di Veronica Campostrini, economista - 13 giugno 2025

Italia-Serbia: un’alleanza industriale nel cuore dei Balcani

Serbia

Un’economia in evoluzione che intreccia rapporti con Est e Ovest

L’economia serba rappresenta un caso emblematico di transizione post-socialista, avendo affrontato una delle fasi di trasformazione più complesse e prolungate del continente europeo.
L’economia del Paese è infatti uscita dagli anni ’90, segnati da guerre balcaniche, isolamento internazionale e collasso economico, profondamente compromessa: i livelli iperinflattivi, la paralisi produttiva e le sanzioni ONU avevano infatti reso l’economia serba pressoché inoperante. 
A partire dal 2000, Belgrado ha però avviato un processo di riforme democratiche e apertura economica che, dopo più di due decenni di lenta e tortuosa trasformazione, ha portato a un progressivo consolidamento della struttura produttiva del Paese.

Basti pensare che all’inizio del secolo il PIL pro-capite serbo era inferiore ai $2000 l’anno, mentre nel 2025 è atteso superare i $14000.

La Serbia che produce ed esporta

La riconfigurazione della propria struttura produttiva di Belgrado emerge chiaramente dall’andamento delle esportazioni nette. Questo indicatore riflette una capacità manifatturiera in consolidamento: le industrie automotive, metallurgiche, agroalimentari e delle tecnologie dell’informazione stanno guadagnando peso, integrandosi con le catene del valore dell’Europa centrale. Particolarmente dinamici risultano i comparti della componentistica elettrica per veicoli, dei minerali metalliferi (in particolare il rame), dei cereali, dei semi oleosi e degli pneumatici.
Nonostante le fragilità, l’apertura economica e l’afflusso di capitali esteri stanno infatti trasformando la base produttiva del Paese, favorendo l’emergere di comparti industriali più competitivi e una crescente integrazione nelle filiere commerciali del Vecchio Continente.

Un ponte tra est ed ovest

Un aspetto essenziale della progressiva crescita economica del Paese è stato il percorso verso l’integrazione europea, avviatosi nel 2008 e proseguito, però, in maniera irregolare. Se da un lato, infatti, Belgrado ha firmato accordi e avviato negoziati con Bruxelles, ha mantenuto – e spesso rafforzato – legami strategici con Mosca e, più di recente, con Pechino. Una diplomazia multilivello che riflette necessità, più che ambizione (con il nodo irrisolto del Kosovo), che hanno però limitato la finalizzazione del processo di integrazione all’UE.
Grazie alla sua posizione geografica strategica, la Serbia ha infatti stipulato accordi commerciali con attori tra loro concorrenti. Se da un lato il Paese mantiene relazioni economiche strutturate con l’Unione Europea — che rappresenta circa il 60% dell’interscambio totale — gode di relazioni commerciali solide anche con Russia e Cina. Un equilibrio delicato, che genera perplessità a Bruxelles.

Dal 2008, anno della firma del primo accordo commerciale con l’UE, il grado di apertura al commercio estero ha seguito un trend crescente, sostenuto dal ruolo di “ponte” del paese tra ovest ed est. 

Italia e Serbia: un legame economico solido

In questo quadro in evoluzione, l’Italia mantiene una posizione di rilievo. È il terzo esportatore europeo verso la Serbia (e il quinto a livello globale), con una quota del 7.3% nel 2024 — a ridosso di Turchia (7.3%) e Ungheria (7.5%), ma dietro Germania (12.9%) e Cina (9.6%). Nelle fasce di mercato medio-alte e premium, le imprese italiane si distinguono ulteriormente, attestandosi al terzo posto tra i principali fornitori in settori ad alta fascia di prezzo.

In particolare, un’analisi dettagliata delle importazioni del mercato per i principali settori rivela la forte presenza dell’Italia in alcuni dei comparti a più alto volume come acciaio (quota italiana: 12.9%), plastiche lavorate (12.8%) e materie plastiche primarie (8.4%), così come in componenti elettrici (5.7%), automotive (4.6%) e farmaci (3.1%), a dimostrazione di una filiera produttiva ben integrata e complementare tra i due Paesi.

Le importazioni in crescita: opportunità per il Made in Italy

Negli ultimi tre anni, la domanda di beni esteri dalla Serbia si è inoltre ampliata in modo marcato, con un’accelerazione delle importazioni in diversi comparti. Questa dinamica ha aperto spazi competitivi interessanti per le imprese italiane. Di seguito, i principali settori oggetto di import che stanno guidando questa espansione, e la relativa quota di importazioni dall’Italia.

Tra i settori maggiormente dinamici spiccano quello delle materie prime energetiche, delle parti per apparecchiature elettriche e degli articoli vari per la casa.
La tabella evidenzia anche i comparti in cui le imprese italiane possono rafforzare la propria presenza sul mercato della Serbia. In particolare, settori come quello degli autoveicoli per il trasporto merci, dei prodotti in gomma e degli imballaggi in plastica offrono margini di crescita ulteriori per chi sappia cogliere le opportunità legate alla modernizzazione della filiera industriale serba.
In particolare, in tre settori chiave ad elevato potenziale, l’Italia figura già tra i principali partner commerciali della Serbia e a livello globale:

  • articoli vari per la casa: l’Italia è il quarto esportatore mondiale e il quinto fornitore del mercato serbo; 
  • prodotti finiti di largo consumo: quarto esportatore mondiale e secondo in Serbia;
  • imballaggi in materie plastiche: nono esportatore a livello mondiale e quarto sul mercato serbo.

Alcune nicchie di eccellenza italiana

Esiste poi un’Italia silenziosa ma dominante: quella delle nicchie ad elevato valore aggiunto. L’analisi delle importazioni serbe per quota di mercato evidenzia alcuni settori in cui la leadership italiana è netta. Nello specifico l’Italia esporta verso la Serbia alti volumi e detiene quote di mercato rilevanti dei settori che appartengono principalmente al Sistema Moda.

Guardare a Est, con metodo

Il rapporto economico tra Italia e Serbia non è frutto di contingenze, ma espressione di un legame strutturale. Si fonda su una complementarità industriale che ha visto rafforzarsi i progetti di investimento italiani nel Paese, e su una rete logistica destinata a rafforzarsi nei prossimi anni. Dai beni di consumo all’agroalimentare, dalla moda alla tecnologia, le imprese italiane trovano in Serbia un terreno fertile per crescere — a condizione di saper interpretare un contesto che rimane complesso