a cura di Simone Zambelli, data scientist - 20 dicembre 2024

Settore automotive: sfide globali, transizione ecologica e il futuro dell'Italia

Come riportato da Mario Draghi nel Rapporto sul futuro della competitività europea, l’industria dell’automotive ha tradizionalmente rappresentato uno dei motori industriali del nostro continente. Ciononostante, tale industria sta attraversando una fase di rapida e profonda trasformazione, con uno spostamento della domanda verso altri mercati, la mobilità verde e auto sempre più “software-defined”. Di conseguenza, la tradizionale leadership dell'UE nell'industria automobilistica è stata erosa, e la relativa catena di approvvigionamento si sta trovando vittima di divari competitivi, tanto in termini di costi che di tecnologia.

In numeri, il settore automotive in Europa genera più di 13 milioni di posti di lavoro lungo tutta la filiera produttiva, rappresentando circa il 7% dell'occupazione totale. Tuttavia, la quota della produzione dell'UE su scala globale (pari al 20%) è minacciata dal crescente predominio della Cina, che allo stato attuale è arrivata a coprire quasi un terzo della produzione mondiale del settore.

 

                                   Fonte: Export Planning

Come si nota dal confronto dei due grafici, che riportano il numero di autoveicoli prodotti per area geografica nel 2005 e nel 2023, dal ruolo minoritario ricoperto fino a meno di un ventennio fa, la Cina ha acquisito negli anni un crescente dominio sulla scena internazionale. In senso lato, la progressiva riallocazione della produzione riflette anche un riequilibrio del settore automotive verso mercati con capacità produttive più flessibili e costi più bassi.
Il ridimensionamento del ruolo dell'Europa e del nord America nella produzione mondiale ha quindi progressivamente evidenziato la necessità di adattamento alle nuove dinamiche competitive e alle richieste del mercato globale.

La leadership cinese in merito alla quantità di autoveicoli prodotti non risulta ancora altrettanto incisiva sul fronte delle esportazioni misurate in valore, per le quali è la Germania a fare da padrona, con un export che nel 2023 ha superato i 180 miliardi di euro: tra i maggiori hub industriali prevale quindi ancora una significativa diversificazione sul fronte dei prezzi. In seconda posizione tra i maggiori esportatori troviamo il Giappone (oltre 110 miliardi) e solo al terzo posto la Cina con 93 miliardi; la dinamica di quest’ultima risulta tuttavia in forte crescita negli ultimi anni, a fronte di una stagnazione tanto da parte del Giappone che della Germania.

 

Focalizzandoci sulle esportazioni dei soli autoveicoli elettrici, emergono per la Cina ritmi di crescita particolarmente elevati, che l’hanno portata di recente a superare il competitor giapponese, conquistando la seconda posizione su scala mondiale.
L’industria automobilistica cinese sta guadagnando terreno anche nei mercati europei, con esportazioni in crescita costante. Tuttavia, la leadership cinese ha sollevato interrogativi sull’equità della competizione globale, spingendo l’Unione Europea ad adottare dazi antidumping per proteggere le proprie industrie e contrastare i sussidi statali che favoriscono i produttori cinesi. La capacità cinese di abbattere i costi, abbinata al controllo di risorse chiave per le batterie, ha reso evidente la necessità di una strategia europea più incisiva.
 

 

Il mercato UE: i numeri delle immatricolazioni

Tra gli indicatori cruciali per misurare lo stato di salute dell'industria automotive, troviamo certamente le immatricolazioni di nuove auto. Guardando ai numeri del mercato europeo, si nota negli ultimi anni una drastica inversione di tendenza: dopo anni di crescita ininterrotta, culminata nel 2019, la pandemia da Covid-19 ha segnato una rottura netta. Il 2020 ha visto un calo senza precedenti nelle immatricolazioni di nuove autovetture nell’Unione (-23.7%), riportando i volumi ai livelli del 2013. Dopo tre anni consecutivi di cali, nel 2023 il mercato ha mostrato segni di ripresa, con un incremento prossimo al 14%; tuttavia, tale crescita risulta ancora lontana dal compensare i cali accumulati negli anni precedenti.

