

Settori con maggiore potenziale nel mercato indiano

Non tutti i comparti offrono le stesse opportunità. L’India è un mercato ampio, ma altamente selettivo. I settori con maggiore dinamica nel 2026 includono:

  • Automazione industriale e meccatronica: la modernizzazione degli impianti produttivi richiede soluzioni per ridurre downtime e migliorare efficienza. Componenti di precisione, sensoristica e sistemi integrati trovano spazio crescente.
  • Efficienza energetica e sostenibilità: motori ad alta efficienza, sistemi di monitoraggio e tecnologie per la decarbonizzazione rispondono a una domanda sostenuta sia dal settore pubblico sia dal privato.
  • Food processing e cold chain: l’espansione del retail moderno e del consumo urbano aumenta la richiesta di linee di trasformazione, packaging e refrigerazione industriale.
  • Healthcare e macchinari per il pharma: la crescita del settore sanitario e farmaceutico crea opportunità per dispositivi, clean room e tecnologie di confezionamento.
  • Contract, arredo e hospitality premium: i cluster turistici e i grandi progetti immobiliari generano domanda per soluzioni ad alto valore estetico e tecnico.

India 2026: opportunità reale, ma solo con strategia

L’India nel 2026 rappresenta una delle opportunità più rilevanti per le imprese europee che intendono diversificare mercati e rafforzare la propria presenza internazionale. Tuttavia, il potenziale del mercato indiano non si traduce automaticamente in risultati. L’accesso richiede una pianificazione rigorosa, una comprensione approfondita del contesto normativo e una strategia commerciale strutturata. L’India è un mercato competitivo, selettivo e complesso: premia le aziende preparate e penalizza approcci improvvisati. Per trasformare l’opportunità in crescita sostenibile è necessario:

  • integrare la compliance normativa fin dalla fase di progettazione del prodotto
  • definire un posizionamento competitivo chiaro, basato su valore e differenziazione
  • selezionare partner locali con criteri oggettivi e KPI misurabili
  • strutturare un modello di pricing coerente con dazi, fiscalità e costi di servizio
  • presidiare il mercato con una governance operativa e finanziaria adeguata

In questo scenario, l’India non è semplicemente un mercato emergente: è una piattaforma di crescita di medio-lungo periodo per le imprese che sanno combinare visione strategica, disciplina operativa e presenza locale qualificata.


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