di Veronica Campostrini, economista - 27 marzo 2026
di Veronica Campostrini, economista - 27 marzo 2026
Marocco, un’economia in evoluzione tra Europa e Africa
Marocco
Negli ultimi due decenni il Marocco ha intrapreso una trasformazione economica profonda, passando da un modello ancora largamente agricolo a un sistema sempre più industriale, diversificato e integrato nei flussi commerciali globali. Con circa 37 milioni di abitanti e una posizione strategica tra Atlantico e Mediterraneo, il Paese ha percorso una traiettoria di sviluppo fondata su apertura commerciale, attrazione di investimenti esteri e massicci investimenti infrastrutturali.
Il risultato è un’economia nordafricana sempre più interconnessa con l’Europa e, allo stesso tempo, proiettata verso i mercati emergenti. Negli ultimi 3 anni (2023-2025) il PIL marocchino in dollari è cresciuto in media dell’11% annuo, consolidando un percorso di espansione avviato nei primi anni Duemila, pur in presenza di forti volatilità congiunturali.
Un’economia in transizione
L’obiettivo strategico del governo resta la riduzione della dipendenza dall’agricoltura, un settore che rappresenta ancora una quota rilevante dell’economia ma che rimane fortemente esposto a shock climatici e alla crescente scarsità idrica.
Parallelamente, Rabat ha avviato un processo di industrializzazione accelerata, sostenuto da politiche mirate e da un livello di investimenti tra i più elevati tra le economie emergenti: negli anni Duemila, gli investimenti hanno raggiunto in alcuni periodi fino a oltre il 30% del PIL, con una forte concentrazione su infrastrutture e industria.
Negli ultimi anni il Paese ha investito in porti, reti ferroviarie, autostrade e zone industriali, creando un ecosistema favorevole all’insediamento di imprese internazionali. Un ruolo chiave in questo processo è svolto anche dalle zone franche industriali (Industrial Acceleration Zones), in particolare nell’area di Tangeri, sviluppata attorno al polo logistico di Tanger Med. Queste aree offrono un regime fiscale agevolato, semplificazioni amministrative e un’integrazione logistica avanzata, favorendo l’insediamento di multinazionali e lo sviluppo di filiere produttive orientate all’export, soprattutto nei comparti automotive e manifatturiero.
Questo ha favorito una crescente integrazione nelle catene globali del valore, in particolare nel contesto delle strategie di near-shoring adottate dalle imprese europee.
Tra i comparti trainanti emergono l’automotive, l’aerospazio, il tessile, l’agroalimentare e le energie rinnovabili. Il settore automobilistico, in particolare, rappresenta uno dei casi più emblematici: nel giro di pochi anni è diventato il principale comparto esportatore del Paese, sostenuto dalla presenza di grandi gruppi internazionali e da un articolato ecosistema di fornitori.
Il commercio internazionale: crescita e volatilità
L’apertura commerciale costituisce uno dei pilastri della strategia economica marocchina. Il Paese ha costruito una fitta rete di accordi di libero scambio con partner globali, tra cui Unione europea, Stati Uniti e diversi Paesi africani e mediorientali, oltre a iniziative regionali come l’Accordo di Agadir.
Nel medio periodo, questa strategia ha prodotto risultati significativi: negli ultimi cinque anni l’interscambio complessivo è cresciuto di circa il 20%, segnalando una crescente integrazione nei flussi globali.
Nel breve periodo, tuttavia, emergono elementi di volatilità. Nel 2025 esportazioni e importazioni hanno registrato una contrazione significativa (rispettivamente -34% e -15%), riconducibile a una combinazione di fattori, come il rallentamento della domanda internazionale, la presenza di effetti base dopo anni di forte espansione ed aggiustamenti nelle catene globali del valore
Nonostante queste flessioni, la struttura del commercio marocchino resta coerente con un’economia in fase di industrializzazione. Le esportazioni sono sempre più orientate verso beni intermedi e manifatturieri, in particolare automotive, chimica e agroalimentare.
Sul fronte delle importazioni, invece, esse riflettono la dipendenza da input industriali, energia e componentistica.
L’Europa come partner economico centrale
Nonostante la crescente apertura verso Africa e Medio Oriente, l’Europa resta il principale partner economico del Marocco. La relazione è strutturale e si fonda sull’accordo di associazione con l’Unione europea, in vigore dal 2000, oltre che sulla prossimità geografica.
