a cura di Alba Di Rosa, economista - 19 novembre 2024

Sempre più pet food nel mercato globale

Negli ultimi anni, il ruolo degli animali da compagnia all'interno della società ha subito una trasformazione profonda, evolvendosi da semplici presenze domestiche a veri e propri membri della famiglia. Questa tendenza ha subito un'accelerazione significativa durante la pandemia, periodo in cui molte persone hanno trovato conforto e compagnia nei loro animali, riscoprendo il valore affettivo e terapeutico che possono offrire. Parallelamente, è cresciuta anche l'attenzione per il benessere degli animali, portando i proprietari a cercare alimenti di alta qualità, personalizzati e capaci di rispondere alle specifiche esigenze nutrizionali dei loro amici a quattro zampe. Di conseguenza, la domanda globale di pet food ha registrato un'espansione senza precedenti, spingendo l'industria a innovare e sviluppare prodotti sempre più diversificati e orientati al benessere. Questo fenomeno non solo riflette un cambiamento culturale, ma ha anche importanti implicazioni economiche e sociali, rendendo il settore del pet food tra i più dinamici e in rapida crescita a livello mondiale.

I numeri degli scambi di commercio estero

Guardando all’evoluzione degli scambi mondiali del settore negli ultimi decenni, si riscontra una evidente crescita di lungo periodo, e la progressiva formazione di una fetta di mercato premium (fascia alta e medio-alta di prezzo). La “premiumizzazione” dei prodotti testimonia la crescita della cultura dell’animale da compagnia, nonché l’offerta di sempre più beni e servizi ad hoc per la sua cura.
Le stime ExportPlanning in merito agli scambi mondiali del settore, misurati a prezzi correnti, suggeriscono che nel 2024 si potrebbe raggiungere un nuovo punto di massimo, pari a 25 miliardi di euro. Nell’ultimo decennio, la quota di domanda mondiale di fascia alta e medio-alta sul totale sarebbe passata da meno del 20% nel 2014 al 42% stimato per il 2024.

 

 

 

L’evoluzione degli scambi commerciali degli ultimi anni evidenzia anche una crescente importanza del pet food nel paniere dei prodotti finiti di largo consumo (1) : sul totale degli scambi mondiali del settore, il peso del pet food ammontava infatti a quasi il 6% nel 2000, quota arrivata a superare il 7% nel 2014 e l’11% nel 2024.
In termini di tassi di crescita, gli scambi mondiali di alimenti per animali da compagnia, misurata a prezzi correnti, ha mostrato negli ultimi anni un particolare dinamismo, con tassi di crescita a due cifre e un punto di massimo dinamismo nel 2022 (+23%) – complice però anche un significativo effetto prezzi. Lo scenario cambia, infatti, se misurato a prezzi costanti, confermando come anche questo settore – in linea con la generale dinamica dei flussi mondiali di beni – abbia inevitabilmente risentito negli ultimi anni dell’impatto dell’inflazione. Nei valori a prezzi costanti, la crescita appena descritta si conferma buona nel periodo 2019-21, per poi tradursi invece in un incremento molto più modesto per il 2022 (+2.1%) e in una contrazione per il 2023 (-3.5%). Si stima per il 2024 un recupero, che riporterebbe i flussi a prezzi costanti poco al di sopra dei livelli 2022 – e confermando quindi una tenuta sul fronte dei volumi.

Dove si concentra la domanda di pet food?

La domanda mondiale di pet food si dirige soprattutto verso il cluster dei paesi sviluppati.
Nella top 10 dei maggiori importatori di pet food troviamo infatti paesi europei, nord-americani e, in decima posizione, il Giappone. In prima posizione assoluta spicca la Germania, le cui importazioni sono risultate prossime ai 2.2 miliardi di euro nel 2023, seguita a distanza da Stati Uniti e Regno Unito (rispettivamente 1.6 e 1.5 miliardi di euro).
 

 

Sul totale della domanda mondiale, si sta però ampliando la quota attribuibile ai paesi emergenti. Nel 2023, il 66% della domanda mondiale veniva dai paesi sviluppati; trattasi ancora di una share consistente, ma in calo rispetto al 70% del pre-Covid (2019) e al 77% del 2013.
Tra gli attuali 30 maggiori mercati di pet food, quelli che sono risultati più dinamici tra il 2019 e il 2023 (a prezzi costanti, quindi al netto dell’effetto prezzi) appartengono proprio al cluster degli emergenti: troviamo in prima linea la Turchia (tasso di crescita medio annuo di oltre 20 punti percentuali), il Cile (+19.2%) e le Filippine (+15.5%). Cresce anche l’area dell’est Europa: il tasso di crescita medio annuo delle importazioni nel periodo considerato è stato infatti attorno al 9% per Repubblica Ceca, Ucraina, Romania, Slovacchia, e di poco inferiore per Polonia e Ungheria. Da segnalare, infine, il tasso di crescita medio annuo delle importazioni cinesi, prossimo al 7%.