                                   Fonte: Export Planning

La transizione verso i veicoli elettrici ha complicato ulteriormente il quadro: nell’Unione, il loro costo rimane significativamente più elevato rispetto ai veicoli tradizionali, limitando la capacità di penetrazione nel mercato; le infrastrutture di ricarica, non ancora sufficienti in molte aree dell'UE, rappresentano un ulteriore ostacolo alla diffusione su larga scala. Stanno inoltre cambiando le abitudini dei consumatori nell’Unione Europea, con una forte crescita negli ultimi anni delle opportunità di vehicle sharing, andando a penalizzare le intenzioni di acquisto di veicoli privati.

Focus Italia: un settore in difficoltà

Il panorama italiano presenta sfide uniche, con un settore che storicamente è stato al centro della manifattura del Paese. L’Italia conta circa 170mila occupati diretti nel settore automobilistico, con un valore aggiunto che supera i 15 miliardi di euro (dati 2021, fonte: Confindustria). Tuttavia, la produzione industriale del settore ha subito una contrazione drammatica negli ultimi anni: il drastico calo del 2024 ha riportato il settore autoveicoli italiano su livelli produttivi molto più bassi rispetto a quelli del 2019, i quali già scontavano, a loro volta, due anni di flessione rispetto al picco toccato nel 2017.

Il crollo recente ha chiaramente radici nella debolezza della domanda, ma non solo. I dati mensili sulle immatricolazioni di autoveicoli in Italia, fino ad agosto 2024, mostrano una domanda interna debole e piuttosto volatile. Gli ostacoli strutturali, tra cui la frammentazione della filiera produttiva e l’incapacità di investire tempestivamente in tecnologie innovative, hanno acuito la vulnerabilità del settore. ANFIA, l’associazione italiana della filiera automobilistica, sottolinea che i ritardi nello sviluppo delle infrastrutture per la mobilità elettrica rappresentano una delle principali barriere per la transizione ecologica del paese, la cui produzione di auto elettriche e ibride è comunque in crescita, a scapito dei tradizionali veicoli a motore alimentati a benzina o diesel.

                                        Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ANFIA.

Nel complesso, la penetrazione dell’elettrico in Italia può dirsi ancora limitata, rispetto ad esempio ai casi di Germania e Francia. I prezzi medi dei veicoli elettrici superano, inoltre, del 30-40% quelli delle auto a combustione interna, rendendo difficile l'adozione su larga scala. Le politiche di incentivi statali, sebbene presenti, non risultano sufficienti a colmare questo divario. ANFIA insiste sulla necessità di un piano strategico che includa incentivi mirati e un’accelerazione nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica; la digitalizzazione della filiera produttiva deve inoltre rappresentare una priorità per garantire la competitività del settore.

Il passaggio alla mobilità elettrica, essenziale per il raggiungimento degli obiettivi UE in materia di riduzione delle emissioni, sta quindi rivoluzionando l’intera struttura dell’automobile. Questa transizione comporta l’emergere di nuove attività, come la produzione di batterie, mentre altre, come quella dei motori endotermici, sono destinate a scomparire. Di conseguenza, il settore automotive sta evolvendo in un "ecosistema" complesso, rendendo sempre più difficile tracciare i confini della filiera. Gli studi che analizzano l’intero comparto confermano la sua importanza strategica per l’economia italiana, ma mettono anche in evidenza i rischi significativi per la produzione e l’occupazione.

Conclusioni

Allo stato attuale, il settore automotive si trova ad un crocevia. A livello globale, la competizione è sempre più intensa, con la Cina che emerge come leader sia in termini di volumi che di innovazione tecnologica; in Europa, la transizione ecologica e le sfide economiche stanno ridefinendo il panorama, mentre l’Italia si trova ad affrontare problemi strutturali che minacciano il futuro di un settore storicamente cruciale. Interventi strategici, come politiche industriali mirate e investimenti in tecnologie innovative, saranno fondamentali per stimolare una ripresa sostenibile. Il successo dipenderà dalla capacità di combinare sostenibilità e competitività, trasformando le sfide attuali in opportunità per il futuro.

 

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