Nel 2025 il commercio complessivo tra Marocco e UE ha raggiunto circa 69 miliardi di euro. Di questi, circa 28 miliardi rappresentano esportazioni marocchine verso l’Europa e circa 41 mi-liardi importazioni dal mercato europeo.
La struttura degli scambi evidenzia una forte integrazione produttiva: il Marocco, infatti, espor-ta soprattutto componenti automotive, veicoli e prodotti agroalimentari, mentre l’Europa esporta macchinari, materie prime industriali e prodotti chimici.
Questa complementarità riflette il ruolo crescente del Marocco come piattaforma manifatturiera per le imprese europee, in un contesto di riorganizzazione delle catene produttive globali.
Italia e Marocco: un partenariato in consolidamento
All’interno del quadro europeo, anche l’Italia mantiene relazioni economiche in espansione con il Marocco. L’interscambio bilaterale ha raggiunto circa 5 miliardi di euro nel 2025, quasi rad-doppiando rispetto al 2020.
L’Italia rappresenta oggi: il terzo partner europeo (quarto a livello mondiale) per le esportazioni marocchine ed il settimo fornitore del mercato marocchino.
La relazione si basa su una forte complementarità industriale. L’Italia esporta principalmente prodotti energetici raffinati, macchinari, tessuti e tecnologie industriali, mentre importa auto-veicoli, prodotti ittici, componentistica e abbigliamento.
Anche gli investimenti diretti italiani sono in crescita, con uno stock che ha raggiunto circa 1,27 miliardi di euro nel 2023, concentrati nei settori automotive, energia e infrastrutture.
Il Piano Mattei e il ruolo del Marocco
La crescente cooperazione economica tra Italia e Marocco si inserisce anche nel contesto del Piano Mattei per l’Africa, la strategia con cui Roma mira a rafforzare il proprio partenariato economico con il continente africano.
In questo quadro, il Marocco rappresenta un interlocutore strategico per la sua posizione geo-grafica e per il ruolo crescente come piattaforma industriale e logistica tra Europa e Africa. Tra le iniziative in fase di sviluppo figura la creazione di un centro di eccellenza dedicato alla for-mazione nei settori delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Il rafforzamento della cooperazione si colloca inoltre in un contesto competitivo più ampio, ca-ratterizzato dalla crescente presenza di capitali provenienti dai Paesi del Golfo e dalla Cina, at-tivi nei settori dell’energia, della logistica e delle infrastrutture. In questo scenario, il Marocco si consolida come uno snodo strategico anche per il posizionamento italiano nel Mediterraneo allargato.
Le sfide strutturali
Nonostante i progressi, il modello di sviluppo marocchino presenta ancora elementi di fragilità.
Persistono, infatti, forti disparità territoriali tra aree urbane e rurali, livelli di disoccupazione elevati, in particolare tra i giovani ed una significativa economia sommersa.
A ciò si aggiunge il rischio di “trappola del reddito medio”, che impone un salto qualitativo ver-so innovazione, ricerca e maggiore valore aggiunto.
La gestione delle risorse idriche rappresenta una criticità crescente. Le ricorrenti siccità degli ul-timi anni hanno messo sotto pressione il settore agricolo e reso necessarie politiche di investi-mento in infrastrutture idriche e desalinizzazione.
Infine, non mancano fattori di natura politica e istituzionale, dalle questioni di governance economica alla disputa sul Sahara occidentale, che continuano a influenzare il quadro degli in-vestimenti e delle relazioni internazionali.
Un hub regionale in costruzione
Nel medio periodo, le prospettive dell’economia marocchina restano favorevoli. Il Paese sta consolidando il proprio ruolo come hub logistico e industriale del Mediterraneo meridionale, sostenuto da infrastrutture moderne, stabilità macroeconomica e un ampio sistema di accordi commerciali.
La capacità di attrarre investimenti e di inserirsi nelle nuove geografie produttive globali rap-presenta uno dei principali punti di forza.
Tuttavia, il consolidamento di questo ruolo dipenderà dalla capacità di affrontare le fragilità strutturali, migliorare l’inclusione economica e rafforzare il capitale umano.
Se riuscirà in questo passaggio, il Marocco potrà affermarsi non solo come piattaforma produt-tiva, ma come uno dei principali snodi economici tra Europa e Africa.






