di Veronica Campostrini, economista - 15 aprile 2026

L’India nel nuovo equilibrio economico globale

India

Negli ultimi anni, e in particolare nel 2025, l’economia globale ha subito un cambiamento profondo. Il ritorno di politiche industriali attive, l’aumento delle barriere commerciali e una crescente frammentazione dei mercati hanno ridefinito gli equilibri internazionali.
In questo contesto, l’India si sta affermando come uno degli attori più rilevanti. Da un lato, è sempre più integrata nelle catene globali del valore; dall’altro, resta esposta agli shock esterni, come dimostrano l’aumento delle tariffe e la volatilità dei flussi di capitale.

 

Un’economia aperta, ma con squilibri strutturali

L’esposizione dell’economia indiana a queste dinamiche emerge chiaramente dalla struttura del commercio estero. Le esportazioni di beni, pari a circa 432 miliardi di dollari nel 2024, restano inferiori alle importazioni (oltre 730 miliardi), determinando un disavanzo commerciale strutturale. Tale squilibrio riflette sia la dipendenza energetica sia l’elevata domanda di beni intermedi e strumentali, fattori che rendono il paese particolarmente sensibile alle variazioni dei prezzi globali e alle tensioni geopolitiche.

 


Domanda interna e composizione del PIL: un modello atipico

Ciò che distingue davvero l’India da molte altre economie emergenti è il ruolo centrale della domanda interna.
I consumi privati rappresentano circa il 60% del PIL, una quota molto più elevata rispetto ai modelli asiatici orientati all’export. Questo elemento ha avuto un effetto stabilizzante nel 2025, compensando in parte il rallentamento della domanda globale.
Nel corso dell’anno fiscale 2025–2026, i consumi sono cresciuti a un ritmo superiore al 7%, sostenuti da un’inflazione moderata (intorno al 5.5%). Parallelamente, gli investimenti hanno registrato una crescita simile, trainati soprattutto dalla spesa pubblica.
Dal punto di vista settoriale, emerge con chiarezza la natura “ibrida” del modello indiano. Il settore dei servizi genera circa il 60% del PIL e quasi metà delle esportazioni, mentre il comparto industria, pur in espansione, mantiene un peso relativamente contenuto rispetto ad altre economie emergenti. L’agricoltura, sebbene contribuisca in misura limitata al PIL, continua a impiegare una quota significativa della forza lavoro, evidenziando persistenti problemi di bassa produttività.

 


I limiti strutturali

Nonostante la crescita sostenuta, persistono alcuni vincoli importanti.
Il settore industriale e manifatturiero, che rappresenta circa un quarto del PIL, fatica a competere su scala globale: la quota dell’India nella produzione manifatturiera mondiale resta poco sopra il 3%, molto inferiore rispetto ad altri paesi asiatici.
Ulteriori criticità emergono nel mercato del lavoro. Circa il 90% della forza lavoro è impiegata nell’economia sommersa, mentre la partecipazione femminile resta particolarmente bassa (intorno al 26%). Questi fattori limitano la produttività e rendono più difficile una crescita inclusiva.
Allo stesso tempo, il paese beneficia di un enorme vantaggio demografico essendo l’economia più popolosa al mondo. Con una popolazione superiore a 1.4 miliardi di persone e una forza lavoro giovane e in espansione, il paese dispone di un ampio potenziale in termini di crescita della domanda e accumulazione di capitale umano. La vera sfida sarà trasformare questo potenziale in occupazione qualificata e aumento della produttività.

 

 

Europa e India: una relazione sempre più strategica

Nel nuovo contesto globale, il rapporto tra Unione Europea e India sta acquisendo un’importanza crescente.
Nel 2025, gli scambi di beni tra le due aree hanno superato i 117 miliardi di euro. L’Europa è anche uno dei principali investitori in India, soprattutto nei servizi, nelle telecomunicazioni e nella finanza.
Tuttavia, il potenziale è ancora ampio; l’India rappresenta, infatti, una quota ancora limitata del commercio estero europeo e persistono barriere significative all’accesso al mercato indiano, tra cui dazi elevati, restrizioni regolamentari e ostacoli tecnici al commercio.
In questo quadro, la conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio, raggiunta il 27 gennaio 2026, rappresenta un passaggio decisivo nelle relazioni tra Unione Europea e India. L’intesa, definita “storica” dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal primo ministro Narendra Modi, segna l’avvio di una nuova fase di integrazione economica.
Più che un punto di arrivo, si tratta di una base su cui costruire una cooperazione più ampia: restano infatti in corso negoziati paralleli su indicazioni geografiche e protezione degli investimenti, oltre alle procedure necessarie per la piena entrata in vigore dell’accordo. In questo senso, l’intesa non ha solo effetti economici, ma anche geopolitici, rafforzando la cooperazione tra due grandi democrazie in un mondo sempre più frammentato.

 

Il ruolo dell’Italia: complementarità produttive e opportunità di sviluppo

È in questo quadro europeo che si inserisce il ruolo dell’Italia come partner particolarmente interessante per l’India. Le due economie presentano forti complementarità: l’India offre, infatti, un grande mercato interno e un ecosistema dinamico nei servizi, mentre l’Italia porta competenze avanzate nella manifattura, nella meccanica e nelle tecnologie industriali.
Nella tabella che segue viene evidenziato il ruolo dell’Italia come importatore di beni indiani tra i paesi UE. Nello specifico il posizionamento è solido in alcune filiere chiave, ovvero la chimica di base organica (2° posto), insieme a automotive e agroalimentare, dove le quote sono rilevanti. In altre filiere, come il sistema moda (6° posto), la presenza è più contenuta.
 


Nel complesso, emerge un modello selettivo: l’Italia importa soprattutto beni funzionali alle proprie filiere produttive, confermando un’integrazione mirata con l’economia indiana.
La seconda tabella rafforza il quadro di complementarità tra Italia ed India, evidenziando invece il ruolo dell’Italia come esportatore.
 


Il punto di forza è rappresentato dai macchinari e impianti, dove l’Italia detiene circa il 24% dell’export europeo verso l’India (2° posto). Buone performance anche in meccanica varia e automotive, coerenti con la specializzazione manifatturiera italiana.
Letti insieme, i dati mostrano una relazione chiaramente complementare:
l’Italia importa input e prodotti intermedi dall’India e esporta tecnologie e beni strumentali. Ne deriva un rapporto sinergico, in cui l’India sostiene la produzione e la domanda, mentre l’Italia contribuisce alla sua trasformazione industriale.
 

Conclusioni

Più che un mercato emergente, l’India si sta configurando come un pilastro delle nuove strategie industriali europee. La forza della domanda interna, il vantaggio demografico e la crescente integrazione internazionale sostengono una crescita robusta, anche in un contesto incerto.
Restano però sfide importanti: bassa produttività, ampia informalità e difficoltà nel rafforzare il settore manifatturiero. La capacità di trasformare il potenziale demografico in occupazione qualificata e aumento della produttività sarà determinante per la sostenibilità della crescita nel lungo periodo.
In questo scenario, il rafforzamento delle relazioni con l’Europa — e in particolare con l’Italia — assume un valore strategico. La conclusione dei negoziati per l’accordo di libero scambio rappresenta un passaggio storico, ma il suo impatto dipenderà dalla rapidità di attuazione e dalla capacità di estendere la cooperazione ad ambiti ancora aperti, come investimenti, innovazione e sostenibilità.
In un mondo che punta sempre più sulla diversificazione e sulla resilienza delle catene del valore, l’India non è solo un mercato emergente: è un partner sempre più centrale per le strategie di lungo periodo europee.
 

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