I campioni dell’export
 

Guardiamo ora agli esportatori. Anche le esportazioni di alimenti per animali da compagnia sono soprattutto in mano ai paesi sviluppati, in primis Germania (quasi 3 miliardi di euro nel 2023) e USA (oltre 2.2 miliardi), che vantano in entrambi i casi un saldo commerciale positivo. In termini di produzione, sono invece gli Stati Uniti a vantare il primato globale, segnalando quindi come buona parte della sua produzione si rivolga verso il mercato interno, il più ampio al mondo.
Come osservato per le importazioni, anche sul fronte dell’export nell’ultimo decennio si è verificata una progressiva riallocazione, a fronte di una crescente quota delle esportazioni ora attribuibili ai paesi emergenti: passiamo infatti dal 28% del totale nel 2013, al 35% del 2023. Tra i 10 maggiori esportatori mondiali, troviamo infatti la Thailandia (4° maggiore esportatore nel 2023) e la Cina (al 7° posto).
 

 

Tra gli esportatori minori (sotto i 200 milioni di euro annui), si segnalano i casi di alcuni paesi che che negli ultimi anni (2019-2023) hanno mostrato particolare dinamismo in termini di tasso di crescita medio annuo, a prezzi costanti: parliamo, in particolare, di Turchia, Corea del Sud, Brasile e Serbia.

L’Italia, dal canto suo, si è collocata nel 2023 in undicesima posizione tra i maggiori esportatori del settore, superando la soglia dei 670 milioni di euro; si prevede un’ulteriore crescita per il 2024, che dovrebbe condurre in prossimità dei 700 milioni.
Lo scorso anno, oltre il 55% delle nostre esportazioni si sono dirette verso il mercato europeo: parliamo in particolare di Francia (quasi 60 milioni di euro), Spagna e Grecia (attorno ai 50 milioni).

Un caso particolare è rappresentato dalla Russia che, con 40 milioni di esportazioni italiane, si colloca ormai al quarto posto tra i nostri principali mercati di destinazione, dopo essere risultato per molti anni in prima posizione. Nel 2023, infatti, le esportazioni italiane di pet food verso la Russia si sono dimezzate rispetto ai livelli di massimo raggiunti nel 2022, e si prevede la prosecuzione di tale trend di calo anche nel 2024.
Dal 2017 al 2022, la Russia ha rappresentato il maggiore mercato di destinazione per l’export italiano di pet food, e l’Italia, di pari passo, un fornitore di primario rilievo per il paese. Il settore del pet food non è stato colpito dalle limitazioni all’export introdotte dall’UE dall’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina; in questo settore è stata, viceversa,  la Russia a voler ridurre la sua dipendenza dall’estero: negli ultimi anni sono state infatti introdotte progressive limitazioni all’import da UE e USA, motivate sul fronte della sicurezza alimentare. Tra i maggiori importatori del settore, la Russia è passata dalla 15esima posizione del 2021, alla 36esima stimata per il 2024, andando quindi a ridurre significativamente il suo peso sul mercato internazionale.
Il caso del mercato russo evidenzia la necessità, per l'industria italiana del pet food, di un’attenzione alla diversificazione dei mercati di sbocco.

 

                                                                 Esportazioni italiane di pet food per mercato di destinazione


Conclusioni

In prospettiva, il mercato mondiale del pet food mostra un'evoluzione robusta, guidata da una crescente attenzione al benessere animale, che sostiene la domanda e la spinge verso prodotti di qualità. In un contesto di maggiore incertezza, risulta essenziale per il settore italiano diversificare maggiormente le geografie di destinazione, puntando su mercati nuovi e in espansione, e tenendo in considerazione il crescente ruolo dei paesi emergenti. Con un mix di innovazione, sostenibilità e diversificazione geografica, l'industria italiana del pet food può continuare a crescere, mantenendo competitività e rispondendo alle mutevoli esigenze di un pubblico globale sempre più attento al benessere dei propri animali.
 

[1]Consideriamo tra i prodotti finiti di largo consumo: detersivi e altri prodotti per la pulizia; prodotti per igiene personale; pet food; sale da cucina; prodotti in carta per uso domestico; sigarette e fiammiferi; cancelleria; pile elettriche.

 